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sabato, 24 febbraio 2007

fanciulle

a me mi hanno sempre fatto credere che quando si vuole davvero qualcosa non ci sono sciocche scuse che tengano e che quando ci sono sciocche scuse che tengono significa che non si vuole sul serio, quel qualcosa lì.
adesso quei due (se sapessero che li accomuno lo considererebbero imperdonabile, e al capellone non potrei dare torto) invece dicono, apparentemente col cuore in mano, che vorrebbero davvero tanto però non riescono, non possono, non ce la fanno. e allora mi ordino di aspettare a giudicare, ascolto. penso che dovrei contare un bel pò prima di arrabbiarmi.
ma non con le mie amiche. con loro sbaglio a innervosirmi. perchè oggi loro sono raggianti e coraggiose e, animate da assurde speranze, non dormono nè mangiano. loro sanno perfettamente quello che vogliono e lo desiderano talmente tanto da giocarsela ogni volta, non c'è orgoglio nè una quantità di lacrime tale da poter intromettersi tra loro e la realizzazione del loro sogno.
 
la mia preferita mi racconta di un continuo e inevitabile disturbarsi l'un l'altro in biblioteca e di due persone che proprio non riescono a studiare, mi racconta di infantili e dolcissimi approcci, mi racconta di un sussulto nel vederlo apparire quando assorta (lo) aspetta alla macchinetta del caffè. e di una contentezza troppo facilmente smascherabile.
ma si sbaglia, non solo non ho nessuna intenzione di sbattere la testa contro il muro, piuttosto son la prima a sragionare, farneticare, e vestire questa storia con quegli abiti che troppo spesso tengo da parte: che le mie fantasie di rado incontrano una realtà degna di scivolarle addosso. arrivo a dipingerci una grande storia d'amore, insomma. 
anche perchè questa volta è proprio lei, quindi la posso guardare sognare e so che non mente e so che i sentimenti sono quelli lì, quelli della mia testa, quelli che mi fanno impazzire. che mi fanno sperare e per forza peccare. che mi fanno compromettere un pò tutto, traballare e piangere.
e in quei racconti che lei crede non mi piaccia ascoltare io ci sguazzo, anche se spesso faccio poi presto ad accorgermi che mi hanno messo di cattivo umore: per lei, perchè lo stesso entusiasmo continuamente minaccia di rivoltarlesi contro, e per me, beh, per me dovrebbe essere ormai chiaro.
postato da: adelantegiu alle ore 19:17 | link | commenti
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martedì, 20 febbraio 2007

C'è V. che quasi ogni venerdì sera mi fa: "te, Giulia, mi sa che non sei tranquilla". e poi sorride molto. lui scherza, mi guarda e ride, ma che son piena di difese è palese. e a volte me ne rendo un pò più conto: quando con una mano scaccio via pensieri fastidiosi o quando una canzone troppo bella non l'ascolto. quando sono troppo razionale o quando mi innervosisco comunque, che suoni oppure no. quando non sto dietro ai miei sbalzi d'umore, e quando, in un discorso con la Maru, dal pavimento non faccio altro che contraddirmi. quando anche in famiglia, complici e teneri, ridono delle mie affermazioni da "dura".

Però è quando mi accorgo della facilità con cui mi tremano le mani, che lo capisco un pò meglio, sto fatto di difendermi.

Venerdì bisogna che glielo chieda a lui lì, come faccia ad esser sempre così tranquillo.

postato da: adelantegiu alle ore 00:18 | link | commenti
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sabato, 10 febbraio 2007

mi ricordo di quella ragazza lì. quando interveniva in una conversazione avevo l'impressione che si fosse sforzata soltanto per dire qualche inutile fesseria, quando invece non parlava era chiaro come sarebbe andata a finire: nella vita avrebbe sempre scelto la via più semplice, quella del lasciare parlare gli altri, tacere per non rischiare. arrossiva nel rispondere e invidiava quasi tutti. quando poi usciva e si metteva i tacchi pensavo fosse tremendamente fuori luogo, e mi faceva un pò pena, se faceva la "sfattina" invece era per carenza di personalità, si uniformava alla massa, imitava in maniera triste qualcuno che invece lo faceva con evidente spontaneità e convinzione. e mi irritava. quando faceva una battuta la ridicolizzavo per i suoi inutili tentativi di stare al centro dell'attenzione, se faceva la vittima la compativo, se rideva troppo rumorosamente mi vergognavo di lei. poi era eccessivamente timida: mi infastidiva il suo atteggiamento e la denigravo preannunciandole una infinita serie di delusioni nella vita.
non lo so se c'entri la determinazione, forse sarei cresciuta comunque, ma magari ho collaborato nel cambiare buona parte di quelle cose che proprio non mi andavan giù. nel cambiare così.
ma come faccio io a sapere se sono una "persona determinata". come si valuta? c'è una scala? si guardano i voti, o cosa? il fatto che abbia vinto qualche sfida, come la tanto ambita esperienza all'estero, equivale a quanti punti?
è perchè io adesso, questa Giulia qui, la devo convincere che quando davvero vuole riesce. che è in grado di prendere delle decisioni importanti con criteri sani e, una volta prese, di portarle a termine. che quelle cose che tanto predica, quei valori e principi e convinzioni non sono mica campate in aria.
lei invece mi parla, in maniera confusa, di una lunga serie di fallimenti che non sa come cancellare dalla memoria. e di pigrizia. e di scelte fatte da altri, che era comodo solo annuire.
e siam sempre dietro a discutere.
postato da: adelantegiu alle ore 14:34 | link | commenti
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