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giovedì, 26 luglio 2007

Puramente casuale

Cara G.,
al contrario di te io, a giudicare, aspetto sempre. E ho aspettato, prima di giungere alla conclusione definitiva, ovvero che tu sia una persona triste, davvero tanto triste.
 
Sei una persona che prova soddisfazione nello sparlare di tutti con tutti gli altri, e non ha il ritegno nè l'astuzia per evitare di farlo con persone che sai che poi se lo riferiranno a vicenda, parola per parola, e s'interrogheranno sull'origine di tutta questa rabbia che, signora mia, ti porti dentro.
 
Mi fa vomitare la tua falsità: i tuoi sorrisi squallidi, che non risparmi neanche a me.
Mi urta il tuo leccare il culo ai clienti e farteli complici, contro tutto e contro tutti, con una mancanza di professionalità che da una lavoratrice come sei tu proprio non m'aspetterei: una che cura i dettagli, che si preoccupa delle apparenze, che mi riprende alla prima risata sguaiata che risulta fuori luogo in un ambiente così di classe.
 
Mi fa rabbia il tuo conformismo e come condanni tutto ciò che è diverso: da un orecchino nel naso ad una stanza in disordine, da chi studia di notte a chi dorme la mattina, passando per una birra a metà pomeriggio. Per non parlare di tutti coloro che hanno avuto l'inenarrabile sfortuna di non nascere dove sei nata tu, che, i poverini, come ti fanno pena. 
 
Odio inoltre come giudichi e spacci per vere le tue fantasie, e, gonfia del tuo sapere, a chi ti chiede racconti di quella che si è sposata con quello per soldi, o di quell'altra che è ormai proprio da ricovero, e solo per colpa di lui e dei suoi grilli nella testa.
 
E racconti di me, di come sono pigra, indisciplinata e anche un pò invornita, al punto da addebitare alla stanzanumerocento un leccalecca a cinquantaeuri, con lo zerovirgola dimenticato per la fretta nella penna.
Li rendi preziosi, questi tuoi scoop, probabilmente susciti pure interesse, che le confidenze, si sa, non perdono mai il loro fascino.
 
E' palese e assai ridicolo come tratti diversamente le persone seguendo criteri che io trovo sempre tanto superati, che invece la realtà mi sbatte in faccia quanto siano attuali.
  
Mi mette tristezza il tuo non fidarsi di nessuno, il vederti infastidita da chi invade i tuoi spazi, da chi sposta di un centimetro una penna, ed il tuo metter mano a qualunque cosa per poi lamentarti di come vieni sfruttata.
 
Mi infastidisce l'arroganza con cui eserciti potere sulle persone che professionalmente ricoprono un ruolo di importanza inferiore: è squallido come le umili davanti a clienti e titolari.
 
E' vero, cara G., che sei brava, veloce, precisa, affidabile, e quest'estate, ahimè, indispensabile. Ma al più presto mi toglierò la soddisfazione di farti notare quanto ai miei occhi tu sia triste. Sempre che, mettendo il naso dove non devi, tu non lo scopra da te.
postato da: adelantegiu alle ore 19:37 | link | commenti
categorie: cronache dal grandhotel
martedì, 24 luglio 2007

