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mercoledì, 30 maggio 2007

crepi il lupo

ieri ultimo esame della triennale. come sempre, faccio mia la sacra notte prima dell'esame.
rendo abbastanza, anche se di tanto in tanto mi distrae una vocina dispettosa che, dimostrando un gran tempismo, è stuzzicata dall'idea di buttar giù i ringraziamenti della tesi. ovviamente non c'è verso di rimandare al giorno dopo. insomma, tra un capitolo e l'altro di quel libraccio, scribacchio qualche "grazie a" con la penna, nell'ultima pagina, bianca, del Chmiel. che le mie cose si mischiano sempre un pò tutte, si sa.
 l'esame è alle due e mezza. dopo una notte in dormi-veglia sul lettone dei miei strabordante di appunti e di libri, mi reco là qualche ora prima, che se becco qualcuno che ripassa le stesse cose gli espongo i miei dubbi.
tra un appello ed un cambio di aula, con un'ora e trenta di ritardo, ci consegnano a random quattro compiti diversi, distinguibili dal colore. io ho il bianco e sono nell'aula su, con l'assistente, una ragazzetta che fa la faccia da dura per evitare che l'aula precipiti in un'anarchia più totale, con in testa quel biondino coi dread che s'atteggia tanto a ribelle.
al "girate il compito" mi piombo sulle domande a crocette, così poi mi gestisco il tempo rimanente per quelle aperte. a questo punto noto, di fianco alla risposta corretta della prima domanda, un piccolo, strano, misterioso asterisco. d'istinto cerco il riferimento. mi rimanda alla risposta corretta della seconda domanda, che mi rimanda alla risposta presumibilmente corretta della terza. sì, insomma, il compito è già fatto, dal computer.
è il mio ultimo esame, voglio assolutamente laurearmi e non posso correre nessun genere di rischio. che poi mi è anche passato vagamente per la mente di segnarmi le corrette, ma 1) ero in preda al panico e mancavo di lucidità 2) supponevo non mi avrebbero assolutamente ridato lo stesso compito 3) ero abbastanza sicura che la mia situazione non fosse a tal punto disperata. insomma, alzo la mano, l'assistente sbuffa e si avvicina ed io le chiedo se a lei creino problemi quei buffi asterischini.
insieme al mio, ritira tutti i compiti bianchi distribuiti. ci dice di stare in silenzio e va giù, nell'altra aula, a spiegare la situazione al docente. gli altri "colori" di compiti, appena esce, scoppiano in una fragorosa risata prima di cominciare a confrontarsi l'un l'altro, con la dovuta calma e serenità.
dopo un quarto d'ora di devastante attesa, arrivano i nuovi compiti bianchi. stesse domande, stesso ordine. ed io, ribadisco, le risposte giuste non le ho. ma il bello, ragazzi, è che alla fine temo di non avere preso neanche 18.
postato da: adelantegiu alle ore 17:12 | link | commenti
categorie: cronache dei miei psicostudi
venerdì, 25 maggio 2007

altro fatto di cronaca

quando la relatrice mi affida gli ultimi due capitoli della tesi senza darmi bibliografia nè tantomeno spunti mi preoccupo un pò. lei mi incoraggia con un occhiolino e un "se hai bisogno scrivimi". la prendo alla lettera e, trovandomi piuttosto in difficoltà, le scrivo un paio di mail. in entrambi i casi risponde piuttosto prontamente ma non impiegando più di un paio di righe. chiude la prima con un "se hai bisogno scrivimi ancora", che mi stupisco quasi per l'improvvisa disponibilità.
oggi la terza mail. le scrivo più o meno così: "riguardo al tal argomento, che lei mi ha detto di collegare a della letteratura, avrebbe della bibliografia da consigliarmi?"
in men che non si dica mi risponde.
così:
 "ora non saprei dirti.....
non ho solo da seguire la tua tesi......"
ci mancava c'aggiungesse "nella vita".
pazienza Giulia, pazienza.

