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domenica, 30 settembre 2007

Questa domenica in settembre

C'è stata la notte bianca, il vino, facce amiche, baci e abbracci.
 
C'è stata la colazione a letto, poi una visita improvvisa e un cabaret di pasticcini rannicchiata sul divano.
 
C'è stato un pranzo in famiglia, di quelli che una volta mi facevano sbuffare.
 
C'è stata una nonna genuina, generosa e con gli occhi vispi. Una nonna golosa, schietta, curiosa, appassionata, scurrile e rumorosa. Poi d'improvviso assorta. Una nonna che non era la mia, ma tanto somigliante alla preferita delle sue sorelle, quella che oggi ha cercato di sostituire, negli intenti.
 
C'erano le lasagne la cui ricetta hanno imparato insieme, ma che poi tempo ed esperienza han reso di gran lunga differenti.
 
C'è stata colei che, la stessa domenica di ventitre anni fa, avrebbe detto, un pò meno poeticamente, "l'è nèda ad dmenga, la ven sò na vagabònda".
 
C'è stata una casa in campagna, in via Del Campo, con la campana al cancello e impregnata di odori.
          
C'è stata una mamma, ne sono sicura, che dalla sua nave-crociera parcheggiata in Turchia, con gli occhi lucidi, si preferiva qui.
                  
C'è stato Gino, il gallo domestico, che scorazza fiero per casa e giardino, che si fa accarezzare, prendere in braccio e fotografare. Gino che la teen-ager avrebbe avuto il coraggio di prender su e portare a casa. E sentir cantare all'alba.
 
C'è stato un messaggio scarno ma onesto, che forse, forse, toglie definitività all'assenza. Forse no.
 
Ci sono state torte, mazzi di fiori, tante attenzioni e risate chiassose.
 
C'erano le solite due gambe incrociate su cui appoggiare la testa al parco. Per poi ripetersi, filosofeggiare e discutere.
 
Ci sono stati dei regali improvvisati, dei regali significanti, dei regali premeditati e dei regali dimenticati.
 
Ora ci sono le idee un filo più chiare, progetti esaltanti, presenze ingombranti e buoni propositi.
 
Insomma il giusto, questa domenica è pesata il giusto.
postato da: adelantegiu alle ore 20:35 | link | commenti (1)
categorie: ricorrenze
mercoledì, 12 settembre 2007

Tra il dire e il fare

Fuggendo a gambe levate dal grandhotel prima che fosse realmente vuoto, ambivo a qualche ora da dedicare soltanto a me stessa e alle scelte da prendere. Desideravo farlo nella quiete più assoluta, senza pressioni, invasioni nè alcun genere di interferenze.
Per questo sono scappata a casa, sola, prima che arrivasse il resto della famiglia come una mandria di buoi.
              
Si è trattato di meno di ventiquattro ore. Una giornata passata a tirare giù libri dagli scaffali, accatastarli fra pavimento e letto, riordinarli lentamente per autore, spolverare qua e là, cestinare il più possibile, selezionare canzoni che riempissero il silenzio della mia casa grande, e piagnucolare più di un bel pianto. Terapeutico ed indispensabile.
               
Eppure in men che non si dica hanno deciso di attaccare il mio fortino. I nemici sono arrivati con macchine strabordanti da scaricare, spirapolveri impazzite, olio di gomito, isterismo, confusione e il desiderio che questa casa abbandonata ritorni in fretta a vivere.
In testa naturalmente la Franci, che vorrebbe la seguissi a ruota, una Franci iperattiva, maniacale, carica come una molla. Una Franci stanca ma entusiasta nel mettere le fondamenta su cui si augura nasca e cresca un inverno straordinario.
          
E con lei che mi sprona e la bambina che sclera, io inerte guardo i miei progetti andare a puttane e la mia camera ferma immobile nel punto di massimo delirio. Poi, se m'attacco al computer a conteggiare CFU, l'inerzia mi si tramuta in rabbia. E gli sbuffi in oltraggiose parolacce.
        
