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giovedì, 30 luglio 2009

Rimedi

Spesso, quando sono arrabbiata o ferita o delusa ascolto Carmen, e grido, e faccio mia tutta la rabbia che esce dalle note di "mediamente isterica". Ci canto sopra con tutta la mia grinta e tutta la mia dignità.

Quando l'amore è al centro dei miei pensieri, il romanticismo s'impossessa di me, così come quando sono sentimentalmente afflitta, allora metto su Battisti, e lo canto a squarciagola, e mi commuovo, e mi struggo.

Ciccio... beh, il Ciccio più tagliente quando sono indignata e polemica. Il Ciccio dalla voce dolce nelle occasioni speciali. Cardiologia col gontagocce, per esempio. Per non consumarla, perchè fa parte di quanto di più prezioso possiedo, perchè ad ascoltarla respiro l'aria di una mia stanza in un altro posto.

Quando sono nostalgica, brilla, quando sono malinconica e m'interrogo sul senso della vita, quando sul cammino per PT passo da Pavana, beh, non posso fare altro che ascoltare Guccini.

Quando invece voglio lasciarmi travolgere dalla musica migliore, quando voglio sorprendermi di che cosa un artista possa scrivere e di che cosa (insieme a Piovani) abbia potuto creare, quando ho voglia d'eccellenza, quando mi sento intrappolata, oppressa, ribelle, libera, sensibile, confusa, avida di poesia, appassionata, curiosa, riflessiva e insomma a dire il vero ultimamente quasi sempre, ascolto De Andrè.

Quando è l'immaginazione a farla da padrone, quando mi voglio lasciare trasportare senza capirci più di tanto, beh, chiaro, ascolto Dylan.

Queste sono indicazioni di massima, se dovessi stabilire delle regole. Poi i sentimenti son sempre mischiati come i colori nella tavolozza di un pittore, è tutta un'eccezione. Ed è chiaro che ad uno stato d'animo non corrisponde rigorosamente un cantante, per carità, e ce ne sono tanti altri. Ma ieri, per l'ennesima volta, mi sono resa conto di una cosa.

Mi sono accorta che quando il dolore è profondo e lascia confusi e attoniti, quando non è più questione di pessimismo o di cinismo, ma di un realismo che lascia completamente impotenti, quando ci si sente formichine senza sapere più a cosa aggrapparsi, allora ascolto Ligabue.

Ascolto Ligabue come si abbraccia un orsacchiotto che ti accompagna fin dall'infanzia, come si beve un the caldo in cucina di notte, come ci si stringe a qualcuno nel letto.

Ascolto Ligabue come quando sono morte le mie nonne e come quando l'adolescenza mi vedeva persa e disorientata in un mondo che non mi pareva affatto alla mia portata. Come quando avrei voluto uscire a guardare, conoscere e capire, ma senza essere vista. Avrei voluto essere un insettino volante, o avere il dono dell'invisibilità.

Ascolto Ligabue come quando mi sentivo brutta, inadeguata ed invidiosa, come quando non sapevo dire la mia, ed ero talmente confusa che mi sembrava di averla nemmeno, una mia idea delle cose. Lo ascolto come quando ho saputo che il grande amore di quegli anni e la mia compagna di banco uscivano assieme, e la mia amica del cuore mi ha trovato in un angolo della mia stanza a canticchiarlo singhiozzando con la faccia in un cuscino. Come quando i miei tentativi di dare una svolta fallivano miseramente, e con loro la voglia di continuare a lottare per costruire una me che mi bastasse, che mi soddisfacesse. E come quando mi dicevo ok, ci si riprova.

Ascolto Ligabue rigorosamente con gli arrangiamenti di una volta, lo sento, senza soffermarmi sulle parole come invece facevo prima, lo lascio scorrere, come un calmante, come una coperta vecchia che scalda e assopisce nel letto, e allora finalmente mi addormento.
postato da: adelantegiu alle ore 01:32 | link | commenti (4)
categorie: musica, cronache dal grandhotel