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giovedì, 05 febbraio 2009

Breve viaggio

Ad Edimburgo ha deciso che acquisterà una casetta in centro, col tetto a punta, e che tutti i giorni scenderà all'Elephant House e si metterà a leggere o a scrivere sorseggiando un the, naturalmente siederà ad un tavolo davanti alla finestra, quella grande e luminosa con la vista sul castello.

Sul pullman per le Highlands ha deciso che varrebbe la pena comprarsi una casa anche lì, nel mezzo di un paesaggio mozzafiato, immersa in quei colori tanto intensi, sul bordo di un bel lago, per esempio. Poi però abbiamo attraversato un paesino minuscolo e innevato, verso l'ora del tramonto, e le è parso talmente bello ("il paese più bello che io abbia mai visto"), che forse la comprerà lì, la seconda casa, anzichè in mezzo alla valle.

Sull'aereo ha preso una decisione chiave: farà la hostess, e mi chiedeva con insistenza cosa si deve studiare, se bisogna sapere le lingue.

I capelli ora li vorrebbe arancioni, ma per l'evidente impossibilità che una tinta appaia naturale, si accontenterà di far proprio un uomo gagio, a patto che i suoi geni dominanti le facciano sfornare sei-sette bambini dai capelli arancioni, che quotidianamente, insieme al cane, porteranno a passeggiare a Calton Hill.

Comunque, tanto per cominciare, è ad Edimburgo che farà l'erasmus, questo è poco ma sicuro. E' un pò preoccupata per il regime alimentare scadente di questa gente, ma confida nelle sue capacità di adattamento, ha già sperimentato con discreto successo colazioni a base di uova, bacon e salsicce.

Questo viaggio breve ma piacevole ha esaudito le aspettative. Lei si svegliava di buon ora, mi tirava giù dal letto, era energica e curiosa, propositiva e appassionata. Beveva cioccolate take away, camminava a passo spedito, si invaghiva dei gagini per la strada, rideva di questi scozzesi mezzi svestiti che camminano a testa alta e passo svelto per le strade, nello stesso identico modo, sia che piova loro in testa, sia che spunti un pò di sole.
 
Io scattavo foto, bevevo caffè take away, cercavo di cavarmela come potevo con quella lingua che tutti masticano perfettamente tranne me, e quando la sera lei crollava e scaldava il letto come una stufetta, io mi immergevo nel mio libro, piuttosto in pace con me stessa.

Avvolte nelle nostre enormi sciarpe nere passavamo molto tempo in silenzio, a guardarci intorno, smangiucchiando biscotti al burro. Abbiamo fantasticato molto sul futuro, e di tanto in tanto mi capitava di invidiarla per il maggior grado di libertà e di spensieratezza con cui poteva farlo, tutto qui.

"Il prossimo anno Inghilterra e poi Galles", ha sancito ieri pomeriggio, mentre stanche atterravamo all'areoporto di Malpensa.
postato da: adelantegiu alle ore 12:45 | link | commenti (10)
categorie: scozia, mia sorella teen-ager
sabato, 24 gennaio 2009

Fantasie e non fantasie

Innamorarsi, per una Giulia quattordicenne, corrispondeva più o meno all'idealizzare uno sconosciuto con gli occhi grandi (e poco altro), al metterlo fisso al centro dei propri pensieri e al conseguente disperarsi per mesi e mesi, tra lacrime e sospiri, perchè il soggetto in questione, era chiaro, non l'avrebbe mai degnata di uno sguardo.

Essere innamorata, a quattordici anni, significava non parlare d'altro, fantasticare a lungo termine, illudersi per un incrocio di sguardi, identificarsi in ogni struggente canzone d'amore, e chiedere a chiunque informazioni su di lui, informazioni di ogni tipo che poi risultavano essere, sempre e comunque, il focus da sviscerare nelle interminabili telefonate serali fra amiche. Quando le giunse voce che l'oggetto del suo desiderio fumava, ad esempio, furono ore extra di discussioni melodrammatiche su quell'amore da dimenticare.
  
