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venerdì, 10 ottobre 2008

Un aggiornamento semplice

E' che la maggior parte di noi, quelli che tengono un blog, lo prendono seriamente, come un impegno. Poi scompaiono, però ci pensano.
 
La mia piccola teen-ager si è innamorata di un ragazzo alto con i capelli rossi che viene dalla Scozia e studia proprio nella sua scuola. 
         
Il fatto è che, con 38 anni in due, portiamo avanti storie di ogni sorta, ci spalleggiamo nel fantasticare su una realtà all'altezza dei nostri libri, e, senza affatto impormelo, io ultimamente saluto entrambi quando al pomeriggio mi affaccio nella sua camera e la trovo sui libri di scuola con la testa a quel gagio immaginario seduto lì al suo fianco, che se potesse rispondebbe al nome di Jack e che sta imparando la lingua italiana.
  
Nessuna delle due è uscita di senno, semplicemente giochiamo, tanto. E questo prezioso giocare è uno dei motivi che mi hanno fatto giungere alla conclusione che "sì, se la scelta più saggia è tornare a studiare dalle mie parti, questa volta si può fare."
 
Quindi, se l'esito del test d'ammissione sostenuto ieri è quello che mi aspetto, tornerò, dove ho cominciato, a sviscerare una materia che mi fa spesso un pò incazzare, che forse non rappresenta il mio futuro, ma che mi incuriosisce, e che mi piace. Nel mezzo avevo deciso di laurearmi in "prevenire e curare il disagio nei contesti multiculturali", ma là non mi han voluto, per ora.
 
Tant'è. Speriamo poi che, nella lotta alla sopravvivenza in questa folle società, non premino soltanto i percorsi lineari e le idee chiare. Partirei svantaggiata, e finirei per far collane.
 
Domani C ed io partiamo per il Portogallo, e, visto che le ansie trovano terreno fertile e attecchiscono in me con la semplicità con cui ci si attacca un raffreddore, stavolta ho un po' paura dell'aereo.
domenica, 11 maggio 2008

Una questione tutta italiana

Quelli che son passati di lì erano più che altro cinesi: d'altronde si tratta del loro quartiere, non ci son altro che occhi a mandorla lì, per quelle vie. E loro si guardan poco intorno, così non si devono essere accorti che in strada, a quell'ora, era in corso un esame orale. Tra un'auto che s'attaccava al clacson e pedoni distratti che pianificavano il loro venerdì sera, intorno alle 20:20 io ero interrogata sul marciapiede di fronte alla facoltà, chiusa.
  
Appello ore 14:00, integrazione facoltativa del voto, ci presentiamo in poco meno di una trentina. Ci presentiamo appena si può, preso atto dei residui di uno sciopero dei mezzi che, in quel di Roma, doveva finire alle 12.30, sulla carta.
  
Ci presentiamo pensando di rispondere brillantemente ad un paio di domandine, ed integrare così, significativamente, il voto ottenuto nella parte a crocette. Ebbene abbiamo dovuto rivedere in fretta le nostre convinzioni: orale lungo e intenso per un massimo di due miseri punticini in palio.
  
Questo finchè, fatti due conti, la docente decide di chiedere aiuto. E così arriva lei, una sorta di assistente, in realtà solo una collega di lavoro, professionista indiscutibilmente intelligente, colta, sveglia e preparata, ma purtroppo non al corrente di quel che concerne il programma del corso. Così si limita a fare correggere ad ognuno il suo compito, e sorprendentemente, all'improvviso, una fanciulla che si presentava con un ventidue raggiunge il suo banchino, sotto gli sguardi increduli e di nuovo speranzosi di tutte le presenti, dopo aver raccimolato un bel trenta.
  
I cinesi che passavano di lì non si potevano immaginare la rivalità che, qualche ora prima, questa seconda opportunità aveva scatenato. Non avevano assistito alle manovre impensabili di gente che quasi menava le mani per arrivare a sedersi su quella seggiolina fruttuosa, dirimpetto all' assistente. I cinesi non avevano assistito alla vittoria dei più furbi, come avevo fatto io, in disparte, prendendo atto per l'ennesima volta di quella poca maestria che possiedo nell'arte dello stare al mondo.
  
Ai cinesi in realtà non interessava proprio per niente che la professoressa, dal canto suo, fino all'ultimo continuasse a trattenere la gente per delle mezz'ore a filosofeggiare su un'utopistica integrazione delle persone disabili. E lei che si professava furba, attenta e navigata non aveva considerato che fosse il caso che anche la collega seguisse un ordine, nell'interrogare, se non altro per affidare l'esito a monsieur Caso e madame Fortuna.
  
