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giovedì, 31 luglio 2008

Sulla bilancia

Per un signore che scende sbraitando per essersi affacciato alla sua stanza e averla trovata ancora sfatta alle dodici in punto, ce n'è uno che, lì di fianco, fa spallucce e un occhiolino.
 
Per un signore che guarda contrariato una cannuccia che il gas spinge fuori dal bicchiere, ce n'è uno che della stessa cannuccia guardandomi sorride.
            
Per un uomo che "mi scusi, chi è che si occupa di scaricare le valigie?", c'è una donna che "dai, siediti qui e raccontami".
        
Per un signore che mi consiglia di essere un pò più accondiscendente, ce n'è uno che mi vorrebbe soltanto un pò più abbronzata.
       
Per una che, stizzita, "ma sul serio la coca cola non è compresa nella pensione completa?", ce n'è uno che, mattacchione, "ma sul serio non ti ha ancora portato allo zoo di Pistoia?".
       
Per una famiglia che "il bagno è troppo piccolo, noi ce ne andiamo!", ce n'è una che "ci si vede quest'altr'anno perchè qui stiam proprio bene".
                    
Per una mamma che, in sala, "per favore cameriera porti immediatamente la pasta al pomodoro per il mio bambino di dodici anni che vuole mangiare subito", ce n'è un'altra che, invece, "tu non ti preoccupare che lui impara ad aspettare".
  
Per uno che al bar "quant'è caro sto caffè!", ce n'è un altro che al bar "sei tu che hai messo su De Andrè?".
         
L'importante è che, per un mesetto ancora, l'equilibrio si mantenga stabile.
postato da: adelantegiu alle ore 16:48 | link | commenti (4)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
lunedì, 21 luglio 2008

Stranezze

Un uomo bizzarro, dall'accento bolognese e dalle camicie sgargianti si aggira per quest'ambiente da una settimana a questa parte.
           
Rotondetto, sulla settantina scarsa, cultore del mangiar sano e frequentatore assiduo di chiese, parla molto lentamente senza lasciare intendere se sia serio o stia prendendo in giro. Provocatore, enigmatico ed invadente, si porta a pranzo giovani e sospette cugine dell'est, approfitta di ogni scusa per tessere le lodi di una delle sue due figlie (quella laureata in matematica con tanto di lode), fa complimenti un pò marpioneggianti, chiama in causa dio quasi in continuazione, fa domande un pò troppo personali, si offre di ricompensare cortesie in monete, beve acqua naturale fresca "ma non troppo", cita le massime della sua vecchia zia Irene.
 
Oggi quest'uomo mi ha braccato sull'uscio dell'ufficio. Pensava ad un regalo da fare alla moglie (domenica, una volta rientrato a casa), in occasione del loro quarantesimo anniversario di matrimonio, e pensava fossi giusta a dispensar consigli.
 
Con la sua flemma e quel vocione mi ha dettagliatamente illustrato le alternative. Dovevo scegliere tra un pranzo a base di pesce che avrebbe preso in rosticceria e le avrebbe fatto trovare in tavola, una pianta costellata di fiori bianchi oppure un mazzo che vedrebbe come protagonisti un paio di enormi girasoli brillanti, ovvero i fiori che lei preferisce.
 
Quando gli ho suggerito il pranzo, "ma se ci scappano anche i girasoli", lui s'è commosso.
 
Se non fosse che al suo arrivo, cinque-sei giorni fa, quell'uomo strano m'aveva accennato qualcosa a proposito della recente e triste morte della suddetta moglie, mi sarei quasi commossa anch'io.
postato da: adelantegiu alle ore 16:19 | link | commenti (2)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
domenica, 06 luglio 2008

Formiche da soldi

Nel terrazzo della stanza numero 4 del grandhotel da qualche giorno transitano delle formiche. Quelle piccole, immortali, intolleranti alla solitudine. Quelle che in estate si materializzano all'improvviso in ogni dove e sopravvivono anche ai più atroci colpi di spugna. Le formiche, si sa, sono creature lavoratrici, un pò spilorce, previdenti e con tanto spirito di sacrificio. Le formiche si danno da fare notte e giorno, non si perdono in chiacchiere, sono orientate decisamente al futuro. Le formiche guardano ai soldi, mettono da parte e non buttano via niente.
 
