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venerdì, 04 settembre 2009

Il polemico

Tempo fa un uomo con famiglia giunse al grandhotel, deciso a soggiornarvi, come da accordi intrapresi, per un paio di settimane.
 
Il suddetto uomo si pose con atteggiamento irriverente e maldisposto fin dal principio: ogni scusa era buona per polemizzare e nelle sue piazzate coinvolgeva chiunque gli capitasse sotto tiro.

Per la durata di due lunghissime settimane si lamentò senza tregua di tante cose, ma il punto centrale di ogni suo comizio era la temperatura dell'acqua della piscina, a suo dire talmente ghiacciata da compromettere la salute sua e della sua famiglia.

Anche quando, per zittirlo, la caldaia veniva tenuta accesa vita natural durante finchè la piscina non ha raggiunto la temperatura costante di trenta gradi giorno e notte, lui continuava a dar fiato alla gola.
 
Quotidianamente sfogava la sua rabbia con chi aveva la sfortuna di sedersi accanto a lui in giardino, o di stendersi vicino nei lettini.
 
Quest'uomo, nelle due settimane centrali di agosto, ha alimentato il malessere e l'insoddifazione generale, ha trasmesso a chi gli stava attorno il virus del malcontento, e gli sguardi corrucciati sono comparsi sulle facce della gente come pustole in un'epidemia di morbillo.
 
Nonostante io più volte sia stata sul punto di correre da lui e chiedergli la cortesia di non importunare la clientela con le sue lamentele strazianti e immotivate, la direzione suprema del grandhotel mi ha vietato ogni intervento e abbiamo ingoiato chili di rabbia.
 
Poi finalmente, dopo aver preteso a gran voce uno sconto (concessogli), qualche giorno fa ha preso l'uscio, ed io ho pensato "non è giusto però. Dirgli cosa pensavo di lui valeva abbondantemente quell'assegno che controvoglia ci ha firmato".
 
Ma poi, nonostante la sua espressione sia indelebile nella mia memoria, nel giro di poco ho smesso di pensare all'accaduto, con la certezza che le rispettive vite non si sarebbero sicuramente più incrociate.
 
Ma leggere su internet una sua recensione, in cui scredita con tutta la sua forza il nostro albergo, ma soprattutto, in cui lamenta a gran voce la totale mancanza di cortesia da parte della direzione dell'hotel, e non potere ribattere, non potere spiegare a chi leggerà quella recensione come davvero stanno le cose, e non potere far capire a lui che come non ha ottenuto un sorriso qui, stento a credere che lo otterà altrove, ora mi fa sentire estremamente avvilita e impotente.
 
L'essersi trattenuti con saggezza per due infinite settimane dal chiedergli di lasciare il nostro albergo e, nonostante questo, venire al corrente che proprio noi rappresentiamo l'eccezione in una romagna risaputa patria della gentilezza e della disponibilità, mi fa contorcere le viscere.

Ora, di natura i clienti settembrini son pacifici e sorridenti. Perciò mi auguro che d'ora in poi tutto fili liscio: io, per la stagione estiva 2009, di rospi ne ho decisamente ingoiati abbastanza. Che ci si rimette in salute, soprattutto.
postato da: adelantegiu alle ore 17:17 | link | commenti (1)
categorie: fatti di cronaca, cronache dal grandhotel
giovedì, 30 luglio 2009

Rimedi

Spesso, quando sono arrabbiata o ferita o delusa ascolto Carmen, e grido, e faccio mia tutta la rabbia che esce dalle note di "mediamente isterica". Ci canto sopra con tutta la mia grinta e tutta la mia dignità.

Quando l'amore è al centro dei miei pensieri, il romanticismo s'impossessa di me, così come quando sono sentimentalmente afflitta, allora metto su Battisti, e lo canto a squarciagola, e mi commuovo, e mi struggo.