I cinesi non si son nemmeno accorti che dopo mezza domanda col giubbotto addosso, un "Ma mi dica una cosa sinceramente. Lei ha studiato?" e un "Le dò un punto in più proprio perchè ha fatto le otto", io ho lasciato quel marciapiede con le lacrime addosso dal nervoso, perchè la Sapienza è una giungla, le interrogazioni un terno al lotto, ma soprattutto perchè io, provincialotta, devo ancora farmi un bel pò le ossa.
postato da: adelantegiu alle ore 22:13 | link | commenti (2)
categorie: cronache romane, cronache dei miei psicostudi
giovedì, 06 dicembre 2007

Un lungo travaglio

Finita la triennale, conclusasi pure la stagione estiva, un bel giorno mi son chiesta che farmene di me. Mica da grande per carità, nei mesi a venire.
                                                                    
Non sapevo dove sarei andata a finire, su quali libri mi sarei messa a studiare, per quali strade avrei camminato. Sapevo di voler cambiare aria, assecondavo ogni idea balzana e, spiegandogli che ero indecisa tra Siena ed Urbino, spiazzavo colui a cui tre giorni prima avevo esposto nei dettagli il problema: "Tu che dici? Roma o Padova?".
                                            
A settembre sono stata incontenibile, nessuno teneva il mio passo, alternavo sconforto ad euforia, mi appigliavo e poi lasciavo la realtà, ero alla ricerca disperata di risposte, segni, coincidenze, consigli, botte di culo, proposte da prendere al volo.
         
Avevo una libertà quasi sconfinata da gestire e non sapevo nemmeno come tenerla in mano, non sapevo a cosa dare la priorità e avevo il terrore di perdere treni.
          
Una me preoccupata, concreta e responsabile puntualmente bussava all'uscio e mi faceva fretta.
L'altra, pigra, fiduciosa e visionaria, ogni volta s'innervosiva, e tornava sotto le coperte, sbuffando.
         
Così si è fatto ottobre. A quei tempi c'erano in ballo Roma e Bologna. Poi a Bologna si passava con 40 ed io di punteggio ho raccimolato un misero e dispettoso 39. Ma l'ho saputo che ero a Cuba e l'ho mandato giù insieme ad un sorso di Mojito.
          
Allora è arrivato novembre, mese in cui la burocrazia dell'università capitolina mi ha fatto diventar matta, e si parlava assiduamente di Piemonte. Male che andasse, sarei andata a sciare.
             
Ed ecco, finalmente, dicembre. Ed ora la novità è che a Roma si entra in 240 ed io, questa volta, sono la numero 239.
              
A questo punto è evidente che Roma dev'essere.
                    
E dunque, gente, che Roma sia.
postato da: adelantegiu alle ore 03:43 | link | commenti (2)
categorie: cronache dei miei psicostudi
martedì, 03 luglio 2007

"come la carica"

Già mi ero svegliata piuttosto male, ma il vero problema è sorto dopo la proclamazione, a cose fatte. Un'inspiegabile sconforto mi ha investito, senza che io, lì per lì, fossi in grado di identificare il perchè.
 
Il fatto è che io non la sentivo granchè l'importanza di questo traguardo. In questi quattro anni nessun esame mi ha tolto il sonno, nè alcun professore mi ha reso la vita difficile. Non ho sviscerato tomi ingestibili e quel poco che ho fatto l'ho affrontato con serenità e filosofia. Non c'è stata necessità di count down, nè mai ho desiderato intravederne la fine. Ho coltivato altri interessi, ho dato spesso la priorità ad altro. Sacrifici, onestamente, pochi. E poi, insomma, io scherzosamente lo ribadisco sempre, che in fondo la nostra è una triennale-materasso.
 
Ebbene oggi non ero particolarmente emozionata, nè sentivo sarebbe cambiato qualcosa nella mia vita. Al suono della sveglia, dopo averla spenta, mi son semplicemente voltata e riaddormentata.
 
Però poi i sorrisi e i messaggi d'incoraggiamento e l'eccitazione della Franci e tutta quella gente vestita bene e l'ansia di chi mi stava intorno mi ha fatto rivedere alcune certezze: dunque, ho quindi pensato, se è vero che questa giornata è così importante, allora mi pare manchi un pò troppa gente. Gente che fa parte della mia quotidianità, gente che ha fatto la mia storia, gente che è sempre nei miei pensieri.
E poi, onestamente, non c'eran ragazzi a cantare, nessuno mio stupido fotomontaggio, niente delirio, alcool, cori, confusione.
 
