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domenica, 21 settembre 2008

Il primo dei primi giorni d'autunno

clu1

postato da: adelantegiu alle ore 23:48 | link | commenti (1)
categorie: ricorrenze, fotografie, cronache sentimentali
venerdì, 04 luglio 2008

Arrivi e partenze

Erano fanciulle quando morì loro il padre, e adolescenti quando se ne andò anche la madre. Così successe che si fecero forza, si strinsero l'una alle altre e improvvisarono una maniera per sopravvivere, preservando tutta la loro dolcezza. E fu così che, nella disgrazia, instaurarono quel rapporto tanto intenso da saltare agli occhi di chiunque le incontri per la strada. Perchè loro si abbracciano, si tengono, si toccano, si stringono in continuazione. Si stuzzicano, si sorridono, si schioccano un bacio veloce quando meno ce lo si aspetta.
    
Quest'anno hanno sfidato apatia e fantasmi tornando in due dove il luglio scorso camminavano in tre, e in un batter d'occhio, tra un "buongiorno" e un "che caldo", son diventate per me due piacevoli confidenti.
   
Come due bambine ingenue e un pò pettegole hanno liberato una risatina quando mi hanno scorto con gli occhi negli occhi di lui, e da allora la mia storia è diventata il loro diversivo, ciò che più le ha commosse e divertite in questa vacanza imbevuta di nostalgia.
  
Come due bambine curiose mi hanno riempito di domande su "quel bel ragazzino" che per qualche giorno mi ha romanticamente aspettato per ore, hanno fantasticato, hanno commentato.
        
Mi hanno ripetutamente narrato dell'unico amore sfortunato che ha vissuto una di loro, la sorella di mezzo, che a 14 anni perse la testa per il bel Luigi del piano di sopra, e tra le righe mi hanno svelato che anche la presenza di quell'uomo gentile fu concessa loro per un lasso di tempo troppo breve.
        
Mi hanno interrogato sulle mie intenzioni, i miei progetti, i miei pensieri, un pò come avrebbero fatto le mamme dei miei genitori. Mi convocavano con un sorriso e hanno studiato ogni mia espressione da dietro quegli occhiali da vista spessi. Si sono preoccupate vedendomi triste, ieri.
 
"Non avrete mica litigato!"
 
Avrei voluto spiegar loro che questo mio carattere tendente alla malinconia ogni tanto sconfina, che ci sono giorni che perdo le redini delle mie ansie, che non riesco a dominare le preoccupazioni, che il catastrofismo s'impossessa di me e mi rende insopportabilmente tragica e melodrammatica. Avrei dovuto dir loro dei miei silenzi, di quanto posso diventare scontrosa, di quando allontano tutti e poi da sola mi sento sola. Dei giorni in cui scoppio in lacrime con una facilità disarmante e sputo rabbia proprio su chi ha più pazienza.
     
Invece ho sorriso e sminuito l'importanza delle mie scappate, come dovrei fare un pò sempre.
 
E così ci siamo fatte bene a vicenda: loro hanno sospirato al pensiero di un amore fresco e fiorente, sopraffacendo definitivamente una vita che ha fatto di tutto per stenderle, io ho semplicemente, e temporaneamente, rivisto qualche atteggiamento storto.
                
Stamattina, prima ancora che io mi svegliassi, quelle due signore magre sono ripartire verso la loro calda Emilia senza riuscire a salutarmi.
Sono felice di essermi risparmiata un addio e tutti quei "se" che i vecchi affiancano alle promesse a lungo termine.
            
 "Al prossimo anno". E basta.
venerdì, 14 dicembre 2007

"perchè col tempo cambia tutto lo sai..."

C'era una volta un ragazzetto coi capelli scuri e gli occhi scuri e le sopracciglia folte e scure che una domenica pomeriggio vide su un gradino di una discoteca una ragazzetta un pò smarrita che aveva già una becks in mano, sì, ma quella becks ancora la faceva sentire a disagio, come del resto la riga nera sugli occhi ed i capelli piastrati.
   
Quel giorno lui le si sedette accanto, ci scambiò quattro chiacchiere e prese una decisione, quasi all'istante.
      
Decise di farsene carico e che da quel momento in poi l'avrebbe protetta, accudita, fatta ridere, convinta di essere bella quando bella non si sentiva affatto. Le avrebbe tenuto la mano mentre vomitando delirava, e l'avrebbe consolata ogni volta che teatralmente lamentava le sue pene d'amore. L'avrebbe divertita, sorpresa, stuzzicata, ed esortata se le mancava il coraggio. Ma soprattutto, soprattutto, avrebbe per sempre tentato di convincerla che, fra Liga e Vasco, è meglio Vasco. 
            
Così fece, per anni. 
       
