If you see her, say hello, she might be in Tangier
She left here last early spring, is livin' there, I
hear
Say for me that I'm all right though things get kind
of slow
She might think that I've forgotten her, don't tell
her it isn't so.
We had a falling-out, like lovers often will
And to think of how she left that night, it still
brings me a chill
And though our separation, it pierced me to the
heart
She still lives inside of me, we've never been
apart.
If you get close to her, kiss her once for me
I always have respected her for busting out and
gettin' free
Oh, whatever makes her happy, I won't stand in the
way
Though the bitter taste still lingers on from the
night I tried to make her stay.
I see a lot of people as I make the rounds
And I hear her name here and there as I go from town
to town
And I've never gotten used to it, I've just learned
to turn it off
Either I'm too sensitive or else I'm gettin' soft.
Sundown, yellow moon, I replay the past
I know every scene by heart, they all went by so
fast
If she's passin' back this way, I'm not that hard to
find
Tell her she can look me up if she's got the time.
Ho voglia di farle dei dispetti infantili, di baciarla mentre dorme fino a che, nervosa e infastidita, non si volta dall’altra parte. Ho voglia di farle i codini, di dirle che con quell’apparecchio è fortemente bruttina, e che gli elastici li avrebbe dovuti scegliere gialli, perché non si vedessero. Ho voglia di tirare su la cornetta ed improvvisare una conversazione in un improponibile dialetto africano, ho voglia di sentirla gridare “vai via”, tignosa. Muoio dalla voglia di farla arrabbiare fino alle lacrime e poi cercare di consolarla, facendo crollare ad una ad una le sue difese. Voglio sentirla cantare di nascosto, “sole sul tetto dei palazzi in costruzione…” e non disturbarla. Ho voglia di strapparle qualche confidenza, che mi guardi orgogliosa da sopra un enorme cavallo, ho voglia di spettinarla e di stringerla. Ho voglia di sedermi in fondo al suo letto a gambe incrociate e guardarla dormire, fantasticando sulle scelte che farà. Ho voglia di trattarla come una bambina piccola, di portarla al cinema, di comprarle i pop corn, di sgridarla perché “anche le gommose, no, stai esagerando, ti do una mano e ti prendi il braccio”. Ho voglia di toglierle i calzini, di nascondermi dietro alla porta, che mi si arrampichi addosso, di stringerla e sollevarla. Ho voglia che mi coccoli, di infilarmi sotto le coperte con lei, voglio che scarti un mio regalo, voglio che mi insegua, voglio farle da mangiare e poi litigarci per chi deve lavare i piatti. Ho voglia semplicemente di prendermi cura di lei. Ho voglia di guidare con lei accanto, di andarla a prendere da scuola e lamentarmi perchè è sempre l'ultima, ho voglia di urlarle che non la sopporto più, che mi deve lasciare stare, che me ne vado. Voglio prenderla per mano, quando si vergogna. Voglio rassicurarla, se si è smarrita in un grande magazzino. Ho voglia di un suo bacio inaspettato, ho voglia di essere svegliata da lei. Della sua confusione, e di vederla ridere. Ah, l’amour…
è un'utopia chiaramente, qualcosa a cui si pensa così, per fantasticare. avere accanto ancora certe persone, ma averle accanto nello stesso modo in cui, per un certo periodo, ci siamo cercate e ci siamo pensate ed eravamo ingombranti l'una nella vita dell'altra. vorrei riaverle come quando in un certo senso parlavamo d'amore. come quando era un piacere indispensabile condividere tutto e trascorrere le giornate insieme. perchè chiaro, ogni storia ha avuto un suo esito, il tempo e le scelte me le hanno plasmate. e così di alcune mi sono restati bellissimi ricordi che riaffiorano ad esempio quando capita di fare due chiacchiere un pò più sincere, o semplicemente incrociando gli sguardi nel ridere di una battuta. di altre è avanzato qualcosa di più, di qualcuno purtroppo neanche le chiacchiere sincere.
adesso mi pare quasi che funzioni diversamente, adesso ci sto anche più attenta, spesso sono solo di passaggio, talvolta mi illudo meno, forse non idealizzo come allora.
essendo consapevole di non potere trascinare nessuno prepotentemente nella mia vita, perchè sarebbe inutile, oltre che assurdo, mi accontenterei di rivivere qualche passaggio di quei percorsi, qualche attimo di un passo a due che per un pò ci è sembrato di volare. e a volte, chiudendo gli occhi, posso permettermi di farlo, di ricordare incondizionatamente le cose belle.
oggi è il compleanno di una di queste persone che vorrei ancora accanto intensamente.
auguri, fanciulla
ho paura di quando scenderò dall'aereo la prossima volta. più esattamente ho paura di quello che mi aspetterà dopo i primi giorni di ambientamento e di abbracci affettuosi. ci sto pensando tanto, quando di dieci mesi ne sono passati nove la sensazione è un pò quella di quando di dieci giorni di vacanza si è giunti all'ultimo.
un bel giorno di qualche tempo fa ho pensato fosse giunta l'ora dello scatto finale verso la meta e in quell'occasione un esercito di aspettative e di fantasie mi ha violentato perchè le avevo create numerose e poi sono rimasti sogni. eh beh, è risaputo che la realtà spesso mette in difficoltà i grandi sognatori, li fa sentire stretti. e nel mio caso non all'altezza di quello che avevo per me immaginato.