E dire che sul serio la sognavo da tempo, questa fruttuosa ed appagante prima settimana di libertà.
postato da: adelantegiu alle ore 03:36 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, 06 settembre 2007

A lungo termine

Questi anziani vacanzieri settembrini che sorseggiano annoiati camomilla fanno proprio il caso mio. Paiono interessatissimi quando, con la scusa di una botta di spugna al tavolo, mi avvicino ed attacco a parlare di qualcosa. Succede infatti che eccitazione ed euforia a volte mi rendano logorroica e smaniosa di chiacchierare e chiacchierare.
                                 
Carini i vecchini, ma rimane la teen-ager la mia interlocutrice preferita: la schietezza fatta a persona, tagliente e poi dolce, tredicenne e d'improvviso saggia. Ironica e punzecchiante. L'unica che ride ma mi prende seriamente, a volte.
Ieri però il suo nuovo taglio di capelli monopolizzava le sue risorse attentive. Inutile ricordarle l'imminente inizio della scuola, invano chiederle consigli o favori, sciocco cercarla dove non c'era uno specchio.  
Ieri sembrava non avere orecchie mentre minuziosamente spostava ogni ciuffetto di millimetro in millimetro, cercando di raggiungere la perfezione.
                 
Io gliel'ho detto lo stesso:
"oh sai Teodolinda che oggi ho deciso cosa voglio fare da grande?" 
E indifferente al suo disinteresse ho proseguito:
"farò la fotografa. Girerò il mondo con la mia macchina fotografica e poi correderò queste foto con racconti, storie e commenti e così fonderò il viaggiare, lo scrivere ed il fotografare. Pensa un pò che meraviglia."
                                                              
Non ha colto l'entusiasmo nei miei occhi, non potendo staccare lo sguardo dall'acconciatura. Niente abbracci, congratulazioni, neanche un tiepido "in bocca al lupo".
                                 
Poi però stasera, visibilmente soddisfatta dell'impeccabile frangetta, mi s'è avvicinata e, come se ci avesse riflettuto su per ore, m'ha fatto:
        
"ecco Giu, vedi, riguardo a quello che m'hai detto oggi... Ho pensato che il mio matrimonio sarà un evento così importante, ma così importante, ed io sarò così bella, ma così bella, che non potrò fare a meno di ingaggiare un fotografo bravo, ad immortalare il tutto. Vero, serio, professionale. Invece non vorrei che quando accadrà tu ti trovassi senza lavoro, un pò disperata, e poi io mi sentissi costretta ad affidare il ruolo a te."
                 
Le ho dovuto dire che non si preoccupasse. Davvero le ho promesso che non m'offenderò.
postato da: adelantegiu alle ore 01:36 | link | commenti
categorie: cronache familiari, mia sorella teen-ager
lunedì, 03 settembre 2007

Debolezze

Roma o Padova?
Questa domanda mi perseguita, si sa.
                           
Per puro caso questo rinnovo domenicale del rango in sala mi ha portato a dover servire due famiglie di romani.
Un bambino indisponente e un babbo scettico. Una madre dalla voce stridula e una bambinetta truccata e parecchio maleducata. Cinque piatti di cui tre lasciati intatti. Figli al galoppo tra un tavolo e un altro. Sguardi poco convinti, scarsa pazienza e zero collaborazione. Il tavolo un campo di battaglia. Un accento che, addosso a loro, smarrisce musica e poesia.
                          
Ma se è vero che un uomo solo non fa paura, il dramma purtroppo incombe.
A fine pasto hanno richiesto che i loro tavoli vengano uniti ed hanno aggiunto che domani se ne sommerà un terzo.
Tredici persone non mi son mai parse una moltitudine. Prima d'oggi.
             