Altrettanto materialista, ma meno onesta di loro, è stata una signora che, dopo averci fatto patire le pene dell'inferno per due settimane con richieste impensabili e critiche infondate, a conclusione della vacanza si è avviata verso la reception per saldare parte del conto. Solo una parte: terribilmente infastidita da quelle creaturine che "le hanno rovinato le ferie", ha ritenuto di farsi uno sconticino di € 800, pagando due terzi del corrispettivo. La piazzata che l'ha vista protagonista prevedeva termini come formiche, pericolo, intervento, veleno, bambine piccole. E poi ancora problemi, segnalazione, igiene e ufficiodelturismo.
 
Il momento in cui davvero si è inalberata è stato quando le è parso che io ridessi sotto i baffi, e allora lì non ci ha visto più, perchè, sia chiaro, non si scherza con le formiche.
              
Chissà quelle, se avessero saputo di valere un centinaio d'euro l'una come l'avrebbero presa. 
Chissà come si sarebbero atteggiate, chissà se si sarebbero concesse o meno mezza giornata di relax, magari le avremmo viste sotto il sole a pancia in su. Chissà se avrebbero sculettato sulle zampine posteriori, chissà come avrebbero investito quel capitale, chissà se con la cicala che bussa alla porta sarebbero state un pò meno impietose.
     
Chissà se, divertite, hanno assistito alla discussione che inconsapevolmente hanno scatenato, chissà se da un angolino hanno osservato quei quattro giganti, tanto enormi quanto sciocchi, urlarsi addosso per colpa loro.
postato da: adelantegiu alle ore 13:35 | link | commenti (1)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
venerdì, 04 luglio 2008

Arrivi e partenze

Erano fanciulle quando morì loro il padre, e adolescenti quando se ne andò anche la madre. Così successe che si fecero forza, si strinsero l'una alle altre e improvvisarono una maniera per sopravvivere, preservando tutta la loro dolcezza. E fu così che, nella disgrazia, instaurarono quel rapporto tanto intenso da saltare agli occhi di chiunque le incontri per la strada. Perchè loro si abbracciano, si tengono, si toccano, si stringono in continuazione. Si stuzzicano, si sorridono, si schioccano un bacio veloce quando meno ce lo si aspetta.
    
Quest'anno hanno sfidato apatia e fantasmi tornando in due dove il luglio scorso camminavano in tre, e in un batter d'occhio, tra un "buongiorno" e un "che caldo", son diventate per me due piacevoli confidenti.
   
Come due bambine ingenue e un pò pettegole hanno liberato una risatina quando mi hanno scorto con gli occhi negli occhi di lui, e da allora la mia storia è diventata il loro diversivo, ciò che più le ha commosse e divertite in questa vacanza imbevuta di nostalgia.
  
Come due bambine curiose mi hanno riempito di domande su "quel bel ragazzino" che per qualche giorno mi ha romanticamente aspettato per ore, hanno fantasticato, hanno commentato.
        
Mi hanno ripetutamente narrato dell'unico amore sfortunato che ha vissuto una di loro, la sorella di mezzo, che a 14 anni perse la testa per il bel Luigi del piano di sopra, e tra le righe mi hanno svelato che anche la presenza di quell'uomo gentile fu concessa loro per un lasso di tempo troppo breve.
        
Mi hanno interrogato sulle mie intenzioni, i miei progetti, i miei pensieri, un pò come avrebbero fatto le mamme dei miei genitori. Mi convocavano con un sorriso e hanno studiato ogni mia espressione da dietro quegli occhiali da vista spessi. Si sono preoccupate vedendomi triste, ieri.
 
