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venerdì, 30 marzo 2007

oggi compio ventidueanniemezzo, e anche cazzate del genere talvolta mi angosciano. oggi la mia bambina era coccolona, abbiamo montato uno dei nostri spettacolini e durante un abbraccio soffocante io mi lamentavo, piagnucolando teatralmente, che in ventidueanniemezzo non ho combinato nulla, sono stata mani in mano, sempre in attesa. "ma sei stata in erasmus!" mi ha consolato Lei. ovviamente Lei aveva le migliori intenzioni, ma non è riuscita nell'intento.
ci è riuscito qualcun altro e l'esito di queste estenuanti riflessioni per un attimo è stato "che cosa stupenda."
grazie per la puntualità.
postato da: adelantegiu alle ore 22:35 | link | commenti (1)
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martedì, 27 marzo 2007

dai va là lì

dietro di noi in fila alla cassa non c'erano: lì ho controllato bene io. niente imboscate nel corridoio d'accesso alle sale, nessuna sorpresa all'uscita, quando dal portone tagliafiamme siamo sbucate dritto dritto sotto la pioggia. nessuna macchina targata EMME era posteggiata misteriosamente affianco alla golfina, e soprattutto lungo il tragitto verso casa niente murales nè proiezioni, nè inseguimenti. l'abbiamo fatta franca, si direbbe. possiamo tranquillamente negare. "no, non ci siamo andate e no, non ci siamo strappate i capelli nè mangiate le unghie, no. no. no. macchè prevedibili e mediocri."
effettivamente sarebbe stato divertentissimo trovarseli nella fila dietro ma li abbiamo degnamente rimpiazzati, autoderidendoci per otto. fatto sta che miss occhiochiuso li aveva miracolosamente sbarrati e io invece sono qui a scriverci due righe. ridicole.
oh ma dentro, insieme alla paura delle ex (un pò prematura ma ci sta, meglio star pronti) c'erano un bel pò delle nostre paranoie, c'era anche quel famoso discorso dell'osare, l'aspettare. tutto banalizzato e ridicolizzato, tutto smagoso, inverosimile e tristemente interpretato, fin qui siam più o meno tutti d'accordo (uhm, over 13). ma noi siamo due fanciulle creative e ci basta lo spunto, oh insomma! e anche quando gli spunti scarseggiano facciam poi ben presto ad inventarceli.
postato da: adelantegiu alle ore 01:41 | link | commenti (2)
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venerdì, 23 marzo 2007

annata 2003

a scuola mi indignavano i professori (e ancor prima le maestre) che manifestavano apertamente le loro preferenze, quelli che c'avevano i cocchini e lo davano a vedere. quasi tutti, insomma. anche perchè i loro favori difficilmente ricadevano su di me, giusto giusto quand'ero molto piccola, molto timida, con le guance molto tonde e la erre moscia, anche se preferisco dire arrotata (...).
ovviamente a maggior ragione mi infastidiva chi non sapeva nascondere che tu sfortunatamente gli stavi un pò sulle palle.
stamattina ho fatto il mio ingresso nell'incantevole scuola materna che frequenterò per lavorare alla tesi: sono stata lì un paio d'ore, giusto per imparare qualche nome, farmi sommergere da quei bambini e stare un pò seduta su quelle piccole seggioline rosse. ebbene ho raggiunto i miei obiettivi: ho imparato una decina di nomi, loro mi stanno già addosso e ho approfittato di quelle fantastiche seggioline. e poi adesso sono ufficialmente la "dada Giulia", mica bazzecole!
beh insomma, dopo dieci minuti avevo ben chiaro quale fosse il mio preferito, e dopo due ore, giunto il momento di andare, ho pensato seriamente di rapirlo.
invece, a proposito di quell'acidello che appena sono arrivata mi ha detto "noi non ti vogliamo", beh, lui potrebbe anche starsi a casina sua, dalla prossima settimana. fortuna che c'era il mio pupillo a difendermi.
postato da: adelantegiu alle ore 16:43 | link | commenti (2)
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mercoledì, 21 marzo 2007

