ma io me ne rendo conto perfettamente di essere saltuariamente un pò infantile, per carità. e può risultare fastidioso e un tantino indegno quando perfino degli sconosciuti, nella sala d'attesa di un dentista, mi domandano chi sia la piccola delle due.
e mia sorella, sfoggiando la sua elegante ferraglia in un sorriso ironico e divertito, "l'ho accompagnata perchè ha paura.."
però mi piace questa mia anima fanciullesca anche quando succede che per due giorni consecutivi vedo uno tutto riccio riccio con una maglia verde in sala-studio e al terzo giorno, al suo "hai da accendere?" proprio rivolto verso di me, mi ci immagino una vita insieme e comunico al resto del mondo che sì, finalmente anch'io mi sono proprio innamorata.
e adesso se posso scegliere, mi piacerebbe si chiamasse francesco o filippo. bisogna che lo scopra perchè prima mi ero immaginata una nostra litigata furiosa ma nel bel mezzo del mio urlare isterico avrei dovuto scandire incazzata il suo nome e invece, ignorandolo, mi sono bloccata. e alla fine non sembravo nemmeno realmente arrabbiata.
sarebbe diverso se fra una settimana dovessimo sbattere tutti i nostri nasi, l'uno contro l'altro. la scuola insegna che non si può scappare, ignorare, distrarsi, lasciare passare. perchè qualsiasi cosa ti succeda, qualsiasi ferita laceri l'orgoglio di un'adolescente senza difese, lei la mattina dopo è lì che si deve presentare. può stare a testa bassa, può aspettare la campana per correre al suo phantom coi i paraocchi, può piangere nel bagno, può chiedere di cambiar banco, ma fatto sta che è lì che deve stare, in prima linea. e non ci sono mal di stomaco o crisi di panico che reggano.
invece dopo cambia tutto, l'animalino fastidioso non ce l'hai più in casa, ma è in giardino. e c'è spazio, e c'è tempo e puoi fare finta di dimenticartene, di non badarci, che non ti interessi, che non faccia danni.
dopo, a mente fredda mentre guidi cantando, sei tu che stili l'elenco delle priorità, non sono più le priorità che ti vengono addosso.