Ciccio... beh, il Ciccio più tagliente quando sono indignata e polemica. Il Ciccio dalla voce dolce nelle occasioni speciali. Cardiologia col gontagocce, per esempio. Per non consumarla, perchè fa parte di quanto di più prezioso possiedo, perchè ad ascoltarla respiro l'aria di una mia stanza in un altro posto.

Quando sono nostalgica, brilla, quando sono malinconica e m'interrogo sul senso della vita, quando sul cammino per PT passo da Pavana, beh, non posso fare altro che ascoltare Guccini.

Quando invece voglio lasciarmi travolgere dalla musica migliore, quando voglio sorprendermi di che cosa un artista possa scrivere e di che cosa (insieme a Piovani) abbia potuto creare, quando ho voglia d'eccellenza, quando mi sento intrappolata, oppressa, ribelle, libera, sensibile, confusa, avida di poesia, appassionata, curiosa, riflessiva e insomma a dire il vero ultimamente quasi sempre, ascolto De Andrè.

Quando è l'immaginazione a farla da padrone, quando mi voglio lasciare trasportare senza capirci più di tanto, beh, chiaro, ascolto Dylan.

Queste sono indicazioni di massima, se dovessi stabilire delle regole. Poi i sentimenti son sempre mischiati come i colori nella tavolozza di un pittore, è tutta un'eccezione. Ed è chiaro che ad uno stato d'animo non corrisponde rigorosamente un cantante, per carità, e ce ne sono tanti altri. Ma ieri, per l'ennesima volta, mi sono resa conto di una cosa.

Mi sono accorta che quando il dolore è profondo e lascia confusi e attoniti, quando non è più questione di pessimismo o di cinismo, ma di un realismo che lascia completamente impotenti, quando ci si sente formichine senza sapere più a cosa aggrapparsi, allora ascolto Ligabue.

Ascolto Ligabue come si abbraccia un orsacchiotto che ti accompagna fin dall'infanzia, come si beve un the caldo in cucina di notte, come ci si stringe a qualcuno nel letto.

Ascolto Ligabue come quando sono morte le mie nonne e come quando l'adolescenza mi vedeva persa e disorientata in un mondo che non mi pareva affatto alla mia portata. Come quando avrei voluto uscire a guardare, conoscere e capire, ma senza essere vista. Avrei voluto essere un insettino volante, o avere il dono dell'invisibilità.

Ascolto Ligabue come quando mi sentivo brutta, inadeguata ed invidiosa, come quando non sapevo dire la mia, ed ero talmente confusa che mi sembrava di averla nemmeno, una mia idea delle cose. Lo ascolto come quando ho saputo che il grande amore di quegli anni e la mia compagna di banco uscivano assieme, e la mia amica del cuore mi ha trovato in un angolo della mia stanza a canticchiarlo singhiozzando con la faccia in un cuscino. Come quando i miei tentativi di dare una svolta fallivano miseramente, e con loro la voglia di continuare a lottare per costruire una me che mi bastasse, che mi soddisfacesse. E come quando mi dicevo ok, ci si riprova.

Ascolto Ligabue rigorosamente con gli arrangiamenti di una volta, lo sento, senza soffermarmi sulle parole come invece facevo prima, lo lascio scorrere, come un calmante, come una coperta vecchia che scalda e assopisce nel letto, e allora finalmente mi addormento.
postato da: adelantegiu alle ore 01:32 | link | commenti (4)
categorie: musica, cronache dal grandhotel
giovedì, 31 luglio 2008

Sulla bilancia

Per un signore che scende sbraitando per essersi affacciato alla sua stanza e averla trovata ancora sfatta alle dodici in punto, ce n'è uno che, lì di fianco, fa spallucce e un occhiolino.
 
Per un signore che guarda contrariato una cannuccia che il gas spinge fuori dal bicchiere, ce n'è uno che della stessa cannuccia guardandomi sorride.
            
Per un uomo che "mi scusi, chi è che si occupa di scaricare le valigie?", c'è una donna che "dai, siediti qui e raccontami".
        
