"Settembre è il mese del ripensamento, sugli anni e sull'età
Dopo l'estate porti il dono usato della perplessità, della perplessità
Ti siedi, pensi e ricominci il gioco della tua identità
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità"
(Francesco Guccini, "la canzone dei dodici mesi")
Ieri ho pensato che non vorrò mai fare la psicologa. Il mio scettismo era esploso, l'interesse non era sfumato ma un improvvisato realismo mi faceva sostenere che quella carriera, in realtà, non la intraprenderò mai.
Idem per il sogno nel cassetto. Mi son detta: son diversi da me, gli scrittori. Io sono troppo qui, troppo controllata, troppo sobria. Non c'entro mica nulla, io.
Questo mestiere qua? Non credo di essere tagliata, nè tantomeno penso che mai m'entusiasmerà. E solo gli entusiasmi mi motivano a sufficienza.
E quindi come titolare non riesco a non immaginarmi sorniona, frustrata e ingrassata.
Ieri ho pensato anche: sì, saran vispi e un pò ricci ma se li stringi nel pugno non rendono, tra le mani diventan niente. Poi ho un buco. Lassù, di dietro, nel mezzo, "son lecchi", dice. Saranno anche lecchi ma se ho qualcuno alle spalle li raccolgo in quell'acconciatura un pò ridicola.
Ieri alla mia migliore amica ho detto "Meraviglioso il tuo agosto, eh?", senza riuscire a dissimulare vittimismo, rassegnazione, invidia (immancabile) e bisogno di attenzione e d'amore.
Ieri ho pensato che andare a Roma fosse irragionevole, che il veneto fosse deprimente, che mettersi a dieta fosse inutile, che a chi piacevo piacessi per contorti meccanismi inconsapevoli ma ignobili, e che il futuro, in conclusione, non mi riservasse granchè.
Accidenti agli specchi, ieri.
Ma oggi è tutto diverso.
Claro. Oggi siamo in settembre.
Mi basta lo scoccare della mezzanotte.
Mi aiuta gironzolare per la notte bianca del fiore all'occhiello delle mie zone, quando il momento arriva.
Mi esalta il sole e qualche preziosa, seppur effimera, soddisfazione.
Mi rallegra sentir ripetere il suo nome, settembre di qua, settembre di là. Il mese di Eskimo, delle novità, dei fichi e dell'uva, del nome di un cavallo, dell'aria che profuma, della riviera che si svuota, di "io vagabondo in una notte di settembre mi svegliai", del mio compleanno.
E nonostante mi ci sia avvicinata, ora mi spaventa quasi meno quella data lì. Un pò, beh, un pò in realtà sì.
Vedremo.
Bien.
Buon settembre anche a voi, insomma.