Ne ho parlato in passato di lui, del fatto che non elargisce soldi, regali nè tantomeno carezze. Poche smancerie, poche gratifiche. Un buon uomo, un pò troppo burbero e smemorato. Un vecchino che ci prova, di tanto in tanto, a raccogliere su un foglietto le quattro date di nascita che vorrebbe tenere a mente, ma mai che ne prenda una, quando viene il momento. Colto in fallo, si lamenta non solo di avere perso il foglietto, ma anche il calendario.
-Beh-, ho pensato poco fa, -io a salutarlo ci vado lo stesso. Non importa se tra una decina di giorni, imbattendosi in mia sorella in giardino, le domanderà dove sono finita, che non mi vede da un pò.-
"NONNO, sono venuta a salutarti, vado in vacanza per un pò".
Urlo a squarciagola, per sovrastare il volume del tg3, oggi forse ancor più alto del solito.
"Dov'è che vai?"
"Vado a Cuba, nonno, in giro per Cuba."
"Ah", ride, "cosa vuoi diventare comunista?"
E' soddisfatto, si vede. Forse per via del mio interesse per quell'isola, ma probabilmente anche perchè s'attaccherebbe a tutto, al giorno d'oggi, pur di vedere la sua sinistra tenere botta. Ma su questo non si dilunga, posso solo intuirlo. Piuttosto, convinto di non avermene mai parlato, mi racconta del suo viaggio in Russia, unica terra straniera su cui ha poggiato piede. Lascio che finisca, domandandomi, come ogni volta, com'è possibile che di tanto materiale a disposizione finisca sempre col narrar le stesse storie, nell'identico modo.
"Allora nonno io vado, ci vediamo presto, ok?"
"Va bene, stai attenta, auguri."
Ma mentre mi avvio alla porta, la svolta.
"Ah Giulia. Hai bisogno di qualcosa? Di qualsiasi cosa? Forse di soldi? Senza problemi, davvero, che tanto io campo di poco."
E' convinto, ha già la mano alla tasca, insiste.
Ma io sorrido e rifiuto, che oggi non me la sento proprio di approfittare di questo suo raro momento di debolezza e, a modo suo, di tenerezza.