Già mi ero svegliata piuttosto male, ma il vero problema è sorto dopo la proclamazione, a cose fatte. Un'inspiegabile sconforto mi ha investito, senza che io, lì per lì, fossi in grado di identificare il perchè.
Il fatto è che io non la sentivo granchè l'importanza di questo traguardo. In questi quattro anni nessun esame mi ha tolto il sonno, nè alcun professore mi ha reso la vita difficile. Non ho sviscerato tomi ingestibili e quel poco che ho fatto l'ho affrontato con serenità e filosofia. Non c'è stata necessità di count down, nè mai ho desiderato intravederne la fine. Ho coltivato altri interessi, ho dato spesso la priorità ad altro. Sacrifici, onestamente, pochi. E poi, insomma, io scherzosamente lo ribadisco sempre, che in fondo la nostra è una triennale-materasso.
Ebbene oggi non ero particolarmente emozionata, nè sentivo sarebbe cambiato qualcosa nella mia vita. Al suono della sveglia, dopo averla spenta, mi son semplicemente voltata e riaddormentata.
Però poi i sorrisi e i messaggi d'incoraggiamento e l'eccitazione della Franci e tutta quella gente vestita bene e l'ansia di chi mi stava intorno mi ha fatto rivedere alcune certezze: dunque, ho quindi pensato, se è vero che questa giornata è così importante, allora mi pare manchi un pò troppa gente. Gente che fa parte della mia quotidianità, gente che ha fatto la mia storia, gente che è sempre nei miei pensieri.
E poi, onestamente, non c'eran ragazzi a cantare, nessuno mio stupido fotomontaggio, niente delirio, alcool, cori, confusione.
La mia espressione si è fatta triste e conseguentemente mi hanno tartassato di domande e critiche, perchè si trattava decisamente di una faccia sbagliata al momento sbagliato.
Non è servito cercar di sorridere nè bere birra nonostante l'antibiotico.
Durante quell'aperitivo triste e interminabile non ho ingannato nessuno, allora continuavo a chiedermi che senso avesse, perchè ho permesso che l'organizzassero. Dovevo imporre il mio volere ed evitare le formalità, a partire da quell'insulso servizio fotografico con mazzi di fiori. Dovevo dare l'importanza che io inizialmente davvero sentivo di dare all'evento, senza farmi influenzare. Niente di più, magari un caffettino intimo e due risate sulle buffe performance di noi laureandi.
Insomma, quand'ho svoltato per portare uno di quei mazzi alla mia nonna e ho trovato il cancello chiuso finalmente son scoppiata in lacrime e se la giornata si fosse conclusa così sarebbe stata tranquillamente catalogabile tra quelle bruttine forti.
Ma fortunatamente questa serata senza pretese, in cui al fatto che mi fossi laureata abbiamo ritagliato un ruolo meno ingombrante (limitato gradevolmente ad una simpatica conversazione con un barman settantenne volontario al festival dell'unità) l'ho vissuta bene.
E' stata fatta di una pizza rucola e melanzane, una manciata di chiacchiere piacevoli, un concertino modesto che a suon di cover di Fabrizio mi ha fatto tornare il sorriso, e un "lampo viaggiatore" riproposto inaspettatamente dalle casse del festival, che con "c'è tempo", una panchina su cui stendermi, e le stelle del cielo della mia cittadina, mi ha donato il momento migliore di questo dueluglioduemilaesette.
Ma è stato sulla cervese di notte, con le mie canzoni selezionate accuratamente e il finestrino giù per metà, che ho ripensato ai fatti con tutt'altri occhi, ho ripercorso alcune tappe, ho sorriso di questo piccolo grande traguardo e ho reso giustizia a questa giornata, alla mia strada e a questo splendido centoeuno.