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venerdì, 16 novembre 2007

Xiomara

Era inevitabile guardarla. Con la Casa de la musica a pochi passi, lei ballava da sola, sui ciottoli di Trinidad. Si dimenava, si contorceva, ancheggiava, volteggiava, scuoteva in aria le braccia, accarezzava l'aria con le sue mani affusolate e quelle unghie così lunghe.
 
Poi si è avvicinata e ci si è seduta affianco, su un gradino.
 
Aveva un fare da strega, ma si tirava giù la gonna proprio come una bambina.
Aveva il rum nel sangue e più di sessant'anni.
Leggeva la mano, guardava negli occhi, dispensava perle di saggezza, fumava avidamente, parlava un pò di inglese, ripeteva quanto fosse importante studiare, farsi una cultura, e poi diceva di volerci proteggere.
Alternava sorrisi genuini da bambina con altri falsi e secchi, da strega.
        
Sosteneva che non fosse un caso se il suo nome significa "colei che cammina da sola nel deserto".
 
Non ci ha chiesto niente, se non da accendere. Piuttosto ci ha regalato due foglie che ha strappato da un albero, con la raccomandazione di metterle in mezzo ad un libro, perchè ci ricordassimo di lei.
 
Ha preteso di mettersi in posa e sorridere. Poi si è guardata.
 
Penso si sia piaciuta, la vanitosa.
             
Xiomaratrinidad
postato da: adelantegiu alle ore 00:45 | link | commenti (1)
categorie: fotografie, cuba, cronache di viaggio
mercoledì, 14 novembre 2007

Un nome un perchè

Un giorno, su una pachina dell'Avana, sedeva accanto a me un giovine di parecchio somigliante a Jimi Hendrix. Di fianco a lui una vecchina cubana intenta a fumarsi un sigaro e intrufolarsi nelle questioni altrui, ma soprattutto, nel vedere un turista passare, a domandargli se avesse qualcosa per lei, due soldi, o anche solo una caramella.
         
All'improvviso una ragazza europea bionda si avvicinò al giovine capelluto e gli chiese in inglese gentilmente una foto. Lui accettò ed io mi spostai. La vecchina invece rimase dov'era, fissò la macchinetta e sorrise, d'altronde era anche lei un personaggio che non passava inosservato. 
         
Ma quando la ragazza ringraziò per dileguarsi, la vecchietta provocò: "te ne vai così? Senza niente in cambio?". Voleva due spicci, la scaltra. 
           
Fu in quel momento, mentre la biondina frugava nel suo gonfio portafogli per assecondare la vecchina, che il giovine si avvicinò al mio orecchiò e mi svelò:
"la ragazza l'ha scattata a me la foto. Ma sai, io sono come Robin Hood, rubo ai ricchi per sfamare i poveri".
postato da: adelantegiu alle ore 02:28 | link | commenti
categorie: cuba, cronache di viaggio

Cercavi giustizia, ma trovasti la legge

Salvo qualche multa, mai avuti grossi problemi con le forze dell'ordine, prima che succedesse all'Avana.
                                                   
Quando, giunti a Cuba da pochi giorni, conoscemmo Marco Polo e Robin Hood mentre passeggiavamo di sabato sera sul Malecòn, tirammo un sospiro di sollievo. Fino a quel momento chi non ci aveva fermato per vedere di arrotondare lo stipendio lo aveva fatto per combinare su due piedi un matrimonio fruttuoso.
                             
Ma quei due strani soggetti no, niente di tutto ciò. Con loro fu tutt'un chiacchierare, sghignazzare, sbeffeggiarsi, divagare. Eravamo quattro coetanei incontratisi di fronte al mare come potrebbe succedere un pò ovunque. Niente turista-da-spennare vs cubano-bisognoso.
                           
Così, dopo una piacevole chiacchierata di un paio d'ore, ritornammo in camera che ancora ridevamo e promettemmo a Marco e Robin che li avremmo richiamati, una volta tornati nella capitale, a fine Cuba-tour.
                                              
Pur avendo meschinamente infranto la promessa, ad un giorno dal rientro in patria ecco sul Malecòn la stessa chioma leonina. Gran festa, e poi di nuovo chiacchiere e risate.
                                
Ma qualche ora dopo, quella sera di inizio novembre, mentre camminavamo tutti insieme in direzione di casa, un poliziotto d'improvviso ha fermato i due fuorilegge che ci portavamo appresso.
                       