Frutti di questo strano pomeriggio ventoso

Ieri sera ho sentito un pò parlare del ragazzetto che qualche anno fa avevo messo al centro dei miei pensieri, prima che un misfatto mi portasse lentamente a metterci me stessa lì, dove faceva i suoi comodi lui.
Perchè quel meccanismo per cui facevo ruotare tutto intorno a lui mi aveva portato a prendere così male un fallimento che, dopo quella prima grossa pena amorosa, ho pensato bene che prima di imbarcarsi in un'altra avventura del genere fosse il caso di rinforzarsi, di far scorta di materie prime e beni preziosi, ho capito che bisognava m'attrezzassi meglio, per affrontare il seguente viaggio un pò meno impreparata, vulnerabile e scoperta. E così ha preso il via un percorso di rinnovamento, di comprensione e di costruzione di me stessa, ho cercato di capire come mi volevo, e un passo alla volta cammino verso questo mio ideale di me stessa, che fortunatamente si sposta sempre un pò oltre, come il mio babbo che nell'acqua continuava ad indietreggiare di un passo perchè io imparassi a nuotare.
E così sono ancora all'inizio di questo tragitto, il cui giro di boa risale ormai a quattro anni or sono, però in questo frammento di gioventù, che alle volte mi sembra insulso, la sottoscritta è piuttosto cresciuta, e ha cercato di colorare la sua vita, in misura sempre maggiore, coi colori dell'improvvisazione, della creatività e dell'allegria, individuando e perseguendo piccole e grandi passioni, e convinzioni, smussando appena gli alti e bassi, e ricercando un equilibrio sempre troppo lontano.
Insomma, adesso forse non ho il necessario per un viaggio transoceanico, non ho la zavorra per il giro del mondo, però, decisamente, allo stato attuale delle cose, un weekend altrove lo farei, e anche di più. Credo però che da quel posto dove ci sta una persona a fare i suoi comodi, dal di lì, non succederà più che io prenda e me ne vada, come poteva succedere allora. Ma magari mi sbaglio.

postato da: adelantegiu alle ore 17:37 | link | commenti
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lunedì, 23 luglio 2007

Sviolinata

In realtà la Franci fino a qualche giorno fa non mi prendeva per niente seriamente e la sua unica raccomandazione, quando entravo nell'argomento, era "aò, vedi di non portarmi a casa un romanaccio, per cortesia". 

Ora trovo stupendo come da un giorno all'altro, senza passare per domande dirette, spiegazioni esaustive, richiesta di una qualche (tra l'altro inesistente) certezza o motivazione razionale, abbia semplicemente captato tutto il mio entusiasmo, intravisto che faccio sul serio e mi abbia detto, spontanea e protettiva, "qua bisogna che tu ti organizzi e scenda al più presto a vedere un pò di casine."

Ma di un pò, non è meravigliosa la mia mamma?

postato da: adelantegiu alle ore 12:52 | link | commenti (1)
categorie: cronache familiari

"E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere
cambio posto e chiedo scusa
ma qui non c'è nessuno come me..."

Il problema di un presente poco stimolante è che non basta, costringe ad appigliarsi altrove. 
Ma se m'appiglio indietro mi succede che busso, o busserei, a porte già chiuse, o socchiuse. Riprendo, o riprenderei, le carte in mano, le rimescolerei un pò, tornerei sulle mie scelte, comparirei, sorriderei, stuzzicherei, tormenterei, ripercorrerei. M'incolperei, come se avessi sbagliato tutto.
Allora mi concedo piuttosto di fantasticare sulla mia futura stanzina ai piedi del Colosseo, che tra i due mali, in fondo, è il minore. Così mi sento un pò Ivano, stasera.

postato da: adelantegiu alle ore 02:46 | link | commenti
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venerdì, 20 luglio 2007

Di chi aspetta sempre l'inverno, per desiderare una nuova estate

E' da un pò che ogni giorno mi impongo di non dirlo, mi forzo: è amorale desiderare di intravedere al più presto la fine di questa mia estate da neolaureata ventiduenne discretamente in forma.
 
Oggi però ho caldo anche in balìa dell'aria condizionata e questo ruolo di responsabile-cazzeggiatrice del grandhotel m'annoia e mi stanca più del solito. Ma soprattutto quel che desidero è non avere orari, nè le giornate scandite dal tran tran della clientela in vacanza e dalle loro esigenze, lamentele e richieste.
Poter prendere la macchina e partire, per dove voglio quando meglio credo, in assoluta libertà.
 
Ma la mia macchina è quella bordeaux lì fuori, in strada, abbandonata a sè stessa da un pò, coperta di aghi di pino, vergognosamente sporca da sembrare grigia e con la batteria del tutto scarica.
M'han raccontato che alcuni poliziotti qualche giorno fa si son fermati a gironzolarle intorno, han scrutato dentro e si son domandati se fosse rubata. "Sarà di un qualche vucumprà", han detto.
Ora, io non ho capito se quest'episodio sia stato inventato con l'intento di deridermi pubblicamente, comunque effettivamente sarebbe il caso di coccolarla un pò e rimetterla a nuovo.
 