la volpe e la sua uva

sono attraversata da pensieri fastidiosi. li vorrei evitare ma è infattibile. vorrei distrarmi e vaglio le alternative ma di nessuna mi convincono le motivazioni. tengo a svalutare tutto ciò che mi sta intorno, tutto ciò che mi appartiene o che ho in qualche maniera posseduto. ma è un bel dramma. mi convinco di essere realista, facendolo, ma non so se sia davvero così, non so come si misurano certe cose e se il metro sia lo stesso per tutti. perchè a volte quello che tra le mani sembra inconsistente risulta ad una seconda analisi ben più ingombrante, o viceversa.
odio i pettegolezzi, ma mi affascinano le storie degli altri, di tanto in tanto, o forse solo prenderne spunto. oggi, per esempio, quella ragazza con la giacchetta verde.
di loro so tre cose in croce e di lei non sono riuscita nemmeno a vedere il viso: so che lui si laureerà a ore e che lei è scesa da queste parti apposta per il lieto evento, ma che non stanno più insieme, nonostante, si dice, siano innamorati. niente di speciale, una storia comune, ma saranno gli occhiali, il sorriso e la riservatezza di lui o la giacchetta verde ed il nome di lei, fatto sta che la loro storia mi piace, ci pensavo in macchina al ritorno, pensavo che stasera saranno soli e si inoltreranno in discorsi da film e poi si metteranno a piangere entrambi. all'improvviso, mentre a gambe incrociate lei lo ascolterà ripetere per l'ennesima volta il sunto della sua tesi, emozionata e fiera gli confesserà che lo ama ancora, lui forse ribadirà gli stessi concetti imparati a memoria, "dai,smettila" dirà, ma sarà il primo a cui scenderà una goccia. staranno abbracciati a lungo, secondo me, stasera.
tendo a svalutare tutto quello che tocco con mano, eppure evidentemente di qualcosa sento la mancanza. chissà se è di quello che c'era oppure soltanto credevo ci fosse. ma probabilmente è qualcosa che non c'è mai stato, semplicemente lo accuso di più. per via dello specchio, di quelle superfici, più o meno ombreggiate, in cui mi vado a riflettere ultimamente. quella in cui più mi imbatto e quell'invidia insopportabile che ne scaturisce.
ho un'espressione che non riesco a cambiare e sono convinta che alcune di quelle ragazze, che poco mi piacciono e di cui ascolto qualche discorso distrattamente nello spogliatoio, si siano fatte un'idea di me sulla base di quell'espressione lì. e probabilmente ieri sera ne hanno anche parlato, di quella mia faccia. come si parla di una faccia di cui non sai la storia, proprio nulla. però ti infastidisce.
la banalizzo, quella storia, come farebbero loro. ed è adesso che voglio scappare.
postato da: adelantegiu alle ore 00:50 | link | commenti
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lunedì, 19 marzo 2007

Una storia che non è vera

Un splendido fanciullo per cui tengo da parte tutt’una serie di aggettivi che riservo per ben poca altra gente stasera mi ha sorpreso: mi ha fermato e detto di avere ventisei anni e che adesso, improvvisamente, si sente insicuro, indifeso, ha paura, e sogna dei denti che cadono, proprio come me.
Così mi sono immaginata la stessa conversazione al bar, in quel bar che non è nè mio nè suo, ma che entrambi sentiamo un pò nostro. Giusto un po’ d’alcool nel sangue, il clima euforico di un post-mangiata, un tavolino per quanto possibile appartato, gente che si intromette e ci interrompe continuamente, ma una di quelle rare conversazioni che provano a sopravvivere alle insistenti pause e agli intermezzi divertenti.
Sarebbe stato bellissimo, anche se in quegli attimi avrei convissuto con la paura che da un momento all’altro con una battuta sdrammatizzasse il tutto, si alzasse con la scusa di un’altra birra e poi mi lasciasse chiaramente intendere che non se la sente di continuare quella conversazione. Mi sarei dovuta muovere delicatamente, sarebbe bastata una frase sbagliata, una domanda illegittima, un commento frainteso o azzardato, uno sguardo giudicato invadente. In quel bar sarebbe stato estremamente facile per lui approfittare di una qualsiasi scusa per non addentrarsi oltre.
Per non parlare di E. che probabilmente non avrebbe resistito un attimo a lasciare i suoi due amici in pace a conversare in un angolo semiseriamente. Ci avrebbe studiato da lontano, avrebbe fiutato le nostre intenzioni e sarebbe corso all’attacco: un bambino annoiato e dispettoso che si infila, inopportuno, nel divano tra il babbo e la mamma. Però me la sarei giocata, perché in fondo è la cosa che mi più mi piace fare con loro, scoprirli un po’, avvicinarmici, come con un cucciolo spaventato all'angolo della strada.
Insomma, mi avrebbe esposto la situazione, il confronto tra il ventenne sbruffoncello e un po’ supereroe e l’attuale, improvvisamente vulnerabile e disorientato. Avrei cercato di convincerlo che non si tratta affatto di un passo indietro. Io li ho ben presenti tutti e due, quei soggetti lì. E se i miei, di passi avanti, faccio fatica a monitorarli, quelli degli altri mi sembrano fin troppo palesi. Soprattutto quando si tratta di qualcuno che va e viene, come lui.
Non l’avrei abbracciato, figuriamoci. Non l’avrei fatto perché si sarebbe sentito un bambinetto, avrei dato un'importanza fastidiosa alla cosa, l’avrebbe assalito la sensazione di essersi esposto eccessivamente, il suo orgoglio avrebbe prurito. E poi, lì nel bar, dopo essere stati un po’ appartati non ci si può certo abbracciare. Anche se io lui lo abbraccerei un po’ sempre. E siam ben poco difensivi nel loro gioco dei pettegolezzi. Ben poco abituati.
L'avrei fatto qualche ora dopo, con una scusa qualunque, all'improvviso.