Ha voluto i loro documenti, li ha riempiti di domande.
Noi, perplesse, stavamo in disparte senza sapere come muoverci. Poi il giovane in divisa ci ha chiamato in causa: "da quanto tempo conoscete quei due?".
Abbiamo esitato e poi optato per "un due settimane, circa". 
Purtroppo loro avevano arrotondato per eccesso, dichiarando "quasi un mese". 
                  
Così il poliziotto ha cominciato a sbuffare. Disapprovava quella malefatta e pareva essere seriamente stufo di situazioni insormontabili, complicate e ingestibili come la nostra. Sembrava essere realmente stanco di avere a che fare con un popolo così indisciplinato, così scorretto da pretendere di avere a che fare con gli stranieri, quando è risaputo che non è cosa da farsi.
Era davvero arrabbiato ed esausto di dover tenere a bada un branco di delinquenti.
     
Si è messo velocemente in contatto con la centrale e ha controllato i precedenti di Marco Polo e Robin Hood, intimava di fare attenzione, la situazione era seria: due cubani stavano passeggiando e conversando in compagnia di due ragazze italiane. Ma, quel che è peggio, le dichiarazioni non coincidevano, i ragazzi palesemente mentivano, gli stavano nascondendo qualcosa di grosso.
             
Fortunatamente il poliziotto a lungo andare si è arreso, e dopo aver  preso atto della loro fedina penale pulita, ha generosamente graziato i ragazzi.
                                            
Così ci siamo rimessi in marcia e dopo pochi passi Marco Polo improvvisamente ha rotto il pesante silenzio per cantilenare ironicamente una canzoncina che faceva: "que bonita es Cuba, que linda es Cuba".
             
Robin a testa bassa ha aggiunto: "es que lo que a nosotros falta, a vosotros sobra... la libertad." 
                          
Anche se la confidenza fosse stata tale da stringerli in un abbraccio dopo quelle sentenze amare, io non avrei potuto farlo. Quel poliziotto, lì dietro, ci stava ancora guardando.
postato da: adelantegiu alle ore 01:59 | link | commenti (1)
categorie: cuba, cronache di viaggio
martedì, 13 novembre 2007

Santa Clara por la tarde

yankees
postato da: adelantegiu alle ore 21:31 | link | commenti
categorie: fotografie, cuba, cronache di viaggio
venerdì, 09 novembre 2007

Squallore

Se volando verso casa sentissi, non volutamente, un turista straniero tessere con qualcuno le lodi del mio paese, riportare come di tanto in tanto sente il bisogno di venire da queste parti per il cibo, per l'arte o per il mare, io (spesso tutt'altro che fiera) forse ne sarei lusingata, o comunque ne sorriderei, perlomeno.
 
Questo l'ho pensato, parecchio amareggiata, quando mi sono accorta che il ragazzetto mulatto in divisa sportiva, sul volo verso L'Avana, non avrebbe potuto evitare di ascoltare la conversazione tra l'uomo anziano che mi sedeva accanto ed il suo vicino, nuovo e ignaro del ben di dio che lo aspettava.
 
L'uomo anziano di fianco a me ha svelato al compare straniero che per lui si trattava del decimo volo verso la stessa destinazione, perchè "a Milano si vive bene, è perfetta per lavorare, ma non è l'ideale per divertirsi".
Dopo di che è sceso in dettagli in uno spagnolo maccheronico che io continuavo a chiedermi se non gli potesse essere utile imparare a dosare un pò di esse, che metterle dappertutto fa anche un pò ignorante, per uno del suo rango.
"Ci sono muchachas muy disponibiles", ha aggiunto, ammiccante. E poi giurerei di averlo sentito sussurrare "bimbe", concedersi il vezzo.
Con le mani che ne tradivano l'età, quest'uomo aveva lifting, orologio da soldi e il petto glabro e bianco, corredato da una catenina d'oro che era possibile intravedere grazie ad un dettaglio di bottoni slacciati a dir poco inquietante.
                         
Ma non era la ricchezza ostentata ed il desiderio di apparire giovane il problema dell'uomo anziano di fianco a me, questo era solo il motivo per cui, tra gli altri, l'ho notato, lo scrutavo, lo ascoltavo.
         
Il problema è che erano in troppi su quell'aereo quelli che intraprendevano questo viaggio, come dice lui, "per distendersi".
      
Troppe coppie o terne di signori non più giovani, pronti a tuffarsi nella movida criolla, ma soprattutto pronti ad adescare, con le proprie qualità, una fanciulla sensuale con la pelle caffelatte.
 
