Il balconcino del mio nido nella capitale si affaccia su un cortile interno dai muri scalcinati, un cortile interno che son decenni che elemosina una rinfrescata, un cortile interno snobbato dal sole, eppure impreziosito da qualche panno steso colorato e frequentato essenzialmente da piccioni, tanti, grossi, sudici piccioni.
Qui ogni rumore rimbalza da una parete all'altra come in un flipper ed si infila in ognuna delle finestre aperte, così, quando sono alla scrivania a studiare, oltre all'arietta che mi tiene sveglia, lascio che entri un assaggio di nove piani di persone che, come me, hanno una stanza che si affaccia nel privè. Così si condividono le cose, un pò all'antica.
A terra, laggiù in fondo, c'è un parcheggio a pagamento ed un parcheggiatore piccolo piccolo di cui dall'alto intravedo la pelata soltanto. Le sue parole dal pesante accento romanesco s'innalzano al cielo scandendo così le nostre giornate.
Il suono dei telefoni è un drin drin squillante e demodè. Spesso succede che nessuno risponda, quello che si sente allora sono le bestemmie di chi vorrebbe un pò di pace.
Francesco dev'esser molto piccolo e piange spesso, forse meno di mattina con la nonna che al pomeriggio, quando la famiglia al gran completo trotta per casa, sopra di me.
Gli odori, fin dall'alba, son quelli di pietanze fatte in casa, saporite, gustose e caloriche. Di certo non sarà la mia pasta in bianco o la ricottina ad allietare i vicini col suo profumo.
Al pomeriggio qualche signora un pò attempata guarda le telenovelas che passa retequattro e allora non devo neanche chiudere gli occhi per immaginare la mia nonna, assorta, ad un metro dal televisore, con le finestre spalancate, il grambiule e le gote arrossate, al piano di sopra.
Il tg3 è quello che va per la maggiore, tra di noi.
Da qualche parte c'è un grande fan di Rino Gaetano.
La gente, in genere, va a letto presto. E si sveglia altrettanto presto, al contrario di me. E di prima mattina non esige delicatezza e ovatta, al contrario di me.
Ogni tanto qualche bella sorpresa mi delizia, come una Farewell che rimbomba quando meno me lo aspetto, e a tratti sembra che parli a me di me, e canticchiamo, io e una ragazza che non so che faccia abbia, e nemmeno esattamente dove stia.
Così, nonostante mi lamenti sempre degli inquilini che furbeggiano, del bagno sporco, della polvere e della cucina senza tavolo, poi in fondo qualcosa mi mancherà, di questa insolita sistemazione, ora che sto per lasciarla.
Perchè, se a volte ricerco ansiosamente solitudine e silenzio, in questi giorni di delirio sui libri queste presenze chiassose mi rallegrano e mi tengono un pò compagnia.
Ma questo non sono stata a specificarlo alla nuova potenziale inquilina, quando è venuta ad esaminare stanza e casa, ha trovato il bagno insolitamente pulito, si è mostrata interessata e mi ha domandato, fissandomi negli occhi: "la camera è silenziosa, vero?"
In uno slancio di sincerità avrei dovuto confessarle che sei piani più in basso uno dei parcheggi è riservato ad una specie di ruspa che quando fa manovra son tentata di ripararmi la testa dai calcinacci. Ma, se mi avesse conosciuto, più efficace ancora sarebbe stato dirle semplicemente che quel bestione è in grado di interrompere il mio sonno, di mattina.
Però c'era il mio coinquilino-padrone che, comparso immediatamente alle spalle della ragazza, mi scrutava minaccioso, aspettandosi da me una risposta che non vanificasse ogni suo sforzo, in primis quel bagno da lui nel pomeriggio ricondotto ai minimi livelli che la decenza impone.
Così ho pensato "chissà, magari questo rumoreggiare caldo e casereccio un giorno potrebbe allietare anche lei", e le ho mentito spudoratamente.