"Non avrete mica litigato!"
 
Avrei voluto spiegar loro che questo mio carattere tendente alla malinconia ogni tanto sconfina, che ci sono giorni che perdo le redini delle mie ansie, che non riesco a dominare le preoccupazioni, che il catastrofismo s'impossessa di me e mi rende insopportabilmente tragica e melodrammatica. Avrei dovuto dir loro dei miei silenzi, di quanto posso diventare scontrosa, di quando allontano tutti e poi da sola mi sento sola. Dei giorni in cui scoppio in lacrime con una facilità disarmante e sputo rabbia proprio su chi ha più pazienza.
     
Invece ho sorriso e sminuito l'importanza delle mie scappate, come dovrei fare un pò sempre.
 
E così ci siamo fatte bene a vicenda: loro hanno sospirato al pensiero di un amore fresco e fiorente, sopraffacendo definitivamente una vita che ha fatto di tutto per stenderle, io ho semplicemente, e temporaneamente, rivisto qualche atteggiamento storto.
                
Stamattina, prima ancora che io mi svegliassi, quelle due signore magre sono ripartire verso la loro calda Emilia senza riuscire a salutarmi.
Sono felice di essermi risparmiata un addio e tutti quei "se" che i vecchi affiancano alle promesse a lungo termine.
            
 "Al prossimo anno". E basta.
giovedì, 19 giugno 2008

"Siamo..." "...tornate"

Le chiamavamo affettuosamente Qui Quo e Qua, pur essendo donne e pur essendo nate intorno al 1930, anno più anno meno.
 
Parlavano in tre e parlavano per tre, avevano un figlio in tre, nel compilare il menù sceglievano il piatto che preferivano e lo moltiplicavano per tre. Camminavano nello stesso identico modo, in fila indiana, indossavano copricostumi uguali di colori diversi, ridevano in contemporanea e di un'identica risata. Comparivano alla vista sempre in tre e condividevano ogni cosa, compresa una casina in provincia di Piacenza, dove vivevano loro tre soltanto, e nella quale ogni sera si coricavano alla stessa ora.
 
Da qualche anno a questa parte venivano al grandhotel ogni estate, e, quando poteva risparmiar loro un travagliato viaggio in pullman, le accompagnava con la macchina un uomo gentile e premuroso, figlio della sorella di mezzo, ma cresciuto ricevendo le attenzioni di tre mamme.
        
Come tutti gli affezionati ed abitudinari vecchini che ogni anno ci allietano con la loro presenza, alla fine di ogni vacanza si premuravano di puntualizzare: "grazie di tutto..." "...e arrivederci al prossimo anno..." "...sperando di essere ancora al mondo."
 
Questa mattina ne ho vista entrare una dal portone dell'ingresso dell'hotel e alle sue spalle, puntuale, la seconda, con lo stesso sguardo buono ed un sorriso triste.
 
"Mi chiami quando sono ingrassate un pò, e solo allora le verrò a prendere", mi ha ordinato il loro figliuolo, preoccupato per la salute di quelle paperette che vanno consumandosi da quando, da qualche mese in qua, sono costrette a pensar per due.
postato da: adelantegiu alle ore 12:03 | link | commenti
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
mercoledì, 18 giugno 2008

Non solo ignoranza

Un vecchietto striminzito ma impettito, con il volto pallido, le labbra viola, il naso aquilino, la cute screpolata, il collo da avvoltoio, lo sguardo da usuraio ed una cravatta a riprendere le labbra, in dieci minuti di pezza mi ha ridotto uno straccio.
           
Saccente ed irremovibile, in un brevissimo lasso di tempo mi ha delineato uno sconvolgente quadro della società.
     
Dopo aver debuttato con un commento sprezzante sull'aperitivo che gli era stato offerto, ci ha tenuto a svelarmi quel che la sua lunga vita gli ha insegnato.
     