postato da: adelantegiu alle ore 19:01 | link | commenti (1)
categorie: cronache dei miei psicostudi
martedì, 22 maggio 2007

fatto di cronaca

scopro, a sei giorni dall'ultimo esame, di avere valutato erroneamente il tempo indispensabile a prepararlo. a tal proposito contatto R., unica mia conoscente iscritta al secondo anno, e disquisiamo sulla gravità della situazione. mi si apre di fronte un varco di luce quando la ragazzetta di cui sopra mi comunica che ha intenzione di trascorrere l'intera prossima domenica a ripetere tutto con un'amica. sfacciatamente le chiedo, con voce supplichevole, di potermi aggregare. lei acconsente e io torno al mio banchetto saltellando di gioia: l'idea di leggere quei due libri indecifrabili entro sabato per poi ragionarci insieme a due "colleghe" mi dona quella necessaria dose di ottimismo che pochi istanti prima mi mancava. rientrata in sala studio discuto con un'amica sull'importanza del confrontarsi.
illusa.
dieci minuti dopo un messaggio. "mi dispiace ma ho sentito la mia amica e per lei sarebbe un pò un problema. è che se vieni anche tu si sente in imbarazzo."

postato da: adelantegiu alle ore 20:08 | link | commenti
categorie: cronache dei miei psicostudi
domenica, 13 maggio 2007

teseggiando

chissà se a volte dovrebbe prevalere l'istinto oppure se è giusto così: stilare un elenco di motivazioni e poi mandare a puttane l'intenzione constatato che nove su dieci sono eticamente scorrette. l'altro ieri uscita a tre e siamo quasi arrivati alle mani. credo che il problema fosse proprio questo: difficile fare le proprie sane, costruttive ed egoistiche cazzate ma nello stesso tempo risultare moralmente impeccabili e a prova di paesino. che tristezza questa necessità di giudicare sempre le scelte degli altri, condannare quei numeri che sono usciti un pò peggio, con la presunzione di poterselo permettere, dall'alto della propria integrità. e con il dito puntato dire "tu hai sbagliato", senza interessarsi al percorso che ha portato a quel presunto errore, senza avere scrupolosamente approfondito tutti i pensieri e le debolezze, le necessità e la curiosità, il tempo, i discorsi e le parole delle canzoni.
quando siamo in due ma in un silenzio innaturale mi sento sola, come quando non si parla per niente a tavola. mi sento sola quando al semaforo ho di fianco un'amica di vecchia data in un'automobile blu ma faccio finta di non vederla con la scusa che è al telefono. succede anche quando c'è qualcosa di cui non riesco a parlare con nessuno, come quando c'è un disagio che mi pare sia solo mio, che gli altri invece ne parlano sempre con estrema naturalezza. fin troppa.
mi sento sola quando tutti mi sembrano innamorati, a loro agio o dei gran ballerini. mi sento sola oggi, forse perchè la teen ager non è qui a gironzolarmi intorno, forse perchè qui fuori è domenica e ci sono trenta gradi, forse perchè la primavera sembra aver fatto del bene un pò a tutti. e dire che io ne tesso quotidianamente le lodi con chiunque, e soprattutto tra me e me ad ogni papavero che incontro sul ciglio della strada.
postato da: adelantegiu alle ore 19:21 | link | commenti (1)
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giovedì, 10 maggio 2007