Confido nel piccolo, quel fanciullo da strapazzare, quello che stasera alla domanda "budino al cioccolato o mousse ai frutti di bosco?" ha risposto senza esitare "cioccolato di bosco!" ma poi ci ha ripensato e si è corretto. 
"Voglio un budino di frutti", ha dichiarato.
Confido in lui, in quel topino con gli occhioni e i capelli ingellati, che in ginocchio arriva appena ad affacciarsi alla tavola imbandita.
                                
E spero, quindi, di non trovarmi domani sera a comunicare al mondo intero che, non so a far cosa, ma io è a Firenze che me ne vado.
                            
Che oggi me ne sono arrivati anche cinque di loro e, dal loro angolino, intuitivi e solidali, mi guardavano impazzire e dispensavano sorrisi. E al mio "arrivo subito" mi donavano un radioso "fa con calma signorina, un c'è problema", che io, lo ammetto, mi scioglievo per un attimo come fa la neve al sole.
postato da: adelantegiu alle ore 03:18 | link | commenti (2)
categorie: cronache dal grandhotel
sabato, 01 settembre 2007

Eccolo qua

"Settembre è il mese del ripensamento, sugli anni e sull'età
Dopo l'estate porti il dono usato della perplessità, della perplessità
Ti siedi, pensi e ricominci il gioco della tua identità
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità
"
                          
(Francesco Guccini, "la canzone dei dodici mesi")
                                  
                                                                 
                      
Ieri ho pensato che non vorrò mai fare la psicologa. Il mio scettismo era esploso, l'interesse non era sfumato ma un improvvisato realismo mi faceva sostenere che quella carriera, in realtà, non la intraprenderò mai.
Idem per il sogno nel cassetto. Mi son detta: son diversi da me, gli scrittori. Io sono troppo qui, troppo controllata, troppo sobria. Non c'entro mica nulla, io.
Questo mestiere qua? Non credo di essere tagliata, nè tantomeno penso che mai m'entusiasmerà. E solo gli entusiasmi mi motivano a sufficienza.
E quindi come titolare non riesco a non immaginarmi sorniona, frustrata e ingrassata.
Ieri ho pensato anche: sì, saran vispi e un pò ricci ma se li stringi nel pugno non rendono, tra le mani diventan niente. Poi ho un buco. Lassù, di dietro, nel mezzo, "son lecchi", dice. Saranno anche lecchi ma se ho qualcuno alle spalle li raccolgo in quell'acconciatura un pò ridicola.
Ieri alla mia migliore amica ho detto "Meraviglioso il tuo agosto, eh?", senza riuscire a dissimulare vittimismo, rassegnazione, invidia (immancabile) e bisogno di attenzione e d'amore.
Ieri ho pensato che andare a Roma fosse irragionevole, che il veneto fosse deprimente, che mettersi a dieta fosse inutile, che a chi piacevo piacessi per contorti meccanismi inconsapevoli ma ignobili, e che il futuro, in conclusione, non mi riservasse granchè.
Accidenti agli specchi, ieri.
 
 
Ma oggi è tutto diverso.
Claro. Oggi siamo in settembre.
Mi basta lo scoccare della mezzanotte.
Mi aiuta gironzolare per la notte bianca del fiore all'occhiello delle mie zone, quando il momento arriva.
Mi esalta il sole e qualche preziosa, seppur effimera, soddisfazione.
Mi rallegra sentir ripetere il suo nome, settembre di qua, settembre di là. Il mese di Eskimo, delle novità, dei fichi e dell'uva, del nome di un cavallo, dell'aria che profuma, della riviera che si svuota, di "io vagabondo in una notte di settembre mi svegliai", del mio compleanno.
E nonostante mi ci sia avvicinata, ora mi spaventa quasi meno quella data lì. Un pò, beh, un pò in realtà sì.
Vedremo.
Bien.
Buon settembre anche a voi, insomma.
postato da: adelantegiu alle ore 19:07 | link | commenti (1)
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