E allora via di xenofobia: "gli stranieri portano via il lavoro, rubano, uccidono, spacciano, violentano le donne e si approfittano delle persone anziane ed ammalate". Nella sua città, mi ha spiegato, c'è da aver paura ad affacciarsi fuori. I rumeni in particolare, ha precisato: "la peggiore delle razze".
 
Dopo un'occhiata al mio spoglio anulare sinistro, mi ha domandato a bruciapelo se fossi sposata e se andassi in discoteca.
       
Ha avuto così modo di introdurre la seconda parte del monologo: mi ha illustrato infatti che non ci si sposa più e se ci si sposa ci si lascia, quando ci si lascia si va in rovina, diventa impossibile rifarsi una vita. Ha spiegato che i giovani sono irresponsabili, senza valori, bevono e si drogano, e che le discoteche sono quanto di più pericoloso ci sia. Dopo aver aggiunto che i bambini di questa generazione sono viziati ed insopportabili, che neanche il clima è più quello di una volta e che nessuno ormai ha rispetto per gli anziani, ha preso fiato.
 
Al mio vano tentativo di prender parola per contraddirlo su un paio di punti ha ringhiato: 
 "mi scusi ma Lei signorina non li legge i giornali?!"
 
Beh, poco dopo la mia scortese fuga, è andato a dispensar saggezza altrove.
 
Allora io mi auguro che qualcosa abbia portato quel vecchio a sospettare che la ragazza tanto carina dietro al bancone del bar non sia propriamente italiana.
              
Non vorrei infatti che generosamente abbia rivelato le stesse sudate verità anche a quella seconda giovincella sprovveduta, in particolare mi auguro che si sia tenuto per sè ciò che sa di quel popolo dell'est che ultimamente, per un motivo o per l'altro, sembra essere un pò sulla bocca di tutti.
postato da: adelantegiu alle ore 17:28 | link | commenti (1)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
giovedì, 03 aprile 2008

Una singola

Alla menzogna che le era stata raccontata perchè desistesse dall'intenzione di soggiornare per un breve periodo al grandhotel, lei rispose che non le creava nessun problema il fatto che non ci fosse maniera di rientrare da mezzanotte fino alle sette della mattina.
       
Non le creava nessun problema in quanto lei non rientrava mai in quella fascia oraria lì. Lei finiva di lavorare quando ormai il sole era già alto nel cielo di giugno e quando, tornando, trovava il mio babbo assonnato alle prese con un albergo da rimettere in moto, lei manifestava il desiderio di pagare il conto del giorno entrante. Dalla tasca estraeva un mazzetto di soldi sgualciti e ne contava l'importo esatto.
 
Solo allora saliva su, ma non per rifugiarsi sotto le coperte al buio di una stanza con le tapparelle abbassate. Lei non aveva nessuna intenzione di soffocare lì, fra strazianti flash e cattivi odori rimasti nel naso, bensì, senza provare vergogna nel mostrare quel suo corpo livido e consumato, preferiva indossare un costume e addormentarsi al sole, bagnarsi in piscina, fare lunghe passeggiate in bicicletta.
 
Rispondeva ai saluti con un sorriso e sfruttava al massimo ciò che le offriva quel paesino di mare un pò fuori stagione.
 
Mi chiedo se una giornata se la sia concessa per intero. Chissà se almeno una sera, con la pelle arrossata dal sole e i capelli profumati di balsamo, si sia vista più bella del solito e abbia deciso di regalarsela, tanta bellezza. 
     
Può darsi che invece di infilarsi una gonna inguinale e un top, invece di truccarsi e uscire come al solito a svendere il suo corpo, un pò trasandata sia scesa al bar solo per comprarsi un gelato, e che poi se lo sia goduto lentamente sul balcone, nel silenzio tra le zanzare, prima di infilarsi sotto le coperte fresche e pulite di quell'albergo in cui quella signora non solo è stata una cliente esemplare, ma una donna coraggiosa, che nei limiti del possibile cercava dignitosamente di pensare un po' a sè stessa.