Il travolgente sentimento di una Giulia quattordicenne non aveva niente a che vedere con capelli piastrati, trucchi e specchi, primo perchè ignorava completamente l'arte del farsi belli, secondo perchè si sarebbe dovuta svegliare un pò prima (e neanche l'amore era abbastanza potente), e terzo perchè sapeva che non avrebbe fatto in alcun modo la differenza, essendo quel ragazzo abbastanza brutto, ma comunque di gran lunga al di fuori della sua portata, cosa che lei stessa, in fondo in fondo, trovava piuttosto rassicurante.

(La Giulia a quattordici anni aveva perso la testa per un diciottenne rappresentante di istituto, giovane militante di alleanza nazionale, che poi si scoprì addirittura essere un suo cugino di secondo grado, il quale probabilmente, dall'alto della sua notorietà, la derideva con i compagni di classe e gli amici per quella cotta percepibile anche dall'occhio meno attento.)

Non so che succederebbe ad una Giulia quattordicenne nel 2009.

So che la sua piccola sorella quattordicenne, se un bel giorno si ritrova a pensare con una certa insistenza al ragazzetto quindicenne dell'appartamento di fronte, nel giro di un giorno scova il suo blog, ottiene il suo contatto messenger, e in men che non si dica si trovano a trascorrere le giornate chattando (quando potrebbero molto più semplicemente salutarsi dalla finestra). La piccola quattordicenne comincia, in maniera patologica, a curare la sua immagine anche la domenica mattina, nell'eventualità che le venga chiesto di uscire a buttare il sacchetto della spazzatura.

Ebbene, nel giro di cinque giorni i piccioncini si confessano l'inconfessabile, si dichiarano le rispettive intenzioni e si danno perfino un appuntamento.
 
Insomma prima mi chiedevo, col sorriso, quanto abbia influito, in tutto ciò, l'avvento della comunicazione via internet. E quanto invece abbia influito tutto il resto.
lunedì, 01 dicembre 2008

Deliri maniacali adolescenziali

“Giu non dovevamo andare in Irlanda, noi, per l'otto Dicembre??"

"Che ne dici di fare comunque un viaggio insieme? Io e te, tu ed io?”

"No no no, in Italia non se ne parla proprio! E nemmeno dove fa più caldo che qui. Io esigo un posto gelido, inospitale, con la neve, il ghiaccio, il vento, i nuvoloni e le bufere."

“Ho trovato! Andiamo a Londra! Sì che bello prenotiamo! Pensa, potremo: camminare per le strade innevate - guardare migliaia di vetrine di negozi - gironzolare tutte imbacuccate con il cappotto la sciarpa il cappello ed i guanti - comprare borse da Harrods - passeggiare per un enorme parco e stenderci - vedere Hulk di cera - chiacchierare per ore. Dai muoviti, prenotiamo.”

"Vediamo su internet un pò di foto, per cortesia. Devo controllare che le case siano antiche ed attaccate l'una all'altra e soprattutto che le vie siano abbastanza strette, come me le immagino."

"Dobbiamo accertarci che non ci sia il sole. Non avrebbe senso andarci col sole! Per non rischiare dormiremo di giorno ed usciremo dalle cinque del pomeriggio in poi, anche perchè io voglio che siano accese tutte le luci per le strade."

“Davvero avresti il coraggio di farmi trascorrere quattro giorni a Londra con il contenuto di un misero trolley? Tu sei impazzita. Non mi importa se la valigia spende più di noi, per me è indispensabile portarla! E poi scusa, se dovessi trovare "il passaggio", mi faresti frequentare Harry Potter con un aspetto trasandato? Io porterò con me tutti i miei abiti migliori.”

“Certo che cercherò la cabina telefonica di Londra che porta al Ministero della magia! Ma anche se fallissi in quest'impresa, ti sembra comunque il caso che il portiere del nostro lussuoso albergo nel centro di Londra mi veda scendere dalla stanza ogni giorno vestita con la stessa roba?”

“Giu, senti un pò. Ho pensato di prendermi un altro giorno per riflettere sulla destinazione. Sai, credo che conoscerò il mio primo marito in questo viaggio. Ed andando a Londra ci sono meno probabilità che abbia i capelli rossi. Forse dovremmo andare ad Edimburgo, come piacerebbe a te.”

