E' che la maggior parte di noi, quelli che tengono un blog, lo prendono seriamente, come un impegno. Poi scompaiono, però ci pensano.
La mia piccola teen-ager si è innamorata di un ragazzo alto con i capelli rossi che viene dalla Scozia e studia proprio nella sua scuola.
Il fatto è che, con 38 anni in due, portiamo avanti storie di ogni sorta, ci spalleggiamo nel fantasticare su una realtà all'altezza dei nostri libri, e, senza affatto impormelo, io ultimamente saluto entrambi quando al pomeriggio mi affaccio nella sua camera e la trovo sui libri di scuola con la testa a quel gagio immaginario seduto lì al suo fianco, che se potesse rispondebbe al nome di Jack e che sta imparando la lingua italiana.
Nessuna delle due è uscita di senno, semplicemente giochiamo, tanto. E questo prezioso giocare è uno dei motivi che mi hanno fatto giungere alla conclusione che "sì, se la scelta più saggia è tornare a studiare dalle mie parti, questa volta si può fare."
Quindi, se l'esito del test d'ammissione sostenuto ieri è quello che mi aspetto, tornerò, dove ho cominciato, a sviscerare una materia che mi fa spesso un pò incazzare, che forse non rappresenta il mio futuro, ma che mi incuriosisce, e che mi piace. Nel mezzo avevo deciso di laurearmi in "prevenire e curare il disagio nei contesti multiculturali", ma là non mi han voluto, per ora.
Tant'è. Speriamo poi che, nella lotta alla sopravvivenza in questa folle società, non premino soltanto i percorsi lineari e le idee chiare. Partirei svantaggiata, e finirei per far collane.
Domani C ed io partiamo per il Portogallo, e, visto che le ansie trovano terreno fertile e attecchiscono in me con la semplicità con cui ci si attacca un raffreddore, stavolta ho un po' paura dell'aereo.