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domenica, 21 settembre 2008

Il primo dei primi giorni d'autunno

clu1

postato da: adelantegiu alle ore 23:48 | link | commenti (1)
categorie: ricorrenze, fotografie, cronache sentimentali
lunedì, 01 settembre 2008

Vergogna

Alle scuole medie ho vissuto di rendita, in matematica. La maestra Milena, non paga del programma ministeriale, già alle elementari aveva deciso di introdurci al magico mondo della matematica dei più grandi.
La ricordo alla perfezione: un donnone con una chioma di capelli biondi permanentati e un armadio di vestiti abbondanti e colorati.
Era esigente, iperattiva, severa, testarda, metodica, rigida, intransigente. Tanti genitori fuori da scuola si confrontavano sui mal di pancia più o meno dolorosi che lamentavano i loro figlioletti quando arrivava quel giorno settimanale da passare quasi interamente in sua compagnia. Sono stata molto fortunata, poichè rientravo nel gruppo dei pochi fanciulli per i quali la Milly provava una palese e manifestata simpatia.
 
La maestra Giuseppina si era appena fatta nonna. Gli anni alle spalle si facevano sentire ed il doppio lavoro le pesava un pò sul gobbone. Capelli corti ed aria da suora, paziente, organizzata e un pò insipida, non ha lasciato indelebili tracce nella mia contenutissima memoria, ma tutto sommato ha fatto il suo dovere, mi ha letteralmente insegnato a scrivere.

Senza ombra di dubbio per cinque anni ho preferito a tutte la mia maestra Bruna: buona, simpatica, dolce e comprensiva. Le sue ore scorrevano piacevoli, ricordo in particolar modo quanto mi appassionasse ciò che di frequente ci narrava dei suoi figli, giovanotti appena più grandi di noi, le cui avventure ai nostri occhi erano piene di fascino. Quando poi al mare l'ho conosciuto, il suo Michele, l'ho riempito di "lo sai cosa racconta di te la tua mamma?", e via di aneddoti, fino allo sfinimento. Di storia e geografia, in compenso, non è che ne sapessi proprio a pacchi.

E così le mie maestre, così diverse, si completavano. Chi ci insegnava la disciplina e chi ricopriva un ruolo più materno, affettuoso. Chi era soggetta a sbalzi di umore e chi era più stabile e si sapeva cosa aspettarsi. Chi condannava i monelli e chi, invece, ammiccava ai meno responsabili. Chi premiava l'impegno e chi sorrideva delle intuizioni di un discolo. C'era chi ci portava in gita e al parco e chi, ad ogni richiesta, lamentava tremendi dolori alle gambe. Chi cominciava in aprile a far lezione sotto un albero e chi neanche l'ultimo giorno ci concedeva un gelato. C'era chi demoralizzava i genitori, e chi li rassicurava un pò. C'era chi non ci risparmiava grida e richiami e chi non riusciva neanche a tenerci il muso. C'era chi ci insegnava giocando, chi scherzava poco, chi aveva una pazienza infinita e chi invece il minimo indispensabile.
 
Mi provoca moltissima rabbia l'idea di tornare indietro nel tempo al punto da affidare i bambini italiani, per cinque anni chiave della loro crescita, ad una persona sola, con le sue debolezze, i suoi limiti, le sue preferenze e tutto il suo stress.
 
Peccato che io stia pensando di rivedere il mio corso di studi, perchè chissà quanti bambini verranno spediti dagli psicologi, alcuni con un rendimento preoccupante, altri tempestivamente etichettati come ritardati o iperattivi, semplicemente perchè loro, con quella maestra lì, proprio non vanno, e non vogliono andare.
           
Chissà quali dolori lamenteranno quelli che all'improvviso un giorno a scuola proprio non se la sentiranno di entrare perchè ingenuamente e forse inconsapevolmente avranno intuito che quell'unico insegnante, responsabile della loro maturazione e della loro cultura di base, è un incapace, un vecchio esausto oppure magari un grandissimo stronzo.