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mercoledì, 16 agosto 2006

...e valeva la pena di perderci un secolo in più

mi affascinava da morire. il modo sereno e destabilizzante in cui guardava da dietro a quel bel paio di occhiali da vista, la maniera in cui parlava, con l'accento fiorentino e la voce bassa ed elegante, la sua camminata fiera, il sorriso. mi affascinava la sua educazione precisa e spontanea, la sua gentilezza, il suo sguardo attento ed intelligente e la sua curiosità discreta.
i suoi Averna con un cubetto di ghiaccio. i suoi commenti mai banali, gli aggettivi ricercati ed il suo raccontare di cavalli. il modo in cui appoggiava le sigarette ed il cellulare sul banco del bar per poi mischiare con calma il caffè. i suoi "a più tardi, Giulia". e il modo in cui, dopo il "per favore", metteva sempre anche il mio nome.
mi manca un pò ora che non gira più di qui ma continua ad affascinarmi l'idea che si possa rimanere incantati da una persona che sulla carta è proprio lontano anni -luce- da me, che è e può essere e rimarrà solo un cliente in ferie con la famiglia, uno che è passato per caso e chissà quando e se mai ripasserà.
è in parte bello come da un giorno all'altro sia comparsa una persona e si sia infilata momentaneamente nei miei pensieri senza nessun criterio, o pretesa o diritto o ambizione pensabile. che si sia infilata lì, con la sola speranza che si trattenga a fare due chiacchiere quando ha bevuto il caffè, che mi chieda di me, e che nascosta tra la folla ce ne sia altra di gente così, un pò magica.
postato da: adelantegiu alle ore 17:01 | link | commenti
categorie: cronache dal grandhotel, ospiti del grandhotel