Troppe le ragazze affascinanti, giovani e mezze nude che, una volta atterrati, ho visto andare incontro a questi vecchiacci tristi.
         
Troppe fanciulle col culo alto e una marea di capelli scuri accompagnavano, per locali e ristoranti, signori di due-tre-quattro volte la loro età.
     
Troppe volte ho cercato di convincermi che non fosse come sembrava, prima di vedere la mano di lui scivolare neanche troppo di nascosto su e giù per la coscia di lei e la mano di lei accarezzare di lui le guance avvizzite o chiudere gli occhi e baciarlo sul collo, a volte mentre in un'altra lingua lui era intento a conversare di sport o attualità con un collega sorridente apparentemente indifferente.
postato da: adelantegiu alle ore 18:36 | link | commenti
categorie: cuba, cronache di viaggio

Celebrità

Io non ci credevo che fosse lui, davvero. Anche con la foto di fianco alla sua faccia continuavo a negare che potesse essere possibile, "semplicemente ci assomiglia", ridevo.
                    
Invece poi ha sorriso, annuito e mi ha chiesto una penna. Per firmare un autografo. Lì. Sulla prima pagina. Con tanto di dedica. Con la mano tremolante e un sigaro, questa volta, in bocca.
      
Ebbene sì. L'uomo col basco, la pipa e la barba bianca che siede davanti ad un portone verde, quel personaggio splendido ritratto sulla copertina della Lonely Planet che avevo in borsa, ecco, io, con lui, ci ho avuto a che fare.
postato da: adelantegiu alle ore 16:41 | link | commenti
categorie: cuba, cronache di viaggio

Volver

Non mi sono bastate quasi ventiquattro ore di viaggio per fare i conti coi miei pensieri, per raccogliere carte, idee e sensazioni di un viaggio che è volato, per chiudere la parentesi, per fare un quadro generale di questa me, che, con orecchie e occhi indaffarati e coinvolti, ha spesso implorato alla propria memoria di rendere un pò più del solito, di fronte a quel flusso costante di stimoli che mi accompagnava un passo dopo l'altro.
          
In aereo così come in treno non ho scaricato la batteria del lettore nè ho proseguito nella lettura, non ho chiacchierato con conosciuti nè sconosciuti e nemmeno ho sfogliato un giornale.
Ho guardato fuori dal finestrino, e quando non vi ero accanto, rimanevo ad occhi chiusi, o fissavo lo schienale di fronte al mio, cercando di prevedere quando prepontentemente si sarebbe fatto indietro stringendomi lì nel mezzo. Per il resto riflettevo, elaboravo, mi preparavo a queste settimane incerte che in men che non si dica si rivestiranno d'abitudine e routine.
            
C'era l'eccitazione di buttare lo zaino all'ingresso e le braccia al collo e poi di mostrare i miei acquisti e parlare a manetta, ma nello stesso tempo non volevo consumare frettolosamente quell'attimo desiderato, piuttosto preferivo preservarlo, conservarlo, diluirlo. Non volevo svendere, insieme ai regali, un veloce ed insulso racconto e liberarmi in un botto di tutto. Non volevo bruciare così quella totale e gradita attenzione di un piccolo auditorio che per settimane non avevo sentito, se non via sms. Volevo costudire, conservare, vorrei gestire bene questo manipolo di roba preziosa, vorrei saperlo raccontare, ma nello stesso tempo tenerne un pò per me, allo stato grezzo.
              
Poi ci siamo buttati sul divano e a quell'auditorio ho ceduto parecchio, ho raccontato, riso e goduto di quell'attenzione e della loro curiosità, ho sfoggiato il mio entusiasmo e ironizzato delle disavventure, ho rovistato in un sacco pieno di roba mischiata e confusa, pieno di disordine e colori, di personaggi e di episodi, chiacchiere e risate, bambini neri e persone anziane da cui non riuscivo a staccare gli occhi di dosso, ma a cui troppo spesso non avevo il coraggio di chiedere una foto.
         
Ho rovistato, afferrato qualcosa e buttato sul tavolo, a caso, così, fino a notte inoltrata. Ma quel sacco, disfando la valigia con due ore di sonno e un vago senso di disorientamento, per ora continua a riempirsi, anzichè svuotarsi.
postato da: adelantegiu alle ore 12:27 | link | commenti
categorie: cuba, cronache di viaggio