There's a problem.
E' che qui al grandhotel sono troppo labili i confini.
Tra i miei spazi e tutto ciò che è di dominio pubblico, tra casa mia e il posto di lavoro, tra la compagna di sventure e la figlia del titolare, col suo ruolo inevitabilmente diverso, la sua posizione privilegiata.
Sono labili i confini tra la collega e la dipendente, la lavoratrice stagionale e la potenziale amica.
E ancora: tra la stanchezza fisica e quella psicologica, tra la voglia di scappare ed uno stato di malessere non meglio definito. Tra il lamentarsi il giusto e il lamentarsi troppo.
Tra il comprensibile esaurimento di risorse/pazienza/voglia e la percezione di terribili ingiustizie.
Tra lo spasso del libero cazzeggio e una noia mortale.
Sono labili i confini tra la conduzione familiare e la pretesa d'essere in famiglia, tra un cliente gentile e uno marpione.
Tra l'educazione e lo zerbinaggio.
Tra una chiacchiera di cortesia e una tortura senza via di scampo.
Tra gli ideali di un'idealista e delle illusioni del tutto inutili.
Si trattava semplicemente di non di abboccare come un paganello, ascoltare piuttosto quella vocina che mi diceva di ignorare un articolo intitolato "la grande truffa del pop: il cantautore diventa poeta", che compariva ieri su Libero.
Invece era corredato di fotografie dei miei pupilli e, ahimè, non ho resistito.
Et voilà la crème de la crème:
"Il cantautore è un mostro contemporaneo nato l'altroieri, che non è pesce né carne, non è zuppa né pane annaffiato, nè musicista nè poeta. Non sa far bene nulla, ma un pò tutto, come quei tuttofare che vi aggiustano la casa, un pò piastrellisti e un pò imbianchini, un pò elettricisti e un pò truffaldini."

buon compleanno, Franci