La intrattenne quando s'annoiava, prese la patente per scarrozzarla, la difese a spada tratta ogni volta che i suoi amici la deridevano nelle chiacchierate tra ragazzini sballati. La ascoltò ripetere le stesse cose più e più volte e spezzò il ghiaccio per lei quando era troppo in imbarazzo. Si fece in quattro per realizzare ogni suo desiderio, le perdonò ogni misfatto, ogni debolezza, ogni atto di profondo egoismo fatto senza pensare, e anche quelli fatti pensando. Assecondò ogni suo umore e rise dolcemente delle sue fissazioni e delle sue paranoie. Ridimensionò i problemi che le sembravano giganteschi, non le mancò mai di rispetto, non le fece mai un torto nè le portò rancore, nemmeno quando avrebbe dovuto. Ebbe pazienza quando non la capiva ed accettò stoicamente ogni dolorosa sua scelta. Le fece promesse come dispetti, e poi ogni tanto si allontanava, per vedere di farsi cercare.
        
Niente lieto fine, piuttosto la consapevolezza che è stata una fortuna, questa storia a quell'età, ma che il minimo che lei possa fare è rispettare gli intenti cambiati.
E poi che gusto ci sarebbe, se su Vasco e Liga non litigheremmo più?
        
Però buon compleanno, amico mio.
postato da: adelantegiu alle ore 02:28 | link | commenti (1)
categorie: cronache sentimentali
martedì, 28 agosto 2007

Difficile dichiarazione un pò d'amore

Ho un'amica che gli occhi così brillarelli non li ha mai avuti, curiosi sì, c'avevo già pensato anch'io, cosa crede quello lì, l'ultimo arrivato.
         
Ho un'amica che al cinema si addormenta sempre, che sul divano pure, e a volte anche in macchina. Per il resto però è di compagnia, sul serio.
          
Ho un'amica che se si sente raccontare che il cugino del fratello del cognato del nipote della suocera di un suo compagno di corso ha dato un esame centoquindici volte invano, entra in panico. "E' chiaro che non lo passerò mai". Studia, piange, si dispera, poi prende trenta.
          
Ho un'amica che, a sfoderare Gadda alla maturità, lì sì che ha fatto il numero. Dovessi dimenticarmela per tutto il resto, me la ricorderò per quello, oh insomma.
            
Ho un'amica che a dire le stronzate proprio non ci riesce, ma che, quando fa male, è in difficoltà anche con la verità.
             
Ho un'amica che quando si tratta di perdonare dipende, se parliamo di sè stessa è un bel problema, altrimenti no, come se niente fosse.
        
Ho un'amica testarda, che, se decide che tu meriti, non la convinci mica del contrario. E se gliene fai di tutti i colori lei lo sa sempre, che non è per cattiveria.
            
Ho un'amica perfezionista, ogni cosa nella sua busta e una busta per ogni cosa. E prima o poi le ci infilerò la testa, in una di quelle maledette buste.
                 
Ho un'amica che se lei in un progetto ci crede, ci investe. E ci investe assai. E anche quando tutti le dicevamo "vendi", lei temporeggiava.
Ha fatto un gran affare, la mia amica. E adesso è bella più che mai. Brilla di luce propria, la fanciulla. Gli occhi, il sorriso, i capelli. I discorsi.
             
E io, come da copione, sono un pò gelosa, invidiosa, frustrata e frignona. E mi rispecchio vagamente in quel caso patologico che ha trovato la sua salvatrice, colei che scava scava scava scava arriva a trovar quel che cerca in colui che copre copre copre copre. La mia talent-scout testona. La ricercatrice d'oro.
                   
E io, che non te lo dico mai, te lo dico adesso.
Oh brava fanciulla, te lo meriti proprio, tutto.
E sono contenta per te.
                                               
Ma adesso vedi di ricaricare anche il tim, subito immediatamente per cortesia. Che poi io son buona di pensare che i tuoi amici-omnitel sian già diventati quelli più importanti.
postato da: adelantegiu alle ore 04:09 | link | commenti (2)
categorie: cronache sentimentali
mercoledì, 27 giugno 2007

squillino le trombe e si aprano le danze

Stamattina, tredici anni fa, dormivo beata (che se gli anni tolgono beatitudine al sonno non posso certo immaginarmi in che stato di coma fossi) quando il mio babbo mi s'è seduto accanto, sul bordo del letto, mi ha scosso un pò e mi ha sussurrato dolcemente, come è giusto fare con una fanciulla di nove anni e mezzo che dorme in quel modo, "Giu, svegliati, è nata tua sorella".
Allora mi devo essere seduta a gambe incrociate sul letto e, confusa, devo aver preso atto della situazione: "dunque è una bambina. Peccato."
Con lei non perdo occasione di ribadire che quello che volevo era un cagnolino, o al limite un bambino maschio.
Ma lei mica s'offende per tutte le mie provocazioni, tanto lo sa perfettamente d'esser la luce dei miei occhi e che quello che festeggio il ventisette giugno è la rivoluzione più importante, ad oggi, nella mia vita. Rivoluzione che ha reso un bel pò più completa l'incompleta vita di una figliolina unica stracoccolata.

Perciò, oh mia Teodolinda, auguri.

