Con un pezzo di famiglia a Coimbra, uno a Castelo Branco ed il rimanente in Spagna, lei una volta a settimana esce per cena, inderogabilmente, con la sua ex-matrigna.
Ha lo sguardo scrutatore ed i vestiti colorati, una famiglia di giramondo poliglotti ed un vecchio appartamento nel centro di Lisbona, sopra uno dei tanti Buondi.
Quando anni fa, al secondo nostro incontro, le chiesi se aveva fratelli, lei rimase un pò in silenzio senza spostare lo sguardo nè emettere un "mmmm", allora le rifeci la domanda, per poi capire che, prima di rispondere, è solita pensare, muta, proprio come se non avesse sentito.
Il tempo libero lo riempie fino all'orlo, cammina a passo svelto e cambia voce quando cambia lingua. Spadella a inizio mese e prepara litri di zuppa che poi caccia in frigo e se ne nutre per settimane. Ha individuato quale dei sette peccati deve scontare, ed è determinata nel combatterlo: nella sua lotta con la pigrizia, di cui si ritiene schiava, non c'è gara, dopo il corso di catalano per diletto, a mio parere, si è liberata per sempre dalle catene.
E' introspettiva e complessa e desiderosa di capire, domanda, indaga ed osserva attentamente da dietro a quei fondi di bottiglia, ai quali ha saputo trovare una serie di lati positivi: come se ci stesse spiegando qualcosa di assolutamente banale, ci ha chiarito che il gesto di sistemarsi gli occhiali sul naso le permette sia di ripararsi dagli sputacchi altrui, che di coprire le risatine inadeguate con il palmo della mano.
E' pratica, diretta ed esplicita, spontaneamente originale, non perde l'ordine delle sue priorità e sa essere dolce ma in modo un pò brusco.
E' stata una piacevolissima compagnia nella capitale portoghese, dove abbiamo trovato rifugio nel suo accogliente appartamentino e dove, su un materasso gonfiabile, riparati da un piumino a quadri blu e da una finestra chiusa a scotch, abbiamo dormito senza dubbio le nostre migliori notti portoghesi.