"Forse potremmo andarci il prossimo anno ad Edimburgo. Anzi, inauguriamo una tradizione. D'ora in poi, io e te, faremo un viaggio insieme ogni inverno. Promettimelo."

 

Giuro che fin da quand'era in fasce fantasticavo sul primo viaggio che avremmo fatto assieme. Ora i tempi sono maturi, e finalmente il momento è arrivato.

postato da: adelantegiu alle ore 02:11 | link | commenti (2)
categorie: mia sorella teen-ager
venerdì, 10 ottobre 2008

Un aggiornamento semplice

E' che la maggior parte di noi, quelli che tengono un blog, lo prendono seriamente, come un impegno. Poi scompaiono, però ci pensano.
 
La mia piccola teen-ager si è innamorata di un ragazzo alto con i capelli rossi che viene dalla Scozia e studia proprio nella sua scuola. 
         
Il fatto è che, con 38 anni in due, portiamo avanti storie di ogni sorta, ci spalleggiamo nel fantasticare su una realtà all'altezza dei nostri libri, e, senza affatto impormelo, io ultimamente saluto entrambi quando al pomeriggio mi affaccio nella sua camera e la trovo sui libri di scuola con la testa a quel gagio immaginario seduto lì al suo fianco, che se potesse rispondebbe al nome di Jack e che sta imparando la lingua italiana.
  
Nessuna delle due è uscita di senno, semplicemente giochiamo, tanto. E questo prezioso giocare è uno dei motivi che mi hanno fatto giungere alla conclusione che "sì, se la scelta più saggia è tornare a studiare dalle mie parti, questa volta si può fare."
 
Quindi, se l'esito del test d'ammissione sostenuto ieri è quello che mi aspetto, tornerò, dove ho cominciato, a sviscerare una materia che mi fa spesso un pò incazzare, che forse non rappresenta il mio futuro, ma che mi incuriosisce, e che mi piace. Nel mezzo avevo deciso di laurearmi in "prevenire e curare il disagio nei contesti multiculturali", ma là non mi han voluto, per ora.
 
Tant'è. Speriamo poi che, nella lotta alla sopravvivenza in questa folle società, non premino soltanto i percorsi lineari e le idee chiare. Partirei svantaggiata, e finirei per far collane.
 
Domani C ed io partiamo per il Portogallo, e, visto che le ansie trovano terreno fertile e attecchiscono in me con la semplicità con cui ci si attacca un raffreddore, stavolta ho un po' paura dell'aereo.
giovedì, 10 luglio 2008

Tutto è bene quel che finisce bene

Un susseguirsi di soddisfazioni: canzoni vecchie che m'han commosso riproponendomi sensazioni fresche fresche di un passato ormai lontano, canzoni nuove che m'hanno appassionato, trasporto, ritmo e solidarietà, ma soprattutto la realizzazione di una sorpresa a cui tenevo.
         
Il paganello che ho per sorella credeva, impietosita dai miei tentativi di farla felice e rammaricata per la pessima idea, che il progetto (poco azzeccato) da me architettato, il regalo per lei che ieri sera ci ha condotto fino in provincia di Modena, fosse un concerto del gruppo di sbarbatelli dei quali, due anni prima, aveva attaccato un poster in camera senza sapere bene il perchè.
       
Mai inganno tenne botta così a lungo. 
         
A cinque minuti dal concerto, nonostante manifesti, soundcheck e magliettine poco ambigue, nonostante mille ostacoli che non avrei mai creduto di superare seppur fiera delle mie capacità di lavorare di fantasia, grazie all'infinita sbadataggine della teen-ager e al suo stare perennemente tra le nuvole, grazie alla facilità con cui la si può distrarre toccando alcune corde risapute, incredibilmente lei ancora non l'aveva capito.
   
Sedute per terra al centro della piazza di Carpi, circondate da centinaia e centinaia di persone che ovviamente sapevano perfettamente chi sarebbe comparso di lì a qualche istante su quel palco, mia sorella attendeva annoiata l'uscita dei Finley, e mi supplicava perchè le promettessi di riportarla nella stessa cittadina anche per il suo amato Jovanotti, che, come le avevo fatto credere, avrebbe cantato nel medesimo luogo, ma in quel di Settembre.
     
