Innamorarsi, per una Giulia quattordicenne, corrispondeva più o meno all'idealizzare uno sconosciuto con gli occhi grandi (e poco altro), al metterlo fisso al centro dei propri pensieri e al conseguente disperarsi per mesi e mesi, tra lacrime e sospiri, perchè il soggetto in questione, era chiaro, non l'avrebbe mai degnata di uno sguardo.
Essere innamorata, a quattordici anni, significava non parlare d'altro, fantasticare a lungo termine, illudersi per un incrocio di sguardi, identificarsi in ogni struggente canzone d'amore, e chiedere a chiunque informazioni su di lui, informazioni di ogni tipo che poi risultavano essere, sempre e comunque, il focus da sviscerare nelle interminabili telefonate serali fra amiche. Quando le giunse voce che l'oggetto del suo desiderio fumava, ad esempio, furono ore extra di discussioni melodrammatiche su quell'amore da dimenticare.
Il travolgente sentimento di una Giulia quattordicenne non aveva niente a che vedere con capelli piastrati, trucchi e specchi, primo perchè ignorava completamente l'arte del farsi belli, secondo perchè si sarebbe dovuta svegliare un pò prima (e neanche l'amore era abbastanza potente), e terzo perchè sapeva che non avrebbe fatto in alcun modo la differenza, essendo quel ragazzo abbastanza brutto, ma comunque di gran lunga al di fuori della sua portata, cosa che lei stessa, in fondo in fondo, trovava piuttosto rassicurante.
(La Giulia a quattordici anni aveva perso la testa per un diciottenne rappresentante di istituto, giovane militante di alleanza nazionale, che poi si scoprì addirittura essere un suo cugino di secondo grado, il quale probabilmente, dall'alto della sua notorietà, la derideva con i compagni di classe e gli amici per quella cotta percepibile anche dall'occhio meno attento.)
Non so che succederebbe ad una Giulia quattordicenne nel 2009.
So che la sua piccola sorella quattordicenne, se un bel giorno si ritrova a pensare con una certa insistenza al ragazzetto quindicenne dell'appartamento di fronte, nel giro di un giorno scova il suo blog, ottiene il suo contatto messenger, e in men che non si dica si trovano a trascorrere le giornate chattando (quando potrebbero molto più semplicemente salutarsi dalla finestra). La piccola quattordicenne comincia, in maniera patologica, a curare la sua immagine anche la domenica mattina, nell'eventualità che le venga chiesto di uscire a buttare il sacchetto della spazzatura.
Ebbene, nel giro di cinque giorni i piccioncini si confessano l'inconfessabile, si dichiarano le rispettive intenzioni e si danno perfino un appuntamento.
Insomma prima mi chiedevo, col sorriso, quanto abbia influito, in tutto ciò, l'avvento della comunicazione via internet. E quanto invece abbia influito tutto il resto.
Una fredda domenica di inizio Gennaio, dopo pranzo, un uomo sui cinquant'anni con la pancia piena ha dato un calcio alla pigrizia, ha indossato una vecchia giaccavento interrata e, senza preoccuparsi di portare con sè borsellino o cellulare, è saltato in sella alla bicicletta, ha legato il suo cane al guinzaglio e insieme sono andati a sgranchirsi un pò le gambe.
Il cane in questione ha il manto marrone e un paio d'occhi verdi all'ingiù ai quali non si sa mai come dire di no. E' giocoso, festoso, saltellante, buono.
L'uomo infreddolito, raggiunto uno spiazzo imboscato e deserto nella periferia della loro città, ha pensato di liberare la bestiolina dal guinzaglio, per lasciare che corresse ed annussasse un pò qua e là.
Il caso ha voluto che, in quel preciso istante, parcheggiasse nello spiazzo deserto un'automobile: un uomo scendesse e si guardasse intorno, una donna lo attendesse sul suo sedile al caldo.
Prontamente l'uomo in bicicletta ha richiamato il suo cane, il quale, essendo ancora un mezzo cucciolo, prima di accorrere dal suo padrone, ha pensato di manifestare un pò del proprio affetto anche al nuovo arrivato.
Il tempo di un affettuoso salto e quest'ultimo, indignato, è andato verso l'altro con fare minaccioso e, non pago delle scuse, gli ha chiesto venti euro per quel suo vestito, che con quell'abbraccio il cane aveva reso un pò sgualcito e sporco.
L'uomo col cane venti euro con sè non li aveva e se li avesse avuti, ci ha tenuto a puntualizzare, non glieli avrebbe dati.
L'uomo dal vestito sporco ha quindi aggiunto "lei non sa con chi ha a che fare", ed ha mostrato all'altro il tesserino della polizia.
La donna in macchina è scesa, ha spalleggiato il compagno e preteso la ricompensa con ancora più enfasi.
L'uomo senza portafogli ha concluso "Io al massimo vi lascio i miei dati, poi voi fatene un pò quel che vi pare".
Nome cognome indirizzo, quindi ha voltato le spalle ed è tornato a casa, insieme al suo cane ignaro e scondizolante.
Ora che mi è stata raccontata questa storia, io sono tanto curiosa di scoprire cos'ha intenzione di fare, quel gran signor d'un poliziotto, con i dati di mio babbo.