07072006615

sabato, 27 gennaio 2007

"Come in sogno
la macchina scivola via
la bocca che sa di fumo, di vino
di baci venuti e di nostalgia
con l'occhio socchiuso mi sembra che
la pianura s'e' vestita
di luci gialle nella foschia"
 
 
 
non sarà per sempre. tante cose che non sono per sempre hanno comunque un esito più rassicurante di questo. e così non riesco a godermi questa giornata di sole semplicemente rinnovando insieme alla Maru le risate di ieri sera, perchè poi mi appare come sarebbe se fosse impregnata di malinconia, un giorno, accompagnata dalla consapevolezza che si trattava di passato. un "ti ricordi quando" che credo che mi sentirei fuori tempo massimo. 
io di loro sono innamorata. e pensare che la priorità che ho dato loro saltuariamente mi ha perfino fatto sentire in colpa. ma quando si è innamorati non lo si fa per avere in cambio qualcosa, anzi quei loro sentimenti quasi mai manifestati, quella loro apparente indifferenza e il non essere altrettanto indispensabile mi ha sempre fatto un pò patire (e assumere svariati atteggiamenti dettati dall'orgoglio) ma contemporaneamente mi teneva a maggior ragione lì, a godermi un complimento o un invito inaspettato, proprio come fossi cotta. è che io sto bene con loro, vorrei starci sempre, tutto il tempo, anche adesso vorrei essere con loro: vorrei svegliarmi la mattina in mezzo a loro e fare colazione insieme.
prima di tutto perchè nessuno mai mi ha fatto divertire così tanto: le mie risate più grasse, quelle che mi fanno male le palline e gli addominali, sono state con loro.
ma non li ho mai idealizzati, sono perfettamente consapevole dei loro grossissimi difetti, mi ci scontro continuamente, ma non mi frenano, piuttosto spesso mi affascinano. anche quando vanno nella direzione opposta alla mia, anche quando portano avanti ragioni sciocche e da mani nei capelli, anche quando sospetto che in fondo loro nemmeno mi capiscano, si fermino prima.
ovvio che ho detto "basta", avverto e ho avvertito il bisogno di novità, mi sono offesa fino alle lacrime, ne ha risentito la mia autostima e troppo spesso mi sono sentita sminuita in un ruolo che da anni mi danno e che mi limita e mi infastidisce. ma poi non riuscivo a non tornare sui miei passi. anche se quel ruolo lì mi ha fatto arrabbiare anche ieri sera.
ma poi mi piace osservarli, vado pazza per la loro complicità, quella loro concezione di amicizia che tanto ci fa discutere ma che mi capita di invidiare. mi piace vederne due in un angolo, mi piace scivolare di conversazione in conversazione con l'illusione ogni volta di conoscerli un pochino di più. mi piace studiarli, ne parlerei sempre, adoro quando mi fanno sentire importante. vorrei piacere loro come loro piacciono a me: come un qualcosa di un pò diverso, come una di quelle storie che dici "chissà perchè stanno insieme". anche se non siamo poi così diversi. mi dà soddisfazione, a volte, sentirmi "di loro", condividere ricordi, momenti, tormentoni, storie buffe. forse è la loro schiettezza, la loro sincerità, quella loro carenza di filtri.
mi ricordo che in passato, con un'altra persona, ci chiedevamo se avessimo un posticino riservato, lì. e in chi. beh, gli anni passano ma a volte me lo chiedo ancora. perchè loro ne hanno occupati tanti, che quasi a volte non c'è posto per altri, che i nuovi se la devono vedere con loro. ed è assurdo, ma è inevitabile che l'amicizia con il tempo assuma diverse forme in un contesto del genere. e allora ci troviamo ad una mangiata in cui vengono tirati in ballo tanti sentimenti, e c'è un incrociarsi di sguardi da sentirsi un pò in un film. e vorrei prenderne qualcuno da parte ma è vietato, queste cose non si fanno, e quando si fanno è perchè è speciale, e il tutto si completa, seppur con spiegazioni sempre instabili. ma piuttosto una battuta.
perchè sono stronzi, immaturi, irresponsabili, prevedibili e mediocri, ma li ho visti cambiare e sono così fiera di ogni loro piccola conquista personale, sono così entusiasta dei loro passi avanti e sono contenta di avere fatto questo percorso insieme, anche se forse loro non si interrogano allo stesso modo sui miei, di cambiamenti.
poi succede che li trovo nella musica che ascolto, nei miei film preferiti, sono loro quelli che incontrerò a fare la spesa, da grande, e sarà un casino.
è con loro che parlo tanto di futuro, ma sempre in quelle forme che sembrano fatte apposta per non lasciare traccia, quando in realtà sono proprio dei solchi, che lasciano. è tra una birra e un montenegro che parliamo di due-tre-quattro figli, dei progetti di vita, deridiamo tra le righe i nostri sogni. però ovviamente concludendo con la cucina all'ikea, per stare sul sicuro. ma a volte è inevitabile torturare l'allegria, e ieri sera, negli occhi di quello che oggi compie un anno meno di trenta, stando attenti qualcosa ci si leggeva.
perchè io i loro occhi li ho ben presenti tutti, e son tutti occhi che bisogna starci attenti.
postato da: adelantegiu alle ore 18:22 | link | commenti
categorie: cronache sentimentali