Tempo fa un uomo con famiglia giunse al grandhotel, deciso a soggiornarvi, come da accordi intrapresi, per un paio di settimane.
Il suddetto uomo si pose con atteggiamento irriverente e maldisposto fin dal principio: ogni scusa era buona per polemizzare e nelle sue piazzate coinvolgeva chiunque gli capitasse sotto tiro.
Per la durata di due lunghissime settimane si lamentò senza tregua di tante cose, ma il punto centrale di ogni suo comizio era la temperatura dell'acqua della piscina, a suo dire talmente ghiacciata da compromettere la salute sua e della sua famiglia.
Anche quando, per zittirlo, la caldaia veniva tenuta accesa vita natural durante finchè la piscina non ha raggiunto la temperatura costante di trenta gradi giorno e notte, lui continuava a dar fiato alla gola.
Quotidianamente sfogava la sua rabbia con chi aveva la sfortuna di sedersi accanto a lui in giardino, o di stendersi vicino nei lettini.
Quest'uomo, nelle due settimane centrali di agosto, ha alimentato il malessere e l'insoddifazione generale, ha trasmesso a chi gli stava attorno il virus del malcontento, e gli sguardi corrucciati sono comparsi sulle facce della gente come pustole in un'epidemia di morbillo.
Nonostante io più volte sia stata sul punto di correre da lui e chiedergli la cortesia di non importunare la clientela con le sue lamentele strazianti e immotivate, la direzione suprema del grandhotel mi ha vietato ogni intervento e abbiamo ingoiato chili di rabbia.
Poi finalmente, dopo aver preteso a gran voce uno sconto (concessogli), qualche giorno fa ha preso l'uscio, ed io ho pensato "non è giusto però. Dirgli cosa pensavo di lui valeva abbondantemente quell'assegno che controvoglia ci ha firmato".
Ma poi, nonostante la sua espressione sia indelebile nella mia memoria, nel giro di poco ho smesso di pensare all'accaduto, con la certezza che le rispettive vite non si sarebbero sicuramente più incrociate.
Ma leggere su internet una sua recensione, in cui scredita con tutta la sua forza il nostro albergo, ma soprattutto, in cui lamenta a gran voce la totale mancanza di cortesia da parte della direzione dell'hotel, e non potere ribattere, non potere spiegare a chi leggerà quella recensione come davvero stanno le cose, e non potere far capire a lui che come non ha ottenuto un sorriso qui, stento a credere che lo otterà altrove, ora mi fa sentire estremamente avvilita e impotente.
L'essersi trattenuti con saggezza per due infinite settimane dal chiedergli di lasciare il nostro albergo e, nonostante questo, venire al corrente che proprio noi rappresentiamo l'eccezione in una romagna risaputa patria della gentilezza e della disponibilità, mi fa contorcere le viscere.
Ora, di natura i clienti settembrini son pacifici e sorridenti. Perciò mi auguro che d'ora in poi tutto fili liscio: io, per la stagione estiva 2009, di rospi ne ho decisamente ingoiati abbastanza. Che ci si rimette in salute, soprattutto.