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giovedì, 19 giugno 2008

"Siamo..." "...tornate"

Le chiamavamo affettuosamente Qui Quo e Qua, pur essendo donne e pur essendo nate intorno al 1930, anno più anno meno.
 
Parlavano in tre e parlavano per tre, avevano un figlio in tre, nel compilare il menù sceglievano il piatto che preferivano e lo moltiplicavano per tre. Camminavano nello stesso identico modo, in fila indiana, indossavano copricostumi uguali di colori diversi, ridevano in contemporanea e di un'identica risata. Comparivano alla vista sempre in tre e condividevano ogni cosa, compresa una casina in provincia di Piacenza, dove vivevano loro tre soltanto, e nella quale ogni sera si coricavano alla stessa ora.
 
Da qualche anno a questa parte venivano al grandhotel ogni estate, e, quando poteva risparmiar loro un travagliato viaggio in pullman, le accompagnava con la macchina un uomo gentile e premuroso, figlio della sorella di mezzo, ma cresciuto ricevendo le attenzioni di tre mamme.
        
Come tutti gli affezionati ed abitudinari vecchini che ogni anno ci allietano con la loro presenza, alla fine di ogni vacanza si premuravano di puntualizzare: "grazie di tutto..." "...e arrivederci al prossimo anno..." "...sperando di essere ancora al mondo."
 
Questa mattina ne ho vista entrare una dal portone dell'ingresso dell'hotel e alle sue spalle, puntuale, la seconda, con lo stesso sguardo buono ed un sorriso triste.
 
"Mi chiami quando sono ingrassate un pò, e solo allora le verrò a prendere", mi ha ordinato il loro figliuolo, preoccupato per la salute di quelle paperette che vanno consumandosi da quando, da qualche mese in qua, sono costrette a pensar per due.
postato da: adelantegiu alle ore 12:03 | link | commenti
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
mercoledì, 18 giugno 2008

Non solo ignoranza

Un vecchietto striminzito ma impettito, con il volto pallido, le labbra viola, il naso aquilino, la cute screpolata, il collo da avvoltoio, lo sguardo da usuraio ed una cravatta a riprendere le labbra, in dieci minuti di pezza mi ha ridotto uno straccio.
           
Saccente ed irremovibile, in un brevissimo lasso di tempo mi ha delineato uno sconvolgente quadro della società.
     
Dopo aver debuttato con un commento sprezzante sull'aperitivo che gli era stato offerto, ci ha tenuto a svelarmi quel che la sua lunga vita gli ha insegnato.
     
E allora via di xenofobia: "gli stranieri portano via il lavoro, rubano, uccidono, spacciano, violentano le donne e si approfittano delle persone anziane ed ammalate". Nella sua città, mi ha spiegato, c'è da aver paura ad affacciarsi fuori. I rumeni in particolare, ha precisato: "la peggiore delle razze".
 
Dopo un'occhiata al mio spoglio anulare sinistro, mi ha domandato a bruciapelo se fossi sposata e se andassi in discoteca.
       
Ha avuto così modo di introdurre la seconda parte del monologo: mi ha illustrato infatti che non ci si sposa più e se ci si sposa ci si lascia, quando ci si lascia si va in rovina, diventa impossibile rifarsi una vita. Ha spiegato che i giovani sono irresponsabili, senza valori, bevono e si drogano, e che le discoteche sono quanto di più pericoloso ci sia. Dopo aver aggiunto che i bambini di questa generazione sono viziati ed insopportabili, che neanche il clima è più quello di una volta e che nessuno ormai ha rispetto per gli anziani, ha preso fiato.
 
Al mio vano tentativo di prender parola per contraddirlo su un paio di punti ha ringhiato: 
 "mi scusi ma Lei signorina non li legge i giornali?!"
 
Beh, poco dopo la mia scortese fuga, è andato a dispensar saggezza altrove.
 
Allora io mi auguro che qualcosa abbia portato quel vecchio a sospettare che la ragazza tanto carina dietro al bancone del bar non sia propriamente italiana.
              
Non vorrei infatti che generosamente abbia rivelato le stesse sudate verità anche a quella seconda giovincella sprovveduta, in particolare mi auguro che si sia tenuto per sè ciò che sa di quel popolo dell'est che ultimamente, per un motivo o per l'altro, sembra essere un pò sulla bocca di tutti.
postato da: adelantegiu alle ore 17:28 | link | commenti (1)
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel
domenica, 08 giugno 2008

Immagini smarrite

C'era un bambino con una cartaccia in mano ed il braccio teso verso uno spazzino, il quale fissava il pavimento e la sua scopa con la testa troppo tra le nuvole per accorgersi di quel cittadino coscienzioso. C'era lo stesso bambino che, riuscito nel suo intento, fiero e un pò imbarazzato, tornava correndo dal padre guardingo e gli saltava sulle spalle.
 
C'era una bambina con un vestitino rosa e un fare da danzatrice in erba che saltellava per Piazza del Campo sotto lo sguardo incantato di un nonno piuttosto vecchio con le mani tremolanti e senza denti. Lui era di schiena con le braccia incrociate dietro, sull'attenti, e da lontano un altro bambino trascinava il babbo per mano proprio verso quella ballerina.
 
C'era una ragazza straniera addormentata sulle mattonelle sotto al sole, e di quella figura rannicchiata saltavano agli occhi le scapole sporgenti. C'era un signore altrettanto addormentato, ma a pancia in su, e di quella figura supina, invece, ciò che di sporgente monopolizzava l'attenzione era la pancia tonda.
 
C'era una ragazza scalza a gambe incrociate che leggeva, aveva i capelli corti, un'aria assorta e non poteva che essere iscritta a lettere. Poco lontano c'era un ragazzo altrettanto scalzo, inglese, con una maglia verde e i dread. Lui se n'era accorto, di esserci.
 
C'erano dei bimbi che erano di casa lì e con la bella stagione probabilmente si ritrovano ogni giorno, come quel giorno, proprio al centro della piazza e giocano a lanciarsi una pallina che non rimbalza e contano i punti, e sono convinti di essere dei gran lanciatori e di vincere sempre, entrambi.
 
C'erano due amiche di spalle, sedute una di fianco all'altra, che si guardavano complici e ridevano.
 
C'era un papavero scelto accuratamente tra tutti quelli incontrati sul ciglio della strada, sotto il sole del mattino.
 
C'erano sei vecchiette, appena più appartate, nel parchino intimo su cui s'affacciano i loro balconi, vecchiette che d'inverno sentono la mancanza di quegli incontri pomeridiani, ma che a fine estate, secondo me, non ne possono quasi più.
 
C'era un ragazzo con la barba, una maglia viola e la mia borsa a tracolla, colto mentre rideva, quando era serio, accigliato, impegnato e distratto.
 
Lui lo ricatturerò in ogni espressione. Tutto il resto, invece, è irrecuperabile, insieme a quella piccola macchina fotografica che mi riempiva di soddisfazioni.
postato da: adelantegiu alle ore 13:26 | link | commenti (6)
categorie: cronache di viaggio