Per un signore che mi consiglia di essere un pò più accondiscendente, ce n'è uno che mi vorrebbe soltanto un pò più abbronzata.
       
Per una che, stizzita, "ma sul serio la coca cola non è compresa nella pensione completa?", ce n'è uno che, mattacchione, "ma sul serio non ti ha ancora portato allo zoo di Pistoia?".
       
Per una famiglia che "il bagno è troppo piccolo, noi ce ne andiamo!", ce n'è una che "ci si vede quest'altr'anno perchè qui stiam proprio bene".
                    
Per una mamma che, in sala, "per favore cameriera porti immediatamente la pasta al pomodoro per il mio bambino di dodici anni che vuole mangiare subito", ce n'è un'altra che, invece, "tu non ti preoccupare che lui impara ad aspettare".
  
Per uno che al bar "quant'è caro sto caffè!", ce n'è un altro che al bar "sei tu che hai messo su De Andrè?".
         
L'importante è che, per un mesetto ancora, l'equilibrio si mantenga stabile.
postato da: adelantegiu alle ore 16:48 | link | commenti (4)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
lunedì, 21 luglio 2008

Stranezze

Un uomo bizzarro, dall'accento bolognese e dalle camicie sgargianti si aggira per quest'ambiente da una settimana a questa parte.
           
Rotondetto, sulla settantina scarsa, cultore del mangiar sano e frequentatore assiduo di chiese, parla molto lentamente senza lasciare intendere se sia serio o stia prendendo in giro. Provocatore, enigmatico ed invadente, si porta a pranzo giovani e sospette cugine dell'est, approfitta di ogni scusa per tessere le lodi di una delle sue due figlie (quella laureata in matematica con tanto di lode), fa complimenti un pò marpioneggianti, chiama in causa dio quasi in continuazione, fa domande un pò troppo personali, si offre di ricompensare cortesie in monete, beve acqua naturale fresca "ma non troppo", cita le massime della sua vecchia zia Irene.
 
Oggi quest'uomo mi ha braccato sull'uscio dell'ufficio. Pensava ad un regalo da fare alla moglie (domenica, una volta rientrato a casa), in occasione del loro quarantesimo anniversario di matrimonio, e pensava fossi giusta a dispensar consigli.
 
Con la sua flemma e quel vocione mi ha dettagliatamente illustrato le alternative. Dovevo scegliere tra un pranzo a base di pesce che avrebbe preso in rosticceria e le avrebbe fatto trovare in tavola, una pianta costellata di fiori bianchi oppure un mazzo che vedrebbe come protagonisti un paio di enormi girasoli brillanti, ovvero i fiori che lei preferisce.
 
Quando gli ho suggerito il pranzo, "ma se ci scappano anche i girasoli", lui s'è commosso.
 
Se non fosse che al suo arrivo, cinque-sei giorni fa, quell'uomo strano m'aveva accennato qualcosa a proposito della recente e triste morte della suddetta moglie, mi sarei quasi commossa anch'io.
postato da: adelantegiu alle ore 16:19 | link | commenti (2)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
domenica, 06 luglio 2008

Formiche da soldi

Nel terrazzo della stanza numero 4 del grandhotel da qualche giorno transitano delle formiche. Quelle piccole, immortali, intolleranti alla solitudine. Quelle che in estate si materializzano all'improvviso in ogni dove e sopravvivono anche ai più atroci colpi di spugna. Le formiche, si sa, sono creature lavoratrici, un pò spilorce, previdenti e con tanto spirito di sacrificio. Le formiche si danno da fare notte e giorno, non si perdono in chiacchiere, sono orientate decisamente al futuro. Le formiche guardano ai soldi, mettono da parte e non buttano via niente.
 