chi mi conosce lo sa

chi mi conosce lo sa: io voglio scrivere un libro. ed è questa la prima cosa a cui penso quando mi imbatto in un personaggio strano, in un paio di occhi eloquenti o in un una vita complicata.
ho incrociato per esempio una signora alta e sproporzionata, con una bocca di denti storti, in un camicia di pizzo beige, un paio di grosse calze smagliate e le zeppe ai piedi. così ho immediatamente pensato a che ruolo potrei ritagliarle nella storia che racconterò, a come descriverla, a cosa raccontare di lei e cosa lasciare che racconti lei.
mi succede anche quando un bimbo si butta a terra, a pancia in giù, in un pianto disperato e convulso nel momento in cui il suo babbo si chiude alle spalle il portone dell'asilo. dalla finestra lo guardo allontanarsi a testa bassa e dirigersi al cancello e provo ad immaginarmi la sua angoscia e provo ad immaginarmi i suoi pensieri mentre si guarda i piedi.
è al mio romanzo che penso quando in areoporto non lasciano partire una giovane donna che vuole disperatamente tornare al suo paese e che in questo progetto ha investito tanto tempo ed energie: e invece da un'enorme vetrata carceraria vede il suo aereo decollare e non si perdona il suo ennesimo errore, che come uno schiaffo in faccia la fa precipitare in un pianto isterico.
in personaggi strani , occhi eloquenti e vite complicate ultimamente mi ci sono imbattuta quotidianamente. allora liberavo l'immaginazione e avevo un sogno: essere capace di raccontare tutto ciò, prendere foglio e penna, rubare qualcosa da ognuna di quelle storie, scrivere e scrivere, impilare fogli fino a raccimolarne un bel mucchietto. avrei voluto avere un incipit e dal di lì partire, giorno per giorno, e romanzare tutte quelle storie e rendere giustizia ad alcuni di quei personaggi difficili che venivano lì bisognosi d'aiuto.
perchè a volte sembravano usciti da un libro e allora io avrei voluto rimetterceli, a maggior ragione perchè lì dentro sarebbe stato più facile aiutarli, inventarsi qualcosa, dare una svolta alla loro vita con la penna in veste di bacchetta magica.
se un giorno riuscirò nella mia impresa indubbiamente loro da qualche parte ci saranno. ci saranno tutti quegli occhi sbarrati, spauriti, ci sarà la loro grinta, i loro sfoghi, la loro pazienza e la loro impazienza, la loro capacità di reagire e di perdonare ma anche la loro immaturità, l'inaffidabilità, le scenate di gelosia, l'ennesimo appuntamento che hanno finto di dimenticare.
ci saranno anche i miei bambini, le loro domande buffe, e perchè no, le loro "routine di accesso ai giochi".
ovviamente ci saranno anche quelle persone solari e pazienti di cui ho quotidiamente osservato il lavoro. nel mio libro dubito che ci sarà posto per eroi ed eroine, però se dovrò scrivere di un gruppetto di persone volenterose, competenti e testarde, allora credo che da loro prenderò un pò spunto. purtroppo le ho conosciute appena e tutto il resto me lo dovrò inventare, ma per farlo partirò dal colore che hanno scelto per una collana o da un gesto gentile particolarmente apprezzato.
alla faccia di chi dice che un gruppo di donne è soltanto capace di litigare: io credo che un gruppo di donne, se ben allestito, possa quasi cambiare il mondo. o sicuramente possa fare da spalla a chi ha tanto bisogno e altrettanto coraggio per cambiare qualcosa del suo, di mondo.
mi dispiace dover abbandonare questi luoghi che negli ultimi due mesi ho fatto miei: mi perderò l'evolversi di alcune vicende che ho seguito per un pò, non ne conoscerò gli sviluppi, non gioirò dei progressi ma mi risparmierò le delusioni, non ascolterò più le loro flebili voci, nè quelle prepotenti, nè gli insormontabili silenzi, mi verranno commissionate meno collane, dimenticherò i nomi di quasi tutti i miei fanciulli e ricomincerò a svegliarmi tardi la mattina e ad addormentarmi quando ormai è giorno. ricomincerò a concentrarmi un pò troppo su di me e sulle mie modeste avventure, un pò noiose.
ma a tutto questo ci penserò da domani. oggi mi dedico alle mie creazioni e nel frattempo medito un pò. mi chiedo a chi potrei affidare il ruolo del protagonista in questa storia che prima o poi racconterò. a volte, però, ho come l'impressione di dovermici ancora imbattere in quello che sarà il mio protagonista, o forse è proprio la storia che racconterò quella che ancora non ho incrociato.
 
postato da: adelantegiu alle ore 10:57 | link | commenti (3)
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sabato, 05 maggio 2007

once upon a time

a volte capita che qualcuno mi racconti una storia vera che invece suona tanto come una favola. e allora, anche quando non conosco i personaggi nè le musiche nè la sceneggiatura, mi diletto a immaginarmi il tutto: la confusione di una casa ancora da arredare, un lago che non ho mai visto, delle lunghe passeggiate e uno scoprirsi in fretta, meravigliati dalle coincidenze, affascinati da ogni racconto, accelerando per paura del tempo, rallentando poi un attimo per osservarsi bene, per non perdersi i particolari.
come una bambina ascolto e chiedo, e come una bambina mi accoccolo a fantasticare sui pezzi mancanti, sui dettagli omessi. e come una bambina sono incredula e a tratti sorrido imbarazzata. 
quella che mi hanno raccontato oggi è stata una gran bella favola: credo che alla prossima occasione la richiederò nuovamente. 
l'importante è che non mi sfiori il pensiero di non essere realmente una bambina, altrimenti poi mi spavento all'idea che quella favola non si tramuti anche per me, un giorno o l'altro, in realtà. anche perchè io, erroneamente, forse ho sempre aspettato che alcune cose accadessero, anche un pò passivamente, come qualcosa che mi è stato promesso e che ora mi è dovuto. e così chissà quante volte mi sono giocata una favola.
 
postato da: adelantegiu alle ore 18:02 | link | commenti (1)
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