se non io, chi? se non ora, quando?

Chi sono

Utente: adelantegiu

Links

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 29 gennaio 2008

Dolorose scelte

Non so dire quanto mi desiderasse, nè perchè non si scoraggiasse, ma con certezza so il contrario, quanto io volessi lui.
Quando inciampava nel domandarmi un bacio cercavo di illudermi che mi sarebbe bastato. Ma non funzionava, così declinavo, compiendo l'ennesima mia punizione.
 
Gli avrei baciato le ferite di guerra e sono certa che le avrei guarite, una ad una, col respiro e la saliva e con le orecchie, tese ad ascoltarne di ognuna la storia.
L'avrei fatta mia, la storia di quelle cicatrici, l'avrei succhiata e poi raccontata. Sottovoce, in confidenza.
Quante volte ho immaginato la stessa tavola, gli stessi commensali, lo stesso fuoco del camino acceso e lo stesso vassoio di patate lessate.
Nulla volevo che cambiasse, solo l'intensità di quegli sguardi, affinchè riuscissero a mantenerci stretti, evocando quel bacio di poco prima, quel bacio furtivo, che stava scadendo.
Le mie mani e le mie labbra, che come scolarette attente già avevano imparato tanto, a tarda notte lo avrebbero consolato e poi lo avrebbero addormentato. L'esperienza, la dedizione e la passione lo avrebbero rapito, speravo un giorno innamorato.
 
Invece il mio desiderio si deve alimentare tramite i miei occhi, loro che non fanno altro che pensare a lui. Si deve nutrire dei suoi sorrisi, della sua voce calda, della sua sola gentilezza e di quei pochi imbarazzati e teneri baciamano.
Ma che smetta di domandarmi la ragione del mio diniego.
Io non posso spiegargli che, nell'apprendere quell'arte che vorrei portargli in dono, io ho accolto in me il motivo della mia intramontabile infelicità.
La mia, di ferita, poi nessuno l'avrebbe guarita.
Che torni a casa ignaro, l'italiano, ma che non dimentichi quella straniera che custodiva le sue porzioni come il più prezioso dei regali. Quella sgualdrina che, tra tutti i soldati, aspettava quell'uomo di tanto lontano come una moglie premurosa e amabile.
postato da: adelantegiu alle ore 03:22 | link | commenti (2)
categorie: rielaborazioni, cronache di altri tempi
domenica, 27 gennaio 2008

Screzi

Di ritorno dall'edicola, con il cane al guinzaglio, un sole arzillo e nessuna voglia di tornare a rinchiudersi tra le mura domestiche, la teen-ager ha respinto la mia proposta:
 
"no Giu, di sabato pomeriggio al parco con te mi vergogno, cerca di capire, sono un'adolescente."
 
Allora io ho cercato di capire.
 
Soltanto che dieci passi dopo, svoltato l'angolo, nell'incrociare le sue amichette sorridenti ed eccitate avviarsi salterellando verso lo stesso parco, è stato più forte di me. Quando festanti l'hanno invitata ad unirsi a loro, il mio ghigno vendicativo è stato piuttosto eloquente.
 
Non è cattiveria, su. E' che mi è stata servita proprio su un piatto d'argento.
postato da: adelantegiu alle ore 02:36 | link | commenti
categorie: cronache familiari, mia sorella teen-ager
giovedì, 24 gennaio 2008

In riga

Dopo che mi è stato fatto notare che il prodotto che ho utilizzato in cucina per eliminare delle fastidiose macchie di caffè invecchiate non era decisamente quello ideale,
  
dopo che sono stata richiamata all'ordine per aver dimenticato la luce del corridoio accesa,
  
dopo che mi è stato illustrato una volta per tutte il funzionamento dettagliato della nostra lavatrice,
 
dopo che mi sono state accuratamente indicate le alternative che possiedo per quanto riguarda la stesura dei panni,
  
dopo che sono stata colta in fragrante mentre per cena sbocconcellavo un panino sul letto,
  
dopo che è stato amaramente supposto che io non sia una grande cuoca,
  
dopo, insomma, aver scoperto che in questa casa ci sono delle regole e che colui che lavora come responsabile-gestione-personale è professionalmente deformato,
  
io non solo mi sento in prova,
  
ma temo che domattina presto,
 
quando sgaiattolerò via da questa casa per salire su un treno diretto in terra di romagna prima che sorga il sole, 
 
quando con una mano sulla maniglia starò per tirarmi dietro il portone e sarò ormai illusa di avercela fatta, 
 
in quel preciso momento una voce risoluta alle mie spalle mi sorprenderà, spaventandomi a morte:
      
"e tu do-do-dove credi di andare?"
  
Abbandono del posto di lavoro o un angosciante rapimento kafkiano?
postato da: adelantegiu alle ore 02:46 | link | commenti (3)
categorie: cronache romane
martedì, 22 gennaio 2008

Sollievo

Sarà perchè con precisione la ragione che mi ha spinto qui spesso mi sfugge, sarà per questi conquilini che sprangano le porte, sarà per quella gente che va e viene, o per quelli che se ne sono andati e basta. Sarà per questa strada che non è ben segnalata, per questo ennesimo spietato mettersi in discussione, o per via di coloro che ultimamente mi hanno un pò troppo scoperto.
    
Fatto sta che talvolta temo che la capitale non si riveli generosa con me, ho il terrore che non mi riservi entusiasmanti sorprese. Arrivo quasi a rimpiangere ciò che è abitudinario, la tranquillità e la quiete di chi sta bene dove si trova, la certezza di sapere con chi poter andare al cinema, di sera.
     
