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lunedì, 30 gennaio 2006

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(www.continentenero.it)

postato da: adelantegiu alle ore 17:49 | link | commenti
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è vero, mancano gli occhi. a volte mi è capitato di guardare solo in quelli. apposta. ho provato a restringere il campo visivo, come se avessi uno zoom, a limitarmi agli occhi e ignorare tutto il resto. è piacevole. l'ho fatto con gente che non conoscevo, l'ho fatto con gente che mi pare di leggere. era per capire quanto parlano, davvero. perchè si dice così, che gli occhi parlino. quante volte ci succede, che gli occhi ci dicano qualcosa di chi li porta addosso. "sta dicendo delle cazzate". chi è che ce l'ha sussurrato? loro, trasudando onestà?
hanno detto pure che sono lo specchio dell'anima. forse ci dovremmo fidare ciecamente. "ciecamente".
ma queste sono solo parole, è solo scrivere, viaggiare, immaginare. poi io non lo so se fidarmi, perchè quando restringo il campo visivo finisce che non ascolto più.

postato da: adelantegiu alle ore 17:29 | link | commenti (1)
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mercoledì, 25 gennaio 2006

ci sono delle volte che ti riempi la giornata per non pensare, per pensarti occupata, per crogiolarti a sera in quella sensazione di avere dato tutto, per sentirti stanca, con le gambe e gli occhi esausti, per sentirti anche in diritto di lamentarti, di ripetere e ripeterti che sei sfinita, per guardare chi ti chiede un favore come si guarda qualcuno con la faccia tosta di compiere un'azione impensabile, tanto fuori luogo. ci sono delle volte che ti dai da fare per sfiammare i tuoi sensi di colpa, per camminare veloce e riempire l'ambiente ma soprattutto riempire il tempo, ogni minuto, ogni secondo. ci sono volte che ti dai da fare perchè semplicemente ti sei stufata di rimandare le stesse cose da giorni. a volte fa parte del reagire, di lunedì l'alzare il culo e l'attivarsi fa parte dei buoni propositi.
oggi potrei dire che ne avevo voglia. appena sono rimasta in casa da sola mi sono creata una "playlist", ho raccimolato quelle 15-20 canzoni che mi girano in testa e nel sangue ultimamente. le ho messe tutte insieme. ho attaccato il computer alle casse e accuratamente messo il volume al massimo. disfatto il letto, steso la coperta rossa in terrazzo e messo le lenzuola da lavare. il bidoncino dei panni spochi e quello dell'immondizia li ho temporaneamente spostati fuori dalla porta insieme ad all star, sedia, stivali e tutto quello che mi infastidiva. mi sono armata di aspirapolvere, stracci e straccetti, buon umore. ogni cosa che mettevo al suo posto mi alleggeriva, cantavo sottovoce ed ero attraversata da bei pensieri. a tal punto che sorridevo per conto mio, di tanto in tanto. e mi piace da morire sorridere con i miei pensieri e nessun altro. non ho incontrato scarafaggi, sono rimasti nascosti, ma non mi preoccupava. ho aperto le finestre ed entrava il sole. la polvere che visibilmente veniva risucchiata dall'aspirapolvere mi dava una sensazione di pulito, di luce, è bella l'immagine di questa brutta roba grigia che improvvisamente scompare nel nulla, come un brutto pensiero angosciante.
e mi sembra di essere sempre qui a dire le solite cose, a parlare di un pomeriggio passato in casa a fare le pulizie, per capire come basta dare un dito all'immaginazione che lei si prende tutto il braccio, ed è bello cullare quello che ne salta fuori.

postato da: adelantegiu alle ore 03:45 | link | commenti (2)
categorie: spagna
sabato, 21 gennaio 2006