Altrettanto materialista, ma meno onesta di loro, è stata una signora che, dopo averci fatto patire le pene dell'inferno per due settimane con richieste impensabili e critiche infondate, a conclusione della vacanza si è avviata verso la reception per saldare parte del conto. Solo una parte: terribilmente infastidita da quelle creaturine che "le hanno rovinato le ferie", ha ritenuto di farsi uno sconticino di € 800, pagando due terzi del corrispettivo. La piazzata che l'ha vista protagonista prevedeva termini come formiche, pericolo, intervento, veleno, bambine piccole. E poi ancora problemi, segnalazione, igiene e ufficiodelturismo.
 
Il momento in cui davvero si è inalberata è stato quando le è parso che io ridessi sotto i baffi, e allora lì non ci ha visto più, perchè, sia chiaro, non si scherza con le formiche.
              
Chissà quelle, se avessero saputo di valere un centinaio d'euro l'una come l'avrebbero presa. 
Chissà come si sarebbero atteggiate, chissà se si sarebbero concesse o meno mezza giornata di relax, magari le avremmo viste sotto il sole a pancia in su. Chissà se avrebbero sculettato sulle zampine posteriori, chissà come avrebbero investito quel capitale, chissà se con la cicala che bussa alla porta sarebbero state un pò meno impietose.
     
Chissà se, divertite, hanno assistito alla discussione che inconsapevolmente hanno scatenato, chissà se da un angolino hanno osservato quei quattro giganti, tanto enormi quanto sciocchi, urlarsi addosso per colpa loro.
postato da: adelantegiu alle ore 13:35 | link | commenti (1)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
sabato, 05 luglio 2008

Brutt'aria

Coloro con cui ho più feeling in assoluto sono i tre-enni, per questo saltuariamente vaglio l'ipotesi di farmi maestra. L'esperienza dello scorso anno con i bambini del 2003, quella permanenza alla scuola materna finalizzata alla preparazione della tesi, mi ha dato conferma del mio debole per loro. Quasi non faticavo a svegliarmi, prima delle otto, tanto ero motivata a raggiungere quel branco di pargoli assortiti che mi saltavano al collo e mi lasciavano puntualmente a bocca aperta, a ridere e stupirmi.
              
Non sottovaluto quanto possa risultare impegnativo un lavoro di questo genere, che quantità di pazienza richieda, eppure, quando si tratta di loro, mi immagino competente, determinata ed efficace anche di fronte alle difficoltà.
 
Quando per esempio un cucciolo verrà piangendo al mio cospetto, stravolto dalla rabbia per via dei dispetti subiti, io saprò consolarlo e lui si tranquillizzerà.
 
Quando un'altra correrà tra le mie braccia, reduce da un drammatico litigio avvenuto per una sciocchezza, il mio comportamento sarà giusto e inflessibile. Capiranno.
 
Quando verranno ad elemosinare un complimento per il lavoro svolto io saprò rispondere adeguatamente alla loro richiesta, per accrescere e rinforzare la loro autostima.
 
Quando saranno svogliati e non collaboreranno coi compagni, si abbandoneranno alla pigrizia senza fare la loro parte, io saprò richiamarli all'ordine e far sì che capiscano l'importanza del gioco di squadra.
 
Quando non useranno toni adeguati nel chiedersi cortesie e favori io insegnerò loro l'educazione, il "per favore" e pure il "grazie".
 
Quando si ergeranno al ruolo di capo e approfitteranno in malo modo del loro potere, quando sperimenteranno prepotenza e arroganza, allora li sgriderò, con gli occhi cattivissimi.
   
Quando, dopo essersi presi un impegno, non si sentiranno più in grado di affrontarlo e si attaccheranno a mille scuse pur di declinare, io cercherò di convincerli dell'importanza di mantenere un patto, o una promessa.
 
Quando smuinuiranno il lavoro degli altri, farò loro capire che ognuno ha un suo ruolo ed è più o meno portato per determinate attività, ciò che conta è che dia il meglio di sè e ci metta tanta buona volontà.
              