A questo pensavo, sui libri, nel giorno in cui mi ci sono rimessa. Che ho un pò paura. Anche solo che nessuno butti giù la porta della mia stanza quando mi succederà di affondare nel letto, come può succedere un pò sempre. Che se dovessi morirci, in questo letto, quei tre lo scoprirebbero quando c'è da dar l'affitto.
       
Così, per distogliere l'attenzione dalle preoccupazioni, ho pensato di camminare fino al supermercato, che lì l'opportunità di fare una spesa sana e coscienziosa mi riempie facilmente di una fugace positività.
       
E' stato mentre camminavo distratta tra uno scaffale e l'altro, che ho sentito una voce allegra e squillante rivolgersi a me e salutarmi.
         
In nessun altro momento sarebbe stato più rassicurante incontrare una simpatica coetanea romana conosciuta in quel di Valencia e mai più rivista, e, soprattutto, in nessun'altra circostanza sarebbe stato più esaltante scoprire che la fanciulla abita proprio a un tiro di schioppo da qui.
 
E' perchè non credo in nient'altro che al caso che non ho messo in discussione che si sia trattato semplicemente di una appropriata e brillantissima botta di culo.
postato da: adelantegiu alle ore 02:52 | link | commenti (6)
categorie: cronache romane
giovedì, 10 gennaio 2008

Chi ben comincia

Ecco, io potrei facilmente chiudere un occhio per quel che riguarda la pulizia. Sbufferei, smadonnerei, sacrificherei un pò del mio preziosissimo tempo, se necessario, per far rientrare nei limiti della decenza non solo il mio nido e la cucina, ma eventualmente anche il bagno, quel bagno.
     
Allo stesso modo non credo mi peserebbe eccessivamente rinunciare alle loro manifestazioni d'affetto, e anche al loro affetto. Insomma, sono certa che acquistando un minimo di confidenza i loro "ciao" verran scanditi meglio. Poi magari col tempo ci scapperanno anche due chiacchiere di circostanza, chissà.
 
Il problema è un altro.
   
I conti, all'inizio, li ho fatti tornare. L'entusiasmo annebbiava la mia mente e quel lettone l'avrei pagato oro. M'importava ben poco di quanto di preciso sborsassero i miei soci, diedi per scontato che loro fossero in buona fede e che la mia stanza valesse di più. 
      
Questo finchè:
         
"ma figurati!! certo che la tua baristamica può fermarsi per un pò!!!"
          
Non mi spiego come il prezzo della mia cameretta, se utilizzata temporaneamente come doppia, possa aumentare vertiginosamente fino a toccare la metà dell'importo totale della casa. Casa che consta di altre due stanze, una singola e una doppia, la quale (nido fraterno dei due potenti affittuari di vecchia data) è ben più ampia e confortevole della mia (se non altro ha due lettini separati).
        
Già il pensiero di sacrificare buona parte del mio spazio vitale e altrettanta della mia intimità (e di mettere così a repentaglio una promettentissima amicizia) mi rendeva incerta e dubbiosa, ma l'idea che quei furbini ci facciano la cresta sopra a dir poco mi indispone.
            
"Ma affittuario, dimmi un pò, a quanto ammonterebbe la spesa mensile se nei miei due metri quadri ci accampassimo in tre? Se nella mia stanzina, di traverso, ci piazzassi anche una brandina? E una brandina e un saccoapelo? Brandina, saccoapelo e sedia a sdraio?"
           
Ho pensato di domandarglielo con l'intento di scoprire se, giunti a coprire l'intero importo dell'affitto dell'appartamento, il coinquilino lavoratore avrà il coraggio di dire stop, e accontentarsi di alloggiare a gratis, oppure riterrà opportuno sfruttare l'occasione per raccimolare due soldini in più, da intascare per le spese extra, che affiorano continue in quella che è una città tanto bella quanto cara.
          
Ora, io alla sporcizia, per un pò, ci potrei sicuramente passar sopra, e anche alla mancata cordialità: ho pronti nel taschino rimedi efficaci come armarsi di spugna o barricarsi in camera. 
Il problema è che per quella disonestà che non va nè su nè giù io non so davvero a che stratagemma ricorrere, purtroppo.
postato da: adelantegiu alle ore 04:39 | link | commenti
categorie: cronache romane
lunedì, 07 gennaio 2008

Un'altra storia

Era ancora una bambina, la Franci, quando conobbe un ragazzetto belloccio, schivo e sostenuto, un ragazzetto che aveva occhi solo per lei (che altrettanto piacente non si sentiva proprio), un ragazzetto che, in breve, poi divenne il mio babbo, e l'unico uomo per lei.
 
Ciò nonostante c'è una storia, ufficiosa, che risale ad ancor prima.
 
Lei diventa rossa e sminuisce, "in fondo è stato solo qualche bacio".
    
Ma sarà perchè dopo di lui non c'è stato spazio per altri, sarà per quell'insolita testa di capelli ricci e scompigliati, sarà perchè ha rappresentato un raro andare fuori dalle righe, o forse sarà per quel bel quadretto che un dì le portò in dono, fatto sta che, quel fanciullo esile e ribelle che una Franci adolescente per un poco ha frequentato, è stato un personaggio tutto sommato significativo, nella sua storia.
 
E' per ciò che, in questo pomeriggio freddo e nebbioso in cui abbiamo casualmente scoperto che quel ricciolino ha poi realizzato il suo sogno ed ha davvero fatto strada nel misterioso ed affascinante mondo degli artisti, lei sta in cucina a spadellare e strofinare come al solito, ma sono convinta che i pensieri, in via eccezionale, vadano a quella sè che non è mai stata, ma che, per qualche ora, da bambina, ha immaginato di poter diventare.
 
Si starà chiedendo, insomma, come sarebbe stato diventare la compagna di quel suo pittore anarchico.
postato da: adelantegiu alle ore 17:06 | link | commenti (2)
categorie: cronache familiari