non mi sono mai riuscita ad imporre nulla se non avevo l'acqua alla gola o la francy appresso ad infamarmi o un'interrogazione -che non ci scappavo- due ore dopo, e la sveglia non potevo proprio far finta di non sentirla. solo l'orgoglio mi ha imposto qualcosa. mi ha imposto di non mandargli un messaggio o di non guardare se si stavano guardando. o di non guardarlo. ma questo è un altro discorso. poi mi ha imposto di riuscire in qualcosa, qualche volta, ma perchè qualcuno pensava che non ce l'avrei fatta. io sono in pace con me stessa in questo senso, spesso consapevole delle mie capacità "pratiche", so perfettamente che con la studiata dell'ultim'ora ho buone probabilità di riuscire.
non so se sia giusto. a volte lo è stato, perchè è successo per quella grande ansia di sfruttare il tempo a piacimento, a volte è successo perchè davvero mi sono lasciata catturare dalle mie passioni, da quello che in quel momento era la mia priorità (che sia un fanciullo, mila&shiro, un'amica, un cantante, la pallavolo, un film o dawson's creek), mi sono lasciata impegnare da qualcosa che in quel momento mi teneva lì come una calamita. e a lottare con le calamite non ci ho mai provato.
fondamentalmente sono pigra. e allora il discorso cambia. a volte li trovavo apposta i passatempi, perchè di cominciare a ripetere la stessa roba due o tre volte ne avevo poca voglia. leggere sì, è interessante, ma il mio studiare ideale si concluderebbe lì.
da bambina stendevo i pupazzi sul letto, davo ad ognuno un nome, poi leggevo un paragrafo a voce alta e ne facevo ripetere un pezzetto a testa. e poi c'era quello che mi si addormentava sul banco e allora perdevo un sacco di tempo ad affrontare la sua questione, il suo babbo che la sera lo faceva lavorare fino a tardi...  ma in qualche modo dovevo divertirmi, altrimenti stavo sui libri ore ed ore per poi accorgermi che i pennarelli rosa, rosso e viola erano le femmine e quello blu, verde, giallo, nero, marrone e azzurro gli ometti. era ardua la situazione per questi ultimi perchè erano sempre in maggioranza, i maschietti, e dovevano giocarsela. rischiavano di rimanere single. l'azzurro però finiva sempre con la rosa, quella era una coppia fissa, chissà come mai.
forse a volte mi si potrebbe definire irresponsabile. immatura? beh, a ventun'anni se mi metto controvoglia sui libri dopo poco mi rendo conto che la penna rossa sono io e la blu, chissà.
e insomma, forse tutto ciò è per placare quel leggero senso di colpa dovuto al fatto che questo semestre sicuramente non darò esami. mi capita di invidiarle le persone più determinate di me, quelle che -dalle due e alle sette non ci sono per nessuno-, altre volte mi fanno innervosire con quella loro smania di rispettare i programmi che si sono fatti, di starci perfettamente dentro.
e insomma, canto, canto, canto.
postato da: adelantegiu alle ore 06:55 | link | commenti (4)
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LA CICALA E LA FORMICA
"L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo. Si ricordò che la formica per tutta l'estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica. La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio. -cosa vuoi?- chiese con aria infastidita. -Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.  -Ma davvero?- brontolò la formica -lo ho lavorato tutta l'estate per accumulare il cibo per l'inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?-.  -Io ho cantato!-.  -Hai cantato? Bene… adesso balla!-. La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna."

In un sito pure la morale ci ho trovato, la morale a misura di piccolo uomo: "la troppa spensieratezza si paga a volte". che acidità.
fiera di essere cicala penso che questa storia andrebbe riscritta. oppure no, lasciamola così, continuerò a camminare con il mio cappello e il mio violino nella neve e sono sicura che qualcosa mi inventerò.

postato da: adelantegiu alle ore 03:56 | link | commenti (1)
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lunedì, 16 gennaio 2006

- perdona, la proxima semana para mi exposiciòn puedo poner una canciòn, la clase la escucha y luego hablo sobre esa?
-si, si, claro.
-una canciòn italiana!
-vale, vale. de quien? "Vasco Rossi"?
-no, no. se chiama De Gregori...
-ahhhhh. Francisco?
-ahahah si, si. proprio lui. Francisco!
-vale. y como se llama esta canciòn?
-se llama "la historia".
-muy bien, muy bien.

postato da: adelantegiu alle ore 12:06 | link | commenti (1)
categorie: spagna

quattordici anni e qualche mese, forse quindici. 
non lo so, forse pensava di essere -innamorato-, forse una vocina gli urlava insistente di intraprendere il viaggio, di fare quelle famose -cazzate che fanno fatte-, perchè nel momento in cui ti attraversa l'idea è troppo facile pensare che sia una cosa da pazzi, per lui. forse voleva stupirla, ma credo che lo facesse per sè stesso, è più probabile che volesse vederla, camminarci, chiacchierarci, riderci.
lì per lì pareva che fosse lei la -fortunata-, in terrazzo la sua amica la invidiava e le ripeteva che nessuno mai aveva fatto qualcosa di simile per lei, nè per alcuna delle sue amiche. e rideva, rideva, agitata, eccitata dall'impresa del fanciullo coraggioso. e lei intanto lasciava intatto il piatto di bucatini all'amatriciana che in hotel c'erano solo un lunedì ogni due. sorrideva anche lei, ma con i denti che sbattevano e le mani che tremavano.
e poi lo ha lasciato andare via, lo ha fatto andare via, con i maglioni nel sottosella e i guanti nelle mani, in agosto.
forse sotto il casco ha pianto, ma anche lei piangeva, sotto il casco.
era lui che sapeva affrontare quello che non stava capendo, che ci provava col coltello a fare un buco e a passarci dentro, era lui che starnazzava.
Silvia, mi sa che era lui che dovevi invidiare,

io ero terrorizzata.

postato da: adelantegiu alle ore 03:41 | link | commenti (2)
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