Ieri sera ho sentito un pò parlare del ragazzetto che qualche anno fa avevo messo al centro dei miei pensieri, prima che un misfatto mi portasse lentamente a metterci me stessa lì, dove faceva i suoi comodi lui.
Perchè quel meccanismo per cui facevo ruotare tutto intorno a lui mi aveva portato a prendere così male un fallimento che, dopo quella prima grossa pena amorosa, ho pensato bene che prima di imbarcarsi in un'altra avventura del genere fosse il caso di rinforzarsi, di far scorta di materie prime e beni preziosi, ho capito che bisognava m'attrezzassi meglio, per affrontare il seguente viaggio un pò meno impreparata, vulnerabile e scoperta. E così ha preso il via un percorso di rinnovamento, di comprensione e di costruzione di me stessa, ho cercato di capire come mi volevo, e un passo alla volta cammino verso questo mio ideale di me stessa, che fortunatamente si sposta sempre un pò oltre, come il mio babbo che nell'acqua continuava ad indietreggiare di un passo perchè io imparassi a nuotare.
E così sono ancora all'inizio di questo tragitto, il cui giro di boa risale ormai a quattro anni or sono, però in questo frammento di gioventù, che alle volte mi sembra insulso, la sottoscritta è piuttosto cresciuta, e ha cercato di colorare la sua vita, in misura sempre maggiore, coi colori dell'improvvisazione, della creatività e dell'allegria, individuando e perseguendo piccole e grandi passioni, e convinzioni, smussando appena gli alti e bassi, e ricercando un equilibrio sempre troppo lontano.
Insomma, adesso forse non ho il necessario per un viaggio transoceanico, non ho la zavorra per il giro del mondo, però, decisamente, allo stato attuale delle cose, un weekend altrove lo farei, e anche di più. Credo però che da quel posto dove ci sta una persona a fare i suoi comodi, dal di lì, non succederà più che io prenda e me ne vada, come poteva succedere allora. Ma magari mi sbaglio.
In realtà la Franci fino a qualche giorno fa non mi prendeva per niente seriamente e la sua unica raccomandazione, quando entravo nell'argomento, era "aò, vedi di non portarmi a casa un romanaccio, per cortesia".
Ora trovo stupendo come da un giorno all'altro, senza passare per domande dirette, spiegazioni esaustive, richiesta di una qualche (tra l'altro inesistente) certezza o motivazione razionale, abbia semplicemente captato tutto il mio entusiasmo, intravisto che faccio sul serio e mi abbia detto, spontanea e protettiva, "qua bisogna che tu ti organizzi e scenda al più presto a vedere un pò di casine."
Ma di un pò, non è meravigliosa la mia mamma?
Il problema di un presente poco stimolante è che non basta, costringe ad appigliarsi altrove.
Ma se m'appiglio indietro mi succede che busso, o busserei, a porte già chiuse, o socchiuse. Riprendo, o riprenderei, le carte in mano, le rimescolerei un pò, tornerei sulle mie scelte, comparirei, sorriderei, stuzzicherei, tormenterei, ripercorrerei. M'incolperei, come se avessi sbagliato tutto.
Allora mi concedo piuttosto di fantasticare sulla mia futura stanzina ai piedi del Colosseo, che tra i due mali, in fondo, è il minore. Così mi sento un pò Ivano, stasera.