Insomma, quest’insicurezza deve avere un suo perché. Questo mettere impietosamente in discussione sè stessi, a che pro?
Comunque nessuno dei due crede alle dicerie popolari, che sia porteño o romagnolo quel vecchietto non convince, infatti ridiamo del detto che muore qualcuno quando si sognano denti che cadono.
Ma io non credo nemmeno alla storia dell'autoestima che precipita. 
Quindi fanciullo non ti spaventare, è solo un sogno.

postato da: adelantegiu alle ore 17:37 | link | commenti
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lunedì, 12 marzo 2007

sbagliando non s'impara

un pò è per mia indole, un pò è per apparente mancanza di alternative valide. fatto sta che ci son storie in cui non faccio altro che aspettare.
così di nuovo passeranno settimane e ogni giorno perderò un pò meno tempo a interrogarmici su: in fondo si tratta solo di curiosità, di una scarsa dose di curiosità, motivazione che continuo a sottovalutare. insomma, non è abbastanza per farsi dei viaggi, ma soprattutto non lo è per sfidare le intemperie o soltanto per fissarle con fare minaccioso.
però ripensandoci è un peccato, non approvo questo mio darla vinta al tempo, lasciare che faccia il suo gioco. stasera invece vorrei essere istintiva e coraggiosa. e disinvolta. un pò sfacciata.
ma il rischio è sempre alto, e a volte anche di più. così per l'ennesima volta credo che l'unica alternativa sia aspettare, o forse lasciar stare. allora lo farò, anche se son del tutto sicura che porti male. del resto lo fa sempre.
postato da: adelantegiu alle ore 01:07 | link | commenti (2)
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giovedì, 08 marzo 2007

ma non sopporto il rumore

la prof sostiene che sia improbabile che io riesca a fare tutte queste cose in tempo utile. e poi le ho nascosto i due esami. dice che siamo in marzo, che le mie proposte di tesi sono troppo generiche, che poi "ci vuole della roba da scrivere", come se invece parlassi d'aria fritta. dice che mi lascia una settimana per trovare un titolo e tornar lì, ma è scettica. e il suo collega dalla scrivania di fianco che le fa il verso, "a luglio???", e mi prende un pò in giro, ma almeno lui sorride, con quella faccia buffa e quei continui tentativi di risultare spiritoso che se non fosse così noioso mi sarebbe anche simpatico.
e quella in coda di fianco a me mastica la cicca che sembra un cavallo con una carota in bocca, ma questi sono solo esempi di ciò che ripetutamente, da tre giorni a questa parte, sta minacciando il mio sistema nervoso.
ma mi piace la sfida della gentilsignora di cui sopra, e poi non tutto il male vien per nuocere, perchè da tutta questa tigna è nata Lei.

080320071094

postato da: adelantegiu alle ore 20:14 | link | commenti (1)
categorie: fotografie, cronache dei miei psicostudi