La mia espressione si è fatta triste e conseguentemente mi hanno tartassato di domande e critiche, perchè si trattava decisamente di una faccia sbagliata al momento sbagliato.
Non è servito cercar di sorridere nè bere birra nonostante l'antibiotico.
Durante quell'aperitivo triste e interminabile non ho ingannato nessuno, allora continuavo a chiedermi che senso avesse, perchè ho permesso che l'organizzassero. Dovevo imporre il mio volere ed evitare le formalità, a partire da quell'insulso servizio fotografico con mazzi di fiori. Dovevo dare l'importanza che io inizialmente davvero sentivo di dare all'evento, senza farmi influenzare. Niente di più, magari un caffettino intimo e due risate sulle buffe performance di noi laureandi.
 
Insomma, quand'ho svoltato per portare uno di quei mazzi alla mia nonna e ho trovato il cancello chiuso finalmente son scoppiata in lacrime e se la giornata si fosse conclusa così sarebbe stata tranquillamente catalogabile tra quelle bruttine forti.
 
Ma fortunatamente questa serata senza pretese, in cui al fatto che mi fossi laureata abbiamo ritagliato un ruolo meno ingombrante (limitato gradevolmente ad una simpatica conversazione con un barman settantenne volontario al festival dell'unità) l'ho vissuta bene.
E' stata fatta di una pizza rucola e melanzane, una manciata di chiacchiere piacevoli, un concertino modesto che a suon di cover di Fabrizio mi ha fatto tornare il sorriso, e un "lampo viaggiatore" riproposto inaspettatamente dalle casse del festival, che con "c'è tempo", una panchina su cui stendermi, e le stelle del cielo della mia cittadina, mi ha donato il momento migliore di questo dueluglioduemilaesette.
 
Ma è stato sulla cervese di notte, con le mie canzoni selezionate accuratamente e il finestrino giù per metà, che ho ripensato ai fatti con tutt'altri occhi, ho ripercorso alcune tappe, ho sorriso di questo piccolo grande traguardo e ho reso giustizia a questa giornata, alla mia strada e a questo splendido centoeuno.
postato da: adelantegiu alle ore 03:47 | link | commenti (4)
categorie: cronache dei miei psicostudi
domenica, 01 luglio 2007

questa laurea non s'ha da fare

quest'impresa è ancora a rischio. si è diffusa infatti una devastante epidemia per il grandhotel, abbiamo chiamato pediatri a suon di settanta euri netti a bimbo, e, quando due giorni fa i più hanno incominciato a intravedere la salvezza, io ho accusato i primi sintomi. prontamente mi sono imbottita di aspirine e ho scolato, attaccata alla boccia, litri e litri di sciroppo per la tosse.
nonostante le precauzioni, stamattina il mal di gola non mi ha lasciato il tempo di riconoscere il suono della sveglia, è stato un lampo in pieno sonno che ha reso il mio risveglio istantaneo e traumatico. son corsa ai ripari, con una scatola d'antibiotico già in serbo per l'emergenza, e se avessi la febbre non lo scoprirei perchè, bombardata com'è, morirebbe sul nascere.
ma i miei occhi son piccoli e un pò storti, il lavoro non mi concede neanche la metà del riposo che necessiterei, le medicine mi rincoglioniscono a vista d'occhio e il discorso che ho provato dice poco e dura troppo, per non parlare poi della mia pelle dello stesso colore di quel vestito giallo che, immaginandomi bell'abbronzata, prima avevo intenzione di mettermi.
già l'entusiasmo scarseggiava, che per un motivo o per l'altro di quelli che contano ne avrò intorno pochi, ma ora che non so cosa mettermi e che son così bruttina, malaticcia e rincoglionita, la voglia di di diventar dottoressa scema precipitosamente.
postato da: adelantegiu alle ore 20:02 | link | commenti (1)
categorie: cronache dei miei psicostudi
giovedì, 07 giugno 2007

chiedo venia

sto finendo i "ringraziamenti definitivi", che completeranno la cartella "tesi definitiva". ebbene sì, tra qualche ora si va in stampa. ma il voto, a scriverlo, mi vergogno. perchè effettivamente la gente che fa così non s'affronta. per coerenza coi miei principi quindi, nonostante fossi onesta e in buona fede quando mi disperavo per il mio fallimento, sono disposta a scontare le mie pene, a pagare pegno, a farmi insultare. tutto questo, però, la sera della mia festa di laurea. olè.

postato da: adelantegiu alle ore 04:45 | link | commenti
categorie: cronache dei miei psicostudi
mercoledì, 06 giugno 2007

piani alti

oh insomma, io son qui che aspetto da otto giorni l'esito di quel tragicomico esame. domani è l'ultimo giorno buono per eventualmente stampare la tesi e farla firmare alla Professoressissima.
attenzione però: se faccio notare queste quisquilie al Professoressissimo, lui mi risponde che la mia mail è decisamente superflua.
postato da: adelantegiu alle ore 17:28 | link | commenti
categorie: cronache dei miei psicostudi