C'è un posto dove percorro a piedi lunghe distanze oppure prendo i mezzi con la musica nelle orecchie. Lì non posso permettermi di spegnere la sveglia, faccio la doccia in ciabatte di gomma e mi indignano i professori che leggono dai libri.
Invece, altrove, una ragazzina mi aspetta per essere portata fuori a cena. Per l'occasione indossa una gonna scelta con cura, ma nel giro di poco se ne dimentica, non appena eccitata s'immerge nei suoi racconti pieni di eccessi e confusione.
C'è un posto dove si pranza e poi ci si mette a studiare, insieme. E come a scuola si chiacchiera troppo, poi a una cert'ora si fa merenda.
C'è un posto che dal finestrino non ha eguali. E dalla finestra della mansarda nemmeno.
Poi ce n'è un altro. Lì i caffè durano pomeriggi interi, e quando mi sveglio il pranzo è già in tavola. Lì, quando si può, gli umori migliori vengono sfoggiati per l'occasione.
C'è un posto dove posso inventarmi, un altro dove non ci casca nessuno.
C'è un posto dove la realtà deve fare i conti con le fantasie di una vita, e lei, imperterrita, se la gioca.
C'è il nuovo da far mio, e c'è la quotidianità che si fa straordinaria.
Chissà se a fermarmici starei altrettanto bene in ognuno di questi luoghi, oppure se il segreto sta nel passare, assaporare e poi risalire sul treno.