Ecco cosa vorrei fare quest'oggi: rimetterla a nuovo con tutta calma e poi rimettermi in forze, con un sottofondo soft, temporeggiando sul divano di casa mia, che il desiderio e la lontananza mi portano a ricordare più fresco e comodo di quel che probabilmente in realtà è.
Più tardi una doccia, per poi forse cambiarmi e, nel mio film, farmi rapire da un personaggio nuovo, alto e riccio, che narri cose interessanti, abbia idee insolite, mi spieghi cose che non so e mi faccia molto ridere. Che se non mi corrisponde appieno patirò, ma io voglio guardarlo e pensare solo a quant'è bello.
 
Invece la macchina resterà sicuramente lì ancora per qualche settimana, ed io qui dentro a continuare a non sfruttare le poche ore libere che ho a disposizione. 
 
Fatto sta che oggi ho ceduto e, approfittando di un momento di pace, mi sono stravaccata sul banco del bar e, con la solita tazzina da caffè in mano, rassegnata ho sancito che non vedo l'ora che sia settembre.
Mi rende triste averlo detto, perchè è un pò come se avessi simbolicamente rinunciato ad un'altra stagione che sulla carta era bellissima. Son consapevole, però, che a me basterebbe ben poco perchè, in men che non si dica, si capovolga in un sorriso la mia visione delle cose.
postato da: adelantegiu alle ore 17:45 | link | commenti (1)
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mercoledì, 18 luglio 2007

Nuove generazioni

Dopo che la teen-ager mi ha coraggiosamente confessato di aver usato ieri sera il mio spazzolino da denti, autoritaria ed arrabbiata la mando in farmacia, a comprarne un altro dei miei preferiti. Le dò i soldi e le direttive ma mentre si allontana la chiamo indietro. Sulla soglia dell'ufficio si volta ed io ingenuamente e senza alcuna malizia le urlo:
"hai capito qual è che voglio? non ti sbagliare, dev'essere lungo e duro!"
 
Mi coglie alla sprovvista quando si porta una mano davanti alla bocca e ride, ride, ride, vagamente imbarazzata.
 
Io, ad occhi sbarrati, risentita e sconvolta (ma in fondo anche un pò divertita), le faccio "sorella, intendiamoci, tu per altri cinque anni non devi proprio coglierli questi stupidissimi doppi sensi!"
 
La risposta:
"effettivamente tu alla mia età non l'avresti colto.
...ah, l'ignoranza delle vecchie generazioni...", sospirando.
 
E con questa sentenza la bambina volta il culo e se ne va. Prima però aggiunge: "dammi altri due soldi, va, che mi è venuto in mente che devo comprare anche un'altra cosa, in farmacia".
 
Aiuto.
postato da: adelantegiu alle ore 16:28 | link | commenti (1)
categorie: cronache familiari, mia sorella teen-ager
lunedì, 16 luglio 2007

Io dico addio

La mia baristamica mi chiede insistentemente chi ci sia alla quattrocentosedici, ma non le rispondo nemmeno: figurati quando può esser rilevante nella mia vita, ormai.
Come non m'importa niente di risultare carina, gentile, disponibile, accondiscendente con la clientela. Eviterò quasi tutti, da ora. Ma soprattutto è inutile che io mi faccia dei viaggi su Roma o non Roma. Buenos Aires o non Buenos Aires. Lettere, psicologia o solo il corso di fotografia. Tantomeno su quel progetto che prevedeva solo un biglietto aereo e una serie di collane da vendere a zonzo. Che senso ha lavorare, fantasticare, sognare? E perchè mai dovrei evitare di imbottirmi di pizze e gelati?
 
Tanto è tutto vano, ormai. E che nessuno cerchi di convincermi del contrario: in viso mi son comparse delle macchioline marroni che è evidente che, nel giro di pochi giorni, mi uccideranno.
 
Come dicevo quasi in lacrime poc'anzi con qualcuno, è veramente, ma veramente molto dura la vita di noi ipocondriaci.
postato da: adelantegiu alle ore 20:05 | link | commenti (2)
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