non ho fatto in tempo a sentirmi male di fronte a quest'impressione di avere giocato male delle gran belle carte, che ho rilevato un problema forse ancora più ingombrante: è da un anno che tutto gira intorno a questa esperienza che pensavo mi avrebbe cambiato la vita. precisamente è da quando ho deciso di fare domanda, e, in maniera ancora più evidente, dalla mattina in cui ho firmato per confermare che sì, sarei partita. una mattina assolatissima, calda, di cui ricordo una splendida via Zamboni e poi un lungo corridoio della più antica università d'Europa, un corridoio poco luminoso ma imponente e affascinante, in cui mi pare di ricordare l'eco del rumore dei passi di una qualche donna che stacchettava, ma non ci giurerei.
da quella mattina ogni giorno ne ho parlato con qualcuno: con un paio di persone fino a sfinirle, con altre invece di sfuggita, come con qualche cliente, quando al bar si prendeva un caffè e mi domandava cosa studiassi e dove, oppure mi chiedeva quando sarei andata in vacanza. beh, io l'Erasmus lo tiravo fuori sempre. mi ricordo di alcune chiacchierate con signore di una certa età, io intenta a spiegare come funzionasse un programma del genere, in cosa consistesse un anno di studio all'estero. ogni lettera che ho scritto la scorsa estate non lasciava spazio all'immaginazione, era palese che vedevo l'Erasmus come una svolta e che stavo vivendo in funzione di quello.
e a Erasmus finito, cosa ho intenzione di mettere al centro di tutto?
mi è chiaro che la domanda sia sbagliata. ma io ho bisogno di tornare alla vita di prima con qualcosa di nuovo, stimoli, obiettivi, fonti di energia. dopo un anno come questo mi risulta arduo immaginare di fermarmi. di rimmeggermi nella stessa piscina, dove il giro è sempre lo stesso, i problemi non risolti continuano a tornare a galla e la quotidianeità in un attimo diventa noiosa e slavata. quella quotidianeità che quest'anno ho conosciuto in maniera diversa, in circostanze diverse, che ho saputo apprezzare come non avevo mai fatto prima, una quotidianeità intensa e desiderata.
poi un libro o una chiacchierata o qualche momento di lucidità e un accenno di ottimismo mi hanno aiutato ad affrontare questi pensieri con una maggiore serenità. in realtà sono ancora molto confusa, però in certe occasioni arrivo perfino a pensare che non sia stato affatto male, ricordo con un sorriso momenti divertentissimi di questi ultimi mesi e guardo questa Giulia e la vedo un pò cambiata.
c'è stata una chiacchierata in particolare, una di quelle chiacchierate per cui vale la pena continuare a sorbirsi delle litigate assurde, che mi ha dato nuovi spunti. era sull'accettarsi, sul rispettare e comprendere le proprie esigenze, necessità e tempi. mi è stato proposto un nuovo modo di vedere i miei "bassi" lasciando perdere una volta tanto tutto quello che di solito ci costruisco intorno, tentare di sconfiggerli semplicemente con una canzone, un caffè, o una pulitina alla cucina. chissà che da quella splendida notte passata a filosofeggiare non riesca a estrarre qualcosa di utile davvero. beh, e per quanto riguarda luglio mi è chiaro lo stato d'animo con cui devo presentarmi alla porta di casa, spero di aprire una valigia un pò più piena, per il resto un sorriso e decisione. senza farsi prendere dallo sconforto alla prima litigata con il babbo o alla prima serata tra amiche in cui l'aria un'altra volta si taglia col coltello.
questa settimana è stata davvero piacevole, tanta confusione, tante indigestioni, poleomenta prima di andare a letto, ottima compagnia, belle foto e rumorose risate. forse dovrei pensare ad un diario più preciso, in cui segnare i fatti e gli stati d'animo, perchè poi quando mi affido alla memoria lei non si sa imporre. così ci sono e ci saranno giornate in cui il fatto di non essermi per nulla innamorata, i silenzi in casa, l'inconvincente forma fisica e le giornate sotto le coperte senza il coraggio di affacciarsi fuori, mi porteranno a pensare ad un'avventura un pò sprecata. perciò in quei casi mi farebbe comodo ricordarmi invece delle risate da stare male, i viaggi nella mia bella Granada, tutte le persone che mi sono venute a trovare, i passanti e le passanti, quelli che ci siamo incrociati appena per passare insieme qualche ora o qualche giorno e poi perdersi, e quelle persone invece che ho conosciuto un pò meglio, giorno per giorno. Toffee che ho preso a braccetto la prima sera e Rosa che mi ci sono voluti un paio di mesi per raggiungere un minimo di confidenza. La mia crucchetta con quella spensieratezza che a volte amo e a volte mi infastidisce, il suo stupendo sorriso da bambina, quell'infinità di ricci biondi profumati e quegli occhi furbetti che si fanno lucidi quando meno te l'aspetti. Buio e il suo cambiamento radicale che ci voleva proprio, e Carmy che, tra le altre cose, mi ha iniziato al Grande Lebowsky. Carmy che mi ha fatto ridere più di tutti, e anche incazzare, più di tutti.
detto questo mi devo solo ricordare che realmente manca più di un mese alla fine di questa esperienza. e un mese, quando non è l'ultimo di dieci, è un casino di tempo. così, dopo essermi temporaneamente riappacificata con il passato ed il futuro, è il caso di dare un occhio al presente. necessito di un pò di voglia di studiare, di grinta, ottimismo e un pò di spensieratezza. quella bisogna che la chieda all'Elli, e che, invece di invidiargliela, standole accanto mi faccia contagiare.