Quest'anno, al grandhotel, ci sono tanti dipendenti provenienti da diverse parti del mondo e questa cosa, a priori, mi piace parecchio. mi piace sentire con quali ragioni il peruviano mi sconsiglia vivamente di partir per l'argentina, mi piace ascoltare la baristaocchiacqua tessere le lodi di napoli, un pò controcorrente. mi esalta quando la baristasinistroide mi racconta la sua storia, che è tanto diversa dalla mia (essendo lei l'ultima di sei figli cresciuti a maschilismo e religione in un paesino del profondo sud), eppure l'ha portata a trarne le mie stesse conclusioni.
è interessante quel che narra il camerieregiovane sulla sua missione a sarajevo ed è curioso, ai miei occhi, l'entusiasmo con cui parla della sua esperienza nell'esercito.
tranne quando sono piacevolmente e palesemente immersa nella lettura, non mi dispiace neanche rispondere alle mille domande della baristabambina, e soprattutto mi diverte prenderla in giro per tutti i suoi "scusa" e per come sbuca all'improvviso da dietro la macchina del caffè e, con la sua voce stridula, sorprende i clienti con un "buonasera" che suona più minaccioso che cordiale.
Però, sfortunatamente, non tutto fila come io vorrei. si tratta di un grande gruppo allestito in maniera casuale e frettolosa, quindi, spesso, tra la ventina di soggetti in questione, c'è tutt'altro che complicità, collaborazione, affiatamento, fiducia, armonia.
Al grandhotel si sparla parecchio e tra un commento e l'altro ci son troppe persone che riconducono ogni errore o imprecisione o reazione o battuta alla provenienza territoriale, con tanta cattiveria. è un continuo sorbirsi banalità come "per forza, è rumena", "ah, ma d'altronde è albanese" "cosa vuoi sperare, è terrone" e alcuni, con sguardo malizioso e sorriso perfido, cercano da me complicità nel momento in cui bisbigliano "eh ma quella è la peggior razza".
Al grandhotel c'è gente che, non paga di vitto e alloggio, furtivamente dalla dispensa fa scorta di frutta, bottiglie, saponette, carta igienica, detersivo, biscottini e quant'altro, come se fosse un grande supermercato "libero". la cosa mi infastidisce, a maggior ragione perchè il mio nonno, ci posso giurare, non l'ha costruito rubando (cit.).
Al grand hotel sono scomparsi venti euri ad una ragazzetta che fa le camere, quella pienotta e sempre sorridente, e in un attimo ha preso il via un giro di scommesse clandestine su chi possa essere il ladruncolo, si son schierate le fazioni e tutto è pronto per la guerra.
Ma queste son piccolezze. il problema indubbiamente di maggior rilevanza è che al grandhotel, secondo alcuni, io ho del potere da esercitare.
così qualche giorno fa mi è scappato, in maniera autoironica e goffamente autoritaria, di dire "ehi ma qui si fa bisboccia invece di lavorare?".
tenessi chiusa quella boccaccia. il mio commento ha suscitato un'inaspettata ilarità ed ora, quando simulo serietà e invito Occhiacqua a portarmi rispetto se vuole evitare un licenziamento via SMS, lei divertita risponde "mi scusi davvero. devo ammettere, signorina Bisboccia, che come sempre ha ragione lei". proprio una brutta razza, quella della signorina Tesmed, però che ridere quest'anno al bar.