"Vaffanculo", m'ha amorevolmente e ripetutamente urlato quando è stato Lorenzo a materializzarsi sul palco davanti ai suoi occhi. Rideva, con le mani davanti alla bocca e quel paio d'occhi neri più brillanti del solito.
       
Non c'è di che, darling.
postato da: adelantegiu alle ore 17:45 | link | commenti
categorie: cronache familiari, mia sorella teen-ager
domenica, 27 gennaio 2008

Screzi

Di ritorno dall'edicola, con il cane al guinzaglio, un sole arzillo e nessuna voglia di tornare a rinchiudersi tra le mura domestiche, la teen-ager ha respinto la mia proposta:
 
"no Giu, di sabato pomeriggio al parco con te mi vergogno, cerca di capire, sono un'adolescente."
 
Allora io ho cercato di capire.
 
Soltanto che dieci passi dopo, svoltato l'angolo, nell'incrociare le sue amichette sorridenti ed eccitate avviarsi salterellando verso lo stesso parco, è stato più forte di me. Quando festanti l'hanno invitata ad unirsi a loro, il mio ghigno vendicativo è stato piuttosto eloquente.
 
Non è cattiveria, su. E' che mi è stata servita proprio su un piatto d'argento.
postato da: adelantegiu alle ore 02:36 | link | commenti
categorie: cronache familiari, mia sorella teen-ager
giovedì, 06 settembre 2007

A lungo termine

Questi anziani vacanzieri settembrini che sorseggiano annoiati camomilla fanno proprio il caso mio. Paiono interessatissimi quando, con la scusa di una botta di spugna al tavolo, mi avvicino ed attacco a parlare di qualcosa. Succede infatti che eccitazione ed euforia a volte mi rendano logorroica e smaniosa di chiacchierare e chiacchierare.
                                 
Carini i vecchini, ma rimane la teen-ager la mia interlocutrice preferita: la schietezza fatta a persona, tagliente e poi dolce, tredicenne e d'improvviso saggia. Ironica e punzecchiante. L'unica che ride ma mi prende seriamente, a volte.
Ieri però il suo nuovo taglio di capelli monopolizzava le sue risorse attentive. Inutile ricordarle l'imminente inizio della scuola, invano chiederle consigli o favori, sciocco cercarla dove non c'era uno specchio.  
Ieri sembrava non avere orecchie mentre minuziosamente spostava ogni ciuffetto di millimetro in millimetro, cercando di raggiungere la perfezione.
                 
Io gliel'ho detto lo stesso:
"oh sai Teodolinda che oggi ho deciso cosa voglio fare da grande?" 
E indifferente al suo disinteresse ho proseguito:
"farò la fotografa. Girerò il mondo con la mia macchina fotografica e poi correderò queste foto con racconti, storie e commenti e così fonderò il viaggiare, lo scrivere ed il fotografare. Pensa un pò che meraviglia."
                                                              
Non ha colto l'entusiasmo nei miei occhi, non potendo staccare lo sguardo dall'acconciatura. Niente abbracci, congratulazioni, neanche un tiepido "in bocca al lupo".
                                 
Poi però stasera, visibilmente soddisfatta dell'impeccabile frangetta, mi s'è avvicinata e, come se ci avesse riflettuto su per ore, m'ha fatto:
        
"ecco Giu, vedi, riguardo a quello che m'hai detto oggi... Ho pensato che il mio matrimonio sarà un evento così importante, ma così importante, ed io sarò così bella, ma così bella, che non potrò fare a meno di ingaggiare un fotografo bravo, ad immortalare il tutto. Vero, serio, professionale. Invece non vorrei che quando accadrà tu ti trovassi senza lavoro, un pò disperata, e poi io mi sentissi costretta ad affidare il ruolo a te."
                 
Le ho dovuto dire che non si preoccupasse. Davvero le ho promesso che non m'offenderò.
postato da: adelantegiu alle ore 01:36 | link | commenti
categorie: cronache familiari, mia sorella teen-ager