Coloro con cui ho più feeling in assoluto sono i tre-enni, per questo saltuariamente vaglio l'ipotesi di farmi maestra. L'esperienza dello scorso anno con i bambini del 2003, quella permanenza alla scuola materna finalizzata alla preparazione della tesi, mi ha dato conferma del mio debole per loro. Quasi non faticavo a svegliarmi, prima delle otto, tanto ero motivata a raggiungere quel branco di pargoli assortiti che mi saltavano al collo e mi lasciavano puntualmente a bocca aperta, a ridere e stupirmi.
Non sottovaluto quanto possa risultare impegnativo un lavoro di questo genere, che quantità di pazienza richieda, eppure, quando si tratta di loro, mi immagino competente, determinata ed efficace anche di fronte alle difficoltà.
Quando per esempio un cucciolo verrà piangendo al mio cospetto, stravolto dalla rabbia per via dei dispetti subiti, io saprò consolarlo e lui si tranquillizzerà.
Quando un'altra correrà tra le mie braccia, reduce da un drammatico litigio avvenuto per una sciocchezza, il mio comportamento sarà giusto e inflessibile. Capiranno.
Quando verranno ad elemosinare un complimento per il lavoro svolto io saprò rispondere adeguatamente alla loro richiesta, per accrescere e rinforzare la loro autostima.
Quando saranno svogliati e non collaboreranno coi compagni, si abbandoneranno alla pigrizia senza fare la loro parte, io saprò richiamarli all'ordine e far sì che capiscano l'importanza del gioco di squadra.
Quando non useranno toni adeguati nel chiedersi cortesie e favori io insegnerò loro l'educazione, il "per favore" e pure il "grazie".
Quando si ergeranno al ruolo di capo e approfitteranno in malo modo del loro potere, quando sperimenteranno prepotenza e arroganza, allora li sgriderò, con gli occhi cattivissimi.
Quando, dopo essersi presi un impegno, non si sentiranno più in grado di affrontarlo e si attaccheranno a mille scuse pur di declinare, io cercherò di convincerli dell'importanza di mantenere un patto, o una promessa.
Quando smuinuiranno il lavoro degli altri, farò loro capire che ognuno ha un suo ruolo ed è più o meno portato per determinate attività, ciò che conta è che dia il meglio di sè e ci metta tanta buona volontà.
Se dovessi intraprendere questa carriera ne farei una questione di principio, la considererei la mia missione, e, appassionata, approfitterei di quelle menti genuine e duttili, di quel materiale trattabile, di quella sconfinata capacità di apprendere e di arricchirsi.
E' un peccato che io non dimostri lo stesso entusiasmo quando le medesime problematiche si ripropongono con adulti grandi e grossi e vaccinati, altrimenti st'estate sarebbe uno spasso.