Se dovessi intraprendere questa carriera ne farei una questione di principio, la considererei la mia missione, e, appassionata, approfitterei di quelle menti genuine e duttili, di quel materiale trattabile, di quella sconfinata capacità di apprendere e di arricchirsi. 
       
E' un peccato che io non dimostri lo stesso entusiasmo quando le medesime problematiche si ripropongono con adulti grandi e grossi e vaccinati, altrimenti st'estate sarebbe uno spasso.
postato da: adelantegiu alle ore 15:30 | link | commenti
categorie: cronache dal grandhotel, staff del grandhotel
venerdì, 04 luglio 2008

Arrivi e partenze

Erano fanciulle quando morì loro il padre, e adolescenti quando se ne andò anche la madre. Così successe che si fecero forza, si strinsero l'una alle altre e improvvisarono una maniera per sopravvivere, preservando tutta la loro dolcezza. E fu così che, nella disgrazia, instaurarono quel rapporto tanto intenso da saltare agli occhi di chiunque le incontri per la strada. Perchè loro si abbracciano, si tengono, si toccano, si stringono in continuazione. Si stuzzicano, si sorridono, si schioccano un bacio veloce quando meno ce lo si aspetta.
    
Quest'anno hanno sfidato apatia e fantasmi tornando in due dove il luglio scorso camminavano in tre, e in un batter d'occhio, tra un "buongiorno" e un "che caldo", son diventate per me due piacevoli confidenti.
   
Come due bambine ingenue e un pò pettegole hanno liberato una risatina quando mi hanno scorto con gli occhi negli occhi di lui, e da allora la mia storia è diventata il loro diversivo, ciò che più le ha commosse e divertite in questa vacanza imbevuta di nostalgia.
  
Come due bambine curiose mi hanno riempito di domande su "quel bel ragazzino" che per qualche giorno mi ha romanticamente aspettato per ore, hanno fantasticato, hanno commentato.
        
Mi hanno ripetutamente narrato dell'unico amore sfortunato che ha vissuto una di loro, la sorella di mezzo, che a 14 anni perse la testa per il bel Luigi del piano di sopra, e tra le righe mi hanno svelato che anche la presenza di quell'uomo gentile fu concessa loro per un lasso di tempo troppo breve.
        
Mi hanno interrogato sulle mie intenzioni, i miei progetti, i miei pensieri, un pò come avrebbero fatto le mamme dei miei genitori. Mi convocavano con un sorriso e hanno studiato ogni mia espressione da dietro quegli occhiali da vista spessi. Si sono preoccupate vedendomi triste, ieri.
 
"Non avrete mica litigato!"
 
Avrei voluto spiegar loro che questo mio carattere tendente alla malinconia ogni tanto sconfina, che ci sono giorni che perdo le redini delle mie ansie, che non riesco a dominare le preoccupazioni, che il catastrofismo s'impossessa di me e mi rende insopportabilmente tragica e melodrammatica. Avrei dovuto dir loro dei miei silenzi, di quanto posso diventare scontrosa, di quando allontano tutti e poi da sola mi sento sola. Dei giorni in cui scoppio in lacrime con una facilità disarmante e sputo rabbia proprio su chi ha più pazienza.
     
Invece ho sorriso e sminuito l'importanza delle mie scappate, come dovrei fare un pò sempre.
 
E così ci siamo fatte bene a vicenda: loro hanno sospirato al pensiero di un amore fresco e fiorente, sopraffacendo definitivamente una vita che ha fatto di tutto per stenderle, io ho semplicemente, e temporaneamente, rivisto qualche atteggiamento storto.
                
Stamattina, prima ancora che io mi svegliassi, quelle due signore magre sono ripartire verso la loro calda Emilia senza riuscire a salutarmi.
Sono felice di essermi risparmiata un addio e tutti quei "se" che i vecchi affiancano alle promesse a lungo termine.
            
 "Al prossimo anno". E basta.