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giovedì, 03 aprile 2008

Una singola

Alla menzogna che le era stata raccontata perchè desistesse dall'intenzione di soggiornare per un breve periodo al grandhotel, lei rispose che non le creava nessun problema il fatto che non ci fosse maniera di rientrare da mezzanotte fino alle sette della mattina.
       
Non le creava nessun problema in quanto lei non rientrava mai in quella fascia oraria lì. Lei finiva di lavorare quando ormai il sole era già alto nel cielo di giugno e quando, tornando, trovava il mio babbo assonnato alle prese con un albergo da rimettere in moto, lei manifestava il desiderio di pagare il conto del giorno entrante. Dalla tasca estraeva un mazzetto di soldi sgualciti e ne contava l'importo esatto.
 
Solo allora saliva su, ma non per rifugiarsi sotto le coperte al buio di una stanza con le tapparelle abbassate. Lei non aveva nessuna intenzione di soffocare lì, fra strazianti flash e cattivi odori rimasti nel naso, bensì, senza provare vergogna nel mostrare quel suo corpo livido e consumato, preferiva indossare un costume e addormentarsi al sole, bagnarsi in piscina, fare lunghe passeggiate in bicicletta.
 
Rispondeva ai saluti con un sorriso e sfruttava al massimo ciò che le offriva quel paesino di mare un pò fuori stagione.
 
Mi chiedo se una giornata se la sia concessa per intero. Chissà se almeno una sera, con la pelle arrossata dal sole e i capelli profumati di balsamo, si sia vista più bella del solito e abbia deciso di regalarsela, tanta bellezza. 
     
Può darsi che invece di infilarsi una gonna inguinale e un top, invece di truccarsi e uscire come al solito a svendere il suo corpo, un pò trasandata sia scesa al bar solo per comprarsi un gelato, e che poi se lo sia goduto lentamente sul balcone, nel silenzio tra le zanzare, prima di infilarsi sotto le coperte fresche e pulite di quell'albergo in cui quella signora non solo è stata una cliente esemplare, ma una donna coraggiosa, che nei limiti del possibile cercava dignitosamente di pensare un po' a sè stessa.
martedì, 29 gennaio 2008

Dolorose scelte

Non so dire quanto mi desiderasse, nè perchè non si scoraggiasse, ma con certezza so il contrario, quanto io volessi lui.
Quando inciampava nel domandarmi un bacio cercavo di illudermi che mi sarebbe bastato. Ma non funzionava, così declinavo, compiendo l'ennesima mia punizione.
 
Gli avrei baciato le ferite di guerra e sono certa che le avrei guarite, una ad una, col respiro e la saliva e con le orecchie, tese ad ascoltarne di ognuna la storia.
L'avrei fatta mia, la storia di quelle cicatrici, l'avrei succhiata e poi raccontata. Sottovoce, in confidenza.
Quante volte ho immaginato la stessa tavola, gli stessi commensali, lo stesso fuoco del camino acceso e lo stesso vassoio di patate lessate.
Nulla volevo che cambiasse, solo l'intensità di quegli sguardi, affinchè riuscissero a mantenerci stretti, evocando quel bacio di poco prima, quel bacio furtivo, che stava scadendo.
Le mie mani e le mie labbra, che come scolarette attente già avevano imparato tanto, a tarda notte lo avrebbero consolato e poi lo avrebbero addormentato. L'esperienza, la dedizione e la passione lo avrebbero rapito, speravo un giorno innamorato.
 
Invece il mio desiderio si deve alimentare tramite i miei occhi, loro che non fanno altro che pensare a lui. Si deve nutrire dei suoi sorrisi, della sua voce calda, della sua sola gentilezza e di quei pochi imbarazzati e teneri baciamano.
Ma che smetta di domandarmi la ragione del mio diniego.
Io non posso spiegargli che, nell'apprendere quell'arte che vorrei portargli in dono, io ho accolto in me il motivo della mia intramontabile infelicità.
La mia, di ferita, poi nessuno l'avrebbe guarita.
Che torni a casa ignaro, l'italiano, ma che non dimentichi quella straniera che custodiva le sue porzioni come il più prezioso dei regali. Quella sgualdrina che, tra tutti i soldati, aspettava quell'uomo di tanto lontano come una moglie premurosa e amabile.
postato da: adelantegiu alle ore 03:22 | link | commenti (2)
categorie: rielaborazioni, cronache di altri tempi