a me mi hanno sempre fatto credere che quando si vuole davvero qualcosa non ci sono sciocche scuse che tengano e che quando ci sono sciocche scuse che tengono significa che non si vuole sul serio, quel qualcosa lì.
adesso quei due (se sapessero che li accomuno lo considererebbero imperdonabile, e al capellone non potrei dare torto) invece dicono, apparentemente col cuore in mano, che vorrebbero davvero tanto però non riescono, non possono, non ce la fanno. e allora mi ordino di aspettare a giudicare, ascolto. penso che dovrei contare un bel pò prima di arrabbiarmi.
ma non con le mie amiche. con loro sbaglio a innervosirmi. perchè oggi loro sono raggianti e coraggiose e, animate da assurde speranze, non dormono nè mangiano. loro sanno perfettamente quello che vogliono e lo desiderano talmente tanto da giocarsela ogni volta, non c'è orgoglio nè una quantità di lacrime tale da poter intromettersi tra loro e la realizzazione del loro sogno.
la mia preferita mi racconta di un continuo e inevitabile disturbarsi l'un l'altro in biblioteca e di due persone che proprio non riescono a studiare, mi racconta di infantili e dolcissimi approcci, mi racconta di un sussulto nel vederlo apparire quando assorta (lo) aspetta alla macchinetta del caffè. e di una contentezza troppo facilmente smascherabile.
ma si sbaglia, non solo non ho nessuna intenzione di sbattere la testa contro il muro, piuttosto son la prima a sragionare, farneticare, e vestire questa storia con quegli abiti che troppo spesso tengo da parte: che le mie fantasie di rado incontrano una realtà degna di scivolarle addosso. arrivo a dipingerci una grande storia d'amore, insomma.
anche perchè questa volta è proprio lei, quindi la posso guardare sognare e so che non mente e so che i sentimenti sono quelli lì, quelli della mia testa, quelli che mi fanno impazzire. che mi fanno sperare e per forza peccare. che mi fanno compromettere un pò tutto, traballare e piangere.
e in quei racconti che lei crede non mi piaccia ascoltare io ci sguazzo, anche se spesso faccio poi presto ad accorgermi che mi hanno messo di cattivo umore: per lei, perchè lo stesso entusiasmo continuamente minaccia di rivoltarlesi contro, e per me, beh, per me